mercoledì 20 gennaio 2021

Nuovo piano vaccinale per la regione Lazio

COMUNICATO salute Lazio

CORONAVIRUS: UNITA' CRISI LAZIO, 'OVER 80 SI PARTE IL 1° FEBBRAIO, ECCO LE MODALITA' DI PRENOTAZIONE, ONLINE O DAL PROPRIO MEDICO DI FAMIGLIA'
RIMODULATA PARTENZA CAUSA TAGLIO FORNITURE PFIZER

"Il taglio nelle forniture da parte di Pfizer ha imposto una rimodulazione del piano vaccinale per gli over 80 anni così, dopo una prima fase positiva di sperimentazione svolta presso l'Istituto Spallanzani e il Campus Bio-Medico di Roma, da lunedì 25 gennaio gli over 80 anni potranno prenotare il proprio vaccino anti Covid sul sito SaluteLazio.it (PrenotaVaccinoCovid) basta solo il codice fiscale. Si potrà scegliere uno dei 100 punti di somministrazione diffusi sul territorio regionale, con la prima fascia oraria disponibile ed in automatico con la prima prenotazione del vaccino si prenota anche la seconda, sempre nel medesimo punto di somministrazione. Le prenotazioni potranno esser fatte per il periodo temporale dal 1° di febbraio al 31 di marzo. L'avvio delle somministrazioni dei vaccini prenotati sarà dal primo febbraio. L'accesso ai punti vaccinali avverrà solo con il codice di prenotazione. E' fortemente sconsigliato recarsi ai punti vaccinali senza la prenotazione. Il cittadino in alternativa sempre dal 1° di febbraio potrà chiedere il vaccino al proprio medico di medicina generale (MMG), in questo caso la prenotazione sarà gestita direttamente dal medico e la somministrazione avverrà presso lo studio del medico o studi aggregati. Il vaccino verrà distribuito ai medici di medicina generale che aderiscono alla campagna vaccinale attraverso i 20 Hub ospedalieri per garantirne la 'catena del freddo'. Si è svolto sabato un webinar formativo con il dottor Roberto Ieraci, il referente scientifico della campagna vaccinale dell'Unità di Crisi, al quale hanno partecipato oltre 1.400 medici di medicina generale. Questa partecipazione è un buon segno circa la massiccia adesione dei medici di famiglia alla campagna vaccinale in corso, peraltro la stragrande maggioranza dei medici di medicina generale si è già vaccinata e sarà immunizzata per l'avvio delle vaccinazioni. Gli obiettivi sono correlati alla disponibilità delle dosi di vaccino e potranno subire modifiche secondo le consegne".

Lo comunica l'Unità di Crisi COVID-19 della Regione Lazio.

18 gennaio 2021
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lunedì 28 dicembre 2020

IL MIO PRESEPE ANTI VIRUS

Buongiorno.Questo è il mio presepio che si vede poco, anti virus


Questo ci scrive il nostro socio, già vincitore del Premio Vivi Vejo due anni fa, Valentino Londero, che ogni anno realizza il suo presepe.
Così anche quest'anno ha creato il suo piccolo presepe, con qualche angolo di ricordi dolorosi, come il Ponte Morandi, che ha lasciato uno strascico di incancellabile tormento per tante persone, che per un certo periodo ha diviso una città in due creando enormi ingorghi.
Il piccolo presepe di Valentino ci dona speranza in un momento in cui tutti cerchiamo di ritrovarla in noi stessi.
Un Presepe "che si vede poco" , ma che ci ricorda che anche se il nemico è invisibile , noi lo sconfiggeremo.
Buon anno a tutti e grazie di cuore Valentino.

PMT
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domenica 13 dicembre 2020

LA NOSTRA SANTA LUCIA





Nel mese di novembre 2010, dieci anni fa, usciva il secondo numero del Vivi Vejo Magazine, la testata giornalistica che ci ha accompagnati per questi anni per raccontare le nostre storie, i nostri progetti, le vite dei ragazzi che oggi hanno tutti dieci anni di più.  La copertina riportava la dolcissima Santa Lucia, per la quale una nostra amica stilista aveva realizzato un bellissimo abito da Santa, mentre posava con una dei tanti bambini i cui padri erano in Afghanistan, dove avrebbero passato il Natale, lontani dai loro cari.
Inn quell'occasione la Vivi Vejo ha organizzato una bellissima festa di Santa Lucia presso l'oratorio della Chiesa di Santa Rosa, a fianco alla Base del Comando della Squadra Navale a La Storta.
Con questa raccolta fondi abbiamo distribuito doni a tutti i bambini figli di militari e abbiamo  comprato quattro navigatori satellitari che abbiamo donato all'Unione Italiana dei ciechi e degli Ipovedenti di Roma.  Se pensiamo solo che dieci anni fa non esistevano ancora tutte le applicazioni satellitari che possiamo utilizzare oggi per orientarci meglio e quei navigatori hanno dato una grande mano ai ragazzi del servizio civile che accompagnavano i soci dell'UICI in giro per la Capitale.
Oggi ricordiamo Santa Lucia che fu accecata dalla brutalità degli uomini e che è diventata la protettrice dei ciechi e degli ipovedenti che ancora oggi combattono per i loro diritti e per la loro dignità.

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giovedì 10 dicembre 2020

LA VIVI VEJO AL 2° CORSO DI FORMAZIONE , ACCESSIBILITà E ABBATTIMENTO DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE PER UN'AMMINISTRAZIONE PUBBLICA PIù VICINA AI CITTADINI CON DISABILITà

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 Ho partecipato nella giornata di oggi, 10 dicembre, in qualità di formatrice 
, al Secondo Corso di Formazione per l'abbattimento delle barriere architettoniche per un'inclusione che guarda al futuro (speriamo non troppo lontano)  organizzato da ANGLAT. 
A più di trent'anni dal DM del 14 giugno 1989 Art. 1, che descrive le barriere senso percettive  all'interno delle barriere architettoniche in questo modo: 
a. gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare per coloro che hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma temporanea 
b. gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione  diparti, attrezzature o componenti
c. la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l'orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per  chiunque ed in particolare per i non vedenti, gli ipovedenti e i sordi.

Siamo ancora ben lontani da una vera e propria messa in atto di questa norma che spesso non viene considerata in pieno e si continua a pensare all'eliminazione delle barriere fisiche ma non si tiene conto che per le disabilità  sensoriali servono soprattutto segnalazioni acustiche e tattili per segnalare i pericoli o i possibili ostacoli.

Le barriere architettoniche non sono solo i passaggi troppo stretti o i gradini, ma possono essere gli impedimenti non necessariamente visibili come la mancanza di segnalazioni o accorgimenti che servono per l'orientamento della persona non vedente o sorda.  
    
Per superare le barriere percettive non è sempre necessario effettuare opere strutturali ma a volte basta istallare segnali e guide tattili all'esterno e mappe tattili all'interno degli edifici.
Allo stesso tempo è importante che non vengano posizionati ostacoli che possono impedire il passaggio, come le campane del vetro o i cassonetti sui marciapiedi troppo stretti, o i rami degli alberi che non vengono potati e scendono troppo in basso, o rampe e discese che non vengono segnalate.
La Convenzione ONLU sui diritti dei disabili e la legge Europea sull'accessibilità prevedono che la persona non vedente possa andare in giro da sola.  Dopo tutto l'essere accompagnati è in contrasto con il concetto di autonomia.
A Roma, come in molte altre città d'Italia, le sanzioni per la mancata accessibilità  ai luoghi pubblici, ai ristoranti, agli uffici, alle università, ai parchi, sono all'ordine del giorno e questa idea di inclusione è  ancora lontana dall'idea europea di accessiblità e finchè non ci si mette in regola, non potremo pretendere di spostarci in classifica verso i primi posti.
Desidero ringraziare l'ANGLAT per questa opportunità e il fotografo e amico alberto Molinas che ha sfidato il Covid ed è uscito a raccogliere diverse immagini di "inaccessibilità e degrado".
Ma noi non perdiamo mai la speranza.
di Paula Morandi Treu
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mercoledì 2 dicembre 2020

Come curarsi a casa: un documento dal ministero della salute

Coronavirus, dalla saturazione all'aspirina: come curarsi a casa e quando andare in ospedale.
Il documento del ministero della Salute è un vademecum sulla gestione del paziente, i farmaci da somministrare e i valori da tenere sotto controllo
Una saturazione dell'ossigeno sotto al 92% e una febbre sopra i 38 gradi da più di 72 ore. Ecco i due campanelli d'allarme che deve far scattare la reazione immediata dei malati di Covid e dei medici di famiglia che li assistono. È urgente cambiare terapia, chiamare le Usca (Unità Speciali di Continuità Assistenziale). E nel caso anche il «test della sedia» o il «test del cammino» confermino il livello di saturazione misurata dal saturimetro sotto il 92% - segnale di una polmonite in corso - chiamare il 112 e andare in ospedale. Arriva finalmente e dopo una lunga attesa (a 10 mesi dallo scoppio della pandemia) il documento ufficiale del ministero della Salute per la «gestione domiciliare del paziente con infezione da Sars Cov-2».
Il ruolo fondamentale del saturimetro.
Fondamentale il ruolo del saturimetro. Il suo utilizzo diffuso «potrebbe ridurre gli accessi potenzialmente inappropriati ai servizi di pronto soccorso degli ospedali - si legge nella circolare - identificando nel contempo prontamente i pazienti che necessitano di una rapida presa in carico da parte dei servizi sanitari». Importanti a tal proposito l'esito del «test del cammino» (che si effettua facendo camminare l'assistito per un massimo di 6 minuti lungo un percorso senza interruzione di continuità di 30 metri monitorando la saturazione dell'ossigeno) e del «test della sedia» (che consiste nell'utilizzo di una sedia senza braccioli, alta circa 45 cm, appoggiata alla parete: il paziente, senza l'aiuto delle mani e delle braccia, con le gambe aperte all'altezza dei fianchi, deve eseguire in un minuto il maggior numero di ripetizioni alzandosi e sedendosi con gambe piegate a 90 gradi, monitorando la saturazione dell'ossigeno e la frequenza cardiaca mediante un pulsossimetro) per «documentare la presenza di desaturazione sotto sforzo.
IL MONITORAGGIO DEL PAZIENTE COVID
Le terapie da utilizzare a casa
Il documento contenuto nella circolare della Salute è stato condiviso nelle settimane scorse anche con i medici di famiglia ed è un vero e proprio vademecum sulla gestione del paziente, le terapie e i farmaci da somministrare e i valori da tenere sempre sotto controllo. Il paziente da gestire a casa è quello definito «a basso rischio» che presenta una sintomatologia simil-influenzale (per esempio rinite, tosse senza difficoltà respiratoria, mialgie, cefalea); l'assenza di dispnea e tachipnea (documentando ogni qualvolta possibile la presenza di una saturazione dell'ossigeno sopra il 92%, i valori normali sono tra il 95 e il 98%), febbre sotto i 38 gradi o sopra da meno di 72 ore e anche sintomi gastro-enterici oltre ad astenia, ageusia e disgeusia (perdita o abbassamento del senso del gusto) e anosmia (perdita dell'olfatto). Questi pazienti vanno trattati con la misurazione periodica della saturazione dell'ossigeno tramite pulsossimetria (il saturimetro) e trattamenti sintomatici (per esempio il paracetamolo) oltre ad «appropriate idratazione e nutrizione».
La terapia farmacologica
Il documento raccomanda di «non modificare terapie croniche in atto per altre patologie (come terapie antiipertensive, ipolipemizzanti, anticoagulanti o antiaggreganti) e di non «utilizzare routinariamente corticosteroidi» ma solo quando il paziente è grave e necessita «di supplementazione di ossigeno». Non vanno poi utilizzati antibiotici. Il loro eventuale uso è da riservare «solo in presenza di sintomatologia febbrile persistente per oltre 72 ore o ogni qualvolta in cui il quadro clinico ponga il fondato sospetto di una sovrapposizione batterica, o, infine, quando l'infezione batterica è dimostrata da un esame microbiologico». No anche all'utilizzo di idrossiclorochina «la cui efficacia non è stata confermata in nessuno degli studi clinici controllati fino ad ora condotti». Si raccomanda inoltre di «non somministrare farmaci mediante aerosol se in isolamento con altri conviventi per il rischio di diffusione del virus nell'ambiente».

Integratori inefficaci
Il vademecum sottolinea infine che «non esistono, a oggi, evidenze solide e incontrovertibili (ovvero derivanti da studi clinici controllati) di efficacia di supplementi vitaminici e integratori alimentari (ad esempio vitamine, inclusavitamina D, lattoferrina, quercitina), il cui utilizzo per questa indicazione non è quindi raccomandato».
L'importanza delle visite domiciliari
Qualora venga esclusa la necessità di ospedalizzazione, potrà essere attivata, con tutte le valutazioni prudenziali di fattibilità del caso, la fornitura di ossigenoterapia domiciliare.Nel caso di aggravamento delle condizioni cliniche, durante la fase di monitoraggio domiciliare, andrà eseguita una rapida e puntuale rivalutazione generale per verificare la necessità di una ospedalizzazione o valutazione specialistica, onde evitare il rischio di ospedalizzazioni tardive. È largamente raccomandabile che, in presenza di adeguata fornitura di dispositivi di protezione individuale (mascherine, tute con cappuccio, guanti, calzari, visiera), i medici di medicina generale e i pediatri, anche integrati nelle Usca, possano garantire una diretta valutazione dell'assistito attraverso l'esecuzione di visite domiciliari.

L'obiettivo di non affollare ospedali e pronto soccorso

La guida ricorda che i dati di letteratura attualmente disponibili hanno evidenziato un'associazione significativa tra l'incidenza di forme clinicamente severe d'infezione da SARS-Cov2 e l'età avanzata (soprattutto oltre i 70 anni), il numero e la tipologia di patologie associate. Si parte perciò dalla necessità di «razionalizzare le risorse al fine di poter garantire la giusta assistenza a ogni singolo cittadino in maniera commisurata alla gravità del quadro clinico». Una corretta gestione del caso fin dalla diagnosi consente di «attuare un flusso che abbia il duplice scopo di mettere in sicurezza il paziente e di non affollare in maniera non giustificata gli ospedali e soprattutto le strutture di pronto soccorso».
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venerdì 6 novembre 2020

Assistenti all’autonomia e alla comunicazione: quali strade per l’internalizzazione?

Spesso ci siamo occupati di quelle lavoratrici e di quei lavoratori che, nelle scuole di ogni ordine e grado, si occupano degli alunni disabili. Contribuendo non solo alla loro inclusione nella classe e nella comunità scolastica, ma anche al conseguimento di quell'autonomia che risulta indispensabile per prospettare un futuro. Si tratta di una funzione diversa da quella svolta dagli insegnanti di sostegno, più concentrati sul pur indispensabile terreno della didattica. Prima di tutto, perché garantire l'inclusione vuol dire lavorare sull'intera classe, educando gli studenti al confronto con la diversità e la ricchezza ch'essa porta con sé. In secondo luogo, perché aiutare gli alunni disabili a pensare in termini progettuali significa muoversi sul terreno che gli psicologi dell'età evolutiva definiscono metacognitivo. Ossia attinente alla possibilità di auto-osservare le proprie attività intellettive, per potenziare i processi di apprendimento, attraverso l'individuazione dei terreni in cui si hanno più difficoltà. Come si può intuire, parliamo di un lavoro complesso e, per molti versi, indispensabile. Che di fatto crea il terreno affinché l'impegno dell'insegnante di sostegno sulla didattica porti con sé frutti positivi. Come si sa, negli ultimi lustri il modo di concepire la presenza degli alunni disabili nella scuola è notevolmente mutato, perché il sopraccitato concetto di inclusione ha assunto connotazioni via via sempre più precise. Tanto che si è arrivati alla definizione del PEI (Piano Educativo Individualizzato), redatto per qualsiasi alunno con disabilità certificata. Esso coincide con la definizione di obiettivi educativi, didattici e di apprendimento e può essere rimodulato a seconda delle necessità, ad esempio sulla base dell'analisi di come è andato un anno scolastico. Ora, questo piano non sarebbe attuabile senza l'apporto delle lavoratrici e dei lavoratori di cui stiamo parlando. A proposito, come si chiamano? In realtà, a seconda dell'area del nostro paese a cui ci si riferisce, possono assumere denominazioni diverse: Educatori Scolastici, Assistenti Specialisti...  

A Roma la denominazione tradizionale, nota a chi ci legge, è AEC (Assistenti Educativi Culturali) cui si è affiancato di recente l'acronimo OEPA (Operatori Educativi per l'Autonomia e l'Educazione). Ma c'è chi preferisce una formula diversa, assai efficace nella sua sinteticità: Assistenti all'autonomia e alla comunicazione. Una definizione prediletta, tra gli altri, da Paola Di Michele, che lavora da vari anni in questo settore e che ne ha approfondito le problematiche in diversi articoli, che per noi sono diventati fonte d'ispirazione. Quale che sia la denominazione adottata, va detto che queste figure così necessarie ricevono un trattamento incongruo. Sono, cioè, lavoratrici e lavoratori dipendenti da cooperative private, che vivono una condizione disagiata, ad esempio non percependo lo stipendio non solo nei periodi di chiusura della scuola (Natale, Pasqua, Estate) ma anche quando i bambini loro affidati sono assenti per malattia o per un'infinità di altri motivi. Peraltro, nella Capitale, ricevono mediamente meno di 7 euro dei 20 euro che i Municipi destinano alle Cooperative per un'ora di servizio. Ma non c'è solo il disagio economico, gli assistenti sono frustrati anche perché viene loro impedito di adempiere pienamente ai propri compiti. Teoricamente, per aiutare il bambino disabile nel senso complessivo che abbiamo prima menzionato, occorre avere con lo stesso un rapporto continuativo. Ma questo spesso non si dà: per vari motivi (tra i quali il fatto che il servizio viene assegnato alle cooperative mediante bandi periodici) gli assistenti, nel corso del tempo, sono sballottati da una scuola all'altra e dunque impossibilitati a seguire gli alunni per un intero ciclo scolastico. Insomma, nella pratica si smentisce la filosofia in teoria abbracciata dalle istituzioni e ribadita da una normativa assai articolata. A partire dalla l. 104/1992 (Legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate), infatti, si sono fatti grandi passi in avanti nel modo di concepire la presenza dei disabili nelle scuole. Ma a momenti sembra quasi che non si creda pienamente alla possibilità di dar vita a un'istruzione accessibile a tutte e tutti. Da questo dissidio tra concetti avanzati e pratiche istituzionali arretrate, nascono forti penalizzazioni per gli alunni e chi, spesso con grande dedizione, lavora con loro. Come si può superare questa situazione, per molti aspetti inaccettabile? Da più parti, negli ultimi anni, s'è levato un grido: internalizzazione! Il che vuol dire che il servizio deve essere tolto alle cooperative private e rilevato totalmente dal Pubblico. Già, ma in che modo? Soprattutto, quale articolazione del Pubblico lo deve gestire direttamente, trasformando gli assistenti in propri dipendenti? La l. 104/1992, nel dare una prima definizione di questo servizio, rinviava alla responsabilità degli Enti locali e, infatti, a Roma ad esserne investito, senza gestirlo, è il Comune con i suoi Municipi. Però, a ben vedere, la l. 104 definiva ancora questo servizio in termini assistenza primaria, mentre nel tempo esso ha assunto implicazioni sempre più complesse. Gli assistenti sono di fatto diventati vere e proprie colonne portanti delle scuole, sebbene queste talvolta non li riconoscano come tali, considerandoli quelli che impegnano i bambini "difficili" in una qualsiasi attività che non disturbi il resto della classe. Partendo da ciò, non si dovrebbe escludere un'ipotesi che spesso è balenata nel dibattito romano e nazionale: l'assunzione diretta da parte del Ministero della Pubblica Istruzione. E non solo per come sono andate le cose all'Assemblea Capitolina lo scorso 22 ottobre, quando una proposta di Delibera Popolare relativa all'internalizzazione da parte del Comune (presentata dal Comitato Romano AEC) non è passata, in virtù dell'indifferenza di importanti forze politiche (leggi Pd e Movimento 5 Stelle) alle sorti di chi vive la precarietà. Ma per il carattere che ha assunto questo lavoro e in considerazione di quello che, sotto traccia, si sta muovendo da tempo. Pensiamo in particolare a un articolo che abbiamo letto tempo fa sul sito superando.it, intitolato L'anno "horribilis" dell'assistenza scolastica: quali le prospettive? e scritto dalla già citata Paola Di Michele. Qui si riferisce che, in un Convegno svoltosi nel novembre 2019 a Rimini, intitolato Qualità dell'inclusione scolastica e organizzato dalla Fondazione Erickson, l'ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) ha espresso "la propria disponibilità a trasferire la gestione del servizio di assistenza all'autonomia e alla comunicazione all'interno del "sistema formativo pubblico", spostando eventualmente i fondi attualmente destinati agli Enti Locali". In sostanza, l'ANCI conviene sul fatto che il servizio venga gestito da una sede unica, peraltro la più appropriata visto che gli assistenti sono nei fatti lavoratori della scuola. Ovviamente, questo passaggio porterebbe con sé profonde trasformazioni. Intanto, gli assistenti sarebbero sottratti al destino di eterni precari che svolgono un lavoro a prestazione. Poi si tratterebbe di superare le differenze di trattamento tra persone che svolgono lo stesso lavoro in diverse parti della penisola. A Roma, per dire, gli assistenti sono inquadrati nel livello contrattuale C1, mentre altrove si attestano su piani stipendiali più alti (prevale il D1). Questa uniformazione non potrà certo avvenire al ribasso, data che il nuovo modo di intendere la disabilità nelle scuole ha fatto assumere al lavoro in questione un rilievo sempre maggiore. Ma il punto chiave rimane ancora un altro: come si riporta nell'articolo, alcuni provvedimenti normativi (i Decreti legislativi 66/2017 e 96/2019) hanno puntualizzato che è necessario arrivare a "una progressiva uniformità su tutto il territorio nazionale della definizione dei profili professionali del personale destinato all'assistenza per l'autonomia e la comunicazione". Si tratta quindi di delineare un profilo unico dell'assistente, che certo tenga "conto delle tipologie di disabilità prevalenti di alunni e alunne (disabilità uditive, visive, miste, disturbi dello spettro autistico, disturbi comportamentali, disabilità psicofisiche) e delle relative specializzazioni". E' evidente che da un servizio a gestione unica sul territorio nazionale risulterà più facile giungere al suddetto profilo. Certo, per quanto sia logica questa soluzione, essa può non risultare d'immediata e facile attuazione. Ciò, per vari fattori: la tradizionale inerzia delle nostre istituzioni e anche il fatto che, per approdare a un simile risultato, sarebbe necessaria una pressione dal basso omogenea in ogni parte della penisola. Purtroppo, la frammentazione che vive figura lavorativa in questione, può creare qualche difficoltà su questo fronte. Ma, nella comprensione di quale svolta possa comportare questo passaggio gli assistenti, già organizzati in varie forme nei diversi territori, potrebbero fare uno sforzo di coordinamento in più. Rammentando con decisione a chi di dovere che anche loro sono lavoratori della scuola, per giunta insostituibili.







il Pane e le rose del 06/11/2020




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lunedì 2 novembre 2020

Caos monopattini: la giunta studia regole più severe

. Roma: Ci sono strade e marciapiedi dove il monopattino è diventato una costante. Parcheggiato di traverso, gettato in terra, addossato a una fontana o un monumento. La Sindaca Raggi l'aveva chiamata "mobilità dolce" e invece ai pedoni resta solo l'amaro dopo aver fatto la gimkana tra decine di mezzi abbandonati.

Ecco perché il Campidoglio è pronto a dare una stretta: entro pochi giorni dovrebbe essere varato un provvedimento della giunta di cui già si conoscono alcune anticipazioni. In primo luogo il divieto di parcheggiare i monopattini nei luoghi più pregiati della città come piazze storiche e aree monumentali. Poi la limitazione della loro circolazione a corsie e piste riservate. Ancora non è chiaro se si tratti di piste ciclabili o preferenziali, ma i tecnici della mobilità ci stanno lavorando.

Per verificare il reale rispetto delle nuove regole, Roma Capitale chiederà alle compagnie di sharing di dotare ogni mezzo di una app per la geolocalizzazione. Nel momento in cui il monopattino viene parcheggiato in un luogo interdetto, l'app invierà un avviso. Se l'utente non lo sposterà in un'area diversa, a lui verrà addebitata una multa oltre a non bloccare il decorso dei minuti di noleggio, provocando un esborso economico notevole.

Non si tratta di una particolare invenzione dato che già a dicembre 2017, diarioromano aveva proposto qualcosa del genere per le biciclette a flusso libero. Ma in quel caso l'applicazione delle regole era più complessa, in quanto le bici non disponevano di un gps integrato, funzionando solo con la traccia lasciata dal telefono dell'ultimo utilizzatore. Per i monopattini, adesso è il Campidoglio a chiedere che vengano installati i gps (o un sistema di georeferenziazione) in modo da tenere sotto controllo il movimento di ciascun mezzo.

Il caos provocato dai piccoli mezzi a due ruote non è solo un problema di decoro ma anche di intralcio alla libera circolazione dei pedoni, soprattutto quelli più deboli. L'UICI, l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, ha avviato una petizione per chiedere che la normativa vigente sia integrata con le esigenze dei disabili visivi.

C'è poi la questione legata allo scarso contributo fornito da questi mezzi alla mobilità cittadina. Da quando è scoppiata l'emergenza Covid, si pensava che sarebbero stati scelti in alternativa al trasporto pubblico di linea, ma diversi studi osservazionali hanno dimostrato che vengono utilizzati più per lo svago e il tempo libero che per il lavoro. Tanto è vero che presso i parcheggi di scambio o le più importanti fermate e stazioni del Tpl non si vedono molti monopattini che, al contrario, abbondano in centro storico.

Dei 15 mila autorizzati agli operatori di sharing, circa 13 mila si trovano all'interno delle Mura Aureliane. La percorrenza media non raggiunge i due km, per cui è davvero raro che gli utenti li scelgano per coprire il cosiddetto "ultimo miglio", cioè la distanza tra l'arrivo del mezzo pubblico e il luogo di destinazione. Per incentivarne un uso più legato agli spostamenti di lavoro, sarebbe necessario integrare la tariffa a minuto del monopattino in sharing con il biglietto del bus o della metro. In questo modo si agevolerebbe un uso più quotidiano.

Resterebbe comunque il problema del parcheggio selvaggio. Ecco perché il Campidoglio sta per emanare una serie di nuove disposizioni che potrebbero mettere un minimo di ordine. Speriamo di vederle presto.

articolo di Diario Romano del 01/11/2020


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venerdì 30 ottobre 2020

LE PERSONE DISABILI COSTRETTA A CASA PER MANCANZA DI TRASPORTI ADEGUATI A ROMA

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Si è riunita ieri su piattaforma web la Consulta Permanente per le Disabilità alla quale partecipa anche la Vivi Vejo.  L'incontro è durato tre ore e, oltre alle problematiche avanzate sui centri di socializzazione per ragazzi e adulti con disabilità intelletiva in tema di distanziamento sociale a causa del Covid, si è trattato il grande problema in cui si trovano le persone con disabilità motoria in questo momento.

SERVIZIO DI TRASPORTO PER LE PERSONE CON DISABILITA' DI ROMA
LA SITUAZIONE E' INTOLLERABILE


I rappresentanti di Famiglie, Associazioni, Consulte Romane componenti dell'Osservatorio capitolino sul Trasporto per le persone con disabilità denunciano gravi disservizi nel Trasporto del Comune di Roma. Sono ormai quotidiane le difficoltà per le persone con disabilità della Capitale che devono recarsi a lavoro, che studiano o che devono sottoporsi a cure e terapie. L'entrata in vigore del Nuovo Regolamento aveva avuto un plauso dalle varie rappresentanze delle persone con disabilità, in quanto andava incontro all'esercizio del diritto di scelta e, per la prima volta, si rivolgeva a tutti i tipi di disabilità, ma da subito si è compreso che il numero esiguo di vettori aderenti all'Albo e con un numero limitato di vetture attrezzate, avrebbe potuto rendere inadeguato il servizio. Ad oggi, tutte le criticità sono emerse con forza per i beneficiari con le diverse disabilità che continuano ad avere difficoltà di prenotazione ed orari con tempistiche non adeguate ai propri impegni di lavoro, fisioterapia o altro. Paradossalmente la situazione più critica è quella delle persone in carrozzina, in quanto i vettori autorizzati hanno pochi automezzi adattati per il trasporto delle persone in sedie a ruote. Un servizio, nei confronti di costoro completamente inadeguato. Come può una città come Roma permettersi simili comportamenti? Non esiste un piano di trasporti individuali per le persone più fragili, che soprattutto in periodi di pandemia rappresenta una vera e propria discriminazione, soprattutto se fondata su ragioni tecnico amministrative. Non si trovano vetture disponibili, non è possibile prenotare le corse ricorrenti, il sistema che doveva consentire il controllo delle corse è inaffidabile e causa di continui errori. Le organizzazioni delle persone con disabilità presenti nell'Osservatorio permanente sul servizio di trasporto hanno da subito denunciato la gravità della situazione e sollecitato interventi volti a risolverla, ma qualsiasi proposta è stata ignorata se non osteggiata. Una situazione ormai non più tollerabile.
Questo è il comunicato Stampa che è stato inviato alle testate giornalistiche:

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lunedì 26 ottobre 2020

Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti: oggi l'anniversario dei primi 100 anni d'impegno per 2 milioni di disabili visiviNel


Nel ricordare il Centenario, l'associazione chiede attenzione e gesti concreti per le persone tra le più penalizzate dal distanziamento sociale. L'occasione del Recovery Fund.

ROMA. Compie oggi 100 anni l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (UICI), l'associazione di rappresentanza e tutela degli interessi dei circa 2 milioni di cittadini italiani ciechi e ipovedenti. Per l'occasione, ricorda il suo Centenario con un evento in streaming nel rispetto delle disposizioni sull'emergenza sanitaria. L'evento è organizzato in simultanea tra la sede nazionale, enti e istituzioni e la sede di Poste Italiane a Genova, città dove UICI fu fondata proprio il 26 ottobre. L'Unione Ciechi intende onorare 100 anni di impegno e dedizione in favore dei diritti delle persone con disabilità visiva per i quali il nostro Paese ha realizzato importanti traguardi di inclusione e civiltà. Allo stesso tempo si vuole ribadire quanto sia importante prestare la massima attenzione alle difficoltà dei cittadini con disabilità visiva, tra i più penalizzati dal distanziamento sociale e dalle nuove regole di protezione e convivenza imposte dall'emergenza sanitaria.

"L'impegno per nuovi traguardi di civiltà". "Per l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti - commenta il presidente di UICI Mario Barbuto – oggi è una giornata di commozione, soddisfazione e orgoglio. La strada percorsa dai nostri predecessori per la conquista di diritti basilari costituisce per noi tutti l'esempio da seguire per ottenere nuovi traguardi di civiltà, uguaglianza e cittadinanza consapevole. L'esempio dei padri fondatori ci farà da guida nel nostro impegno quotidiano accanto ai ciechi offrendo loro tutta la nostra rete di strutture e di supporto presenti in ogni angolo d'Italia. Certo – ha aggiunto Barbuto - questo non è il modo in cui avremmo immaginato le celebrazioni del nostro Centenario". L'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti esprime anche soddisfazione per la vicinanza delle istituzioni, in particolare del Capo dello Stato, al quale ha voluto conferire il Premio Louis Braille, massimo riconoscimento nazionale per l'impegno sul tema della disabilità visiva.

L'emissione del francobollo comemorativo. Anche la RAI sostiene l'impegno dell'Unione, perché da oggi, per una settimana, manderà in onda quotidianamente lo spot del Centenario. E infine, Poste Italiane che, in collaborazione con il Ministero delle Infrastrutture e dello Sviluppo Economico, ha dedicato al Centenario un francobollo commemorativo emesso durante l'incontro in streaming con una breve ma significativa cerimonia. Con il Centenario l'UIC vuole anche attrarre l'attenzione delle istituzioni e della cittadinanza sui gravissimi temi della disabilità plurima che sono divenuti ormai una priorità assoluta e che richiedono interventi significativi per portare sollievo alle famiglie e restituire dignità alle persone che ne sono colpite. 

Una proposta concreta e attivabile. Potrebbe essere quella, nel breve, di destinare almeno lo 0,1% dei 209 miliardi messi a disposizione per il nostro Paese con il Recovery Fund Europeo per l'adozione di Piano di interventi straordinari rivolto alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Una quota minima che potrebbe tuttavia fare una grande differenza, realizzando finalmente un Piano nazionale, di aiuto e supporto nei settori della ricerca, della tecnologia, della prevenzione e dell'accoglienza. Per il Centenario UICI, tanti partner di eccellenza e sponsor di alto profilo Il Centenario coinvolge una serie di partner di eccellenza che nel loro insieme rappresentano il "sistema" delle competenze e della rete di supporto rivolta ai disabili visivi e alle loro famiglie. 

Brevi cenni storici sull'Associazione. Dalla fondazione a Genova nel 1920, sono seguiti 100 anni di impegno dell'UICI per l'uguaglianza e la libertà dei non vedenti. Tutto ebbe inizio nel capoluogo ligure il 26 ottobre 1920 ad opera di Aurelio Nicolodi, un giovane ufficiale trentino che aveva perduto la vista durante la prima guerra mondiale e che, dopo essersi visto negare il diritto a poter lavorare, iniziò ad avviare un percorso di consapevolezza e solidarietà tra i ciechi affinchè si unissero in un senso comune di rappresentanza. Attraverso la sua sede nazionale di Roma, 21 sedi regionali e 107 territoriali l'UICI dà ascolto e sostegno alle persone affette da disabilità visiva lavorando in una logica di rete e coordinamento con altri soggetti attivi sul territorio.

I Partner d'eccellenza.
Biblioteca Regina Margherita (Monza), Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi (Roma), Istituto per la Ricerca la Formazione e la Riabilitazione (Roma), Museo Anteros presso l'Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza (Bologna), Centro Regionale Helen Keller (Messina), Stamperia Regionale Braille con il Polo Tattile Multimediale (Catania), Istituto dei Ciechi di Milano, Club Italiano del Braille (Roma), Istituto Nazionale Valutazione Ausili e Tecnologie di UICI (Roma), Museo Tattile Statale Omero (Ancona), Fondazione Lia-Libri Italiani Accessibili (Milano). Supportano l'evento anche Voice Systems, Letismart, Proxima e MaiTai, mentre sponsor ufficiali sono Banca d Italia, Enel Cuore, Coca-Cola, Semaforica, Icam, Fabiano Editore.

(Art. di La Repubblica del 26/10/2020




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domenica 11 ottobre 2020

A Roma in sedia a rotelle. L'impresa di trovare un taxi»

2020

ROMA. Vorrei raccontare un viaggio a Roma in sedia a rotelle. In sei giorni io e il mio ragazzo abbiamo visitato molti monumenti e musei sempre a titolo gratuito. Anche il Colosseo è decisamente accessibile. 
Meno positiva l'esperienza dei trasporti. Alloggiavamo in un hotel centrale, molti percorsi li abbiamo fatti a piedi. Per gli spostamenti maggiori però abbiamo usato i taxi. Ed ecco i problemi. Se serve un taxi attrezzato con rampa bisogna prenotarlo entro le 18.30 del giorno prima. Se questo non accade, il giorno stesso non è più possibile fare alcuna prenotazione. Si può solo chiamare il taxi all'ultimo minuto, e sperare che la cooperativa mandi un mezzo. Di giorno di solito si riesce. La sera no. La sera del 23 settembre avevamo una cena. Il giorno prima avevo prenotato il taxi solo per l'andata. Poi dalle 23 a mezzanotte passata ci siamo attaccati al telefono per cercare un taxi. Chiamammo il 3570, Assotaxi, un paio di compagnie private, il Comune e su consiglio loro anche i VVF, Croce Rossa e Croce Bianca. Nessuno fu in grado di mandarci un taxi con rampa (a un prezzo ragionevole). È stato un po' un test. Se non hai prenotato il giorno prima vai a piedi (o in carrozzina). E questo, secondo me, non è accettabile. Trovo questa situazione decisamente discriminatoria. 
Il mio suggerimento, e auspicio, è dunque che la Capitale si adegui, garantendo una flotta di mezzi attrezzati anche la sera, prenotabili al momento.

Maddalena Botta, maddalena_botta@yahoo.it


Corriere della Sera del 11/10/2020  R


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giovedì 8 ottobre 2020

Trasporto disabili nel caos

Trasporto disabili, servizio nel caos e famiglie infuriate: "Ci lasciano a casa. Il Comune intervenga"

Tante le denunce di chi non riesce a usufruire del servizio ormai da giorni. Pd: "Diritti delle famiglie e dei lavoratori non possono essere negati"

Ginevra Nozzoli
07 ottobre 2020 14:54

Le macchine non bastano a coprire il servizio per tutti, così le famiglie con a carico disabili sono costrette a restare a casa. C'è chi deve recarsi a visite mediche e sedute di terapia, chi a lavoro, chi agli appuntamenti settimanali con le attività riabilitative. "Mia figlia deve andare a fare una visita venerdì, non so come fare" racconta Paola Fanzini, presidente dell'associazione La Lampada dei Desideri. Anche il signor Orazio P. si trova in condizioni simili e alla redazione di RomaToday denuncia: "Le famiglie vengono lasciate senza un servizio essenziale e i lavoratori della società non vengono pagati". Cosa sta succedendo con il trasporto disabili? 
L'appalto del Comune di Roma alla Tundo Spa, uno degli operatori che ha in carico non solo il servizio a chiamata per disabili sul territorio della Asl Roma 1 e in parte Roma 2 ma, sempre per le categorie fragili, anche il trasporto scolastico, sta dando problemi da settembre. Le vetture a disposizione non bastano e troppo spesso capita che al telefono le richieste delle famiglie non vengano accolte. Alcune auto non partono proprio perché restano senza carburante.

"Mi hanno detto di prenotare con due giorni di anticipo, ma com'è possibile?" racconta Sofia Donato, presidente della Consulta della disabilità nel municipio XI, che punta il dito anche contro l'Osservatorio permanente per la mobilita? delle persone con disabilita?, organismo di rappresentanza deputato a interloquire con le istituzioni, nato da una delibera di Assemblea capitolina del 2018. "Dovrebbe favorire la partecipazione e invece i cittadini utenti non arrivano all'Osservatorio e non vi arrivano neanche tutte le rappresentanze istituzionali territoriali dell'utenza, le consulte per la disabilita?. Ancora il tema trasporti non è stato affrontato". 

Sui disservizi della Tundo sono intervenuti anche i sindacati, pronti a lanciare lo sciopero: "I lavoratori non vengono pagati da maggio". Già, alla base dei disagi ci sarebbero le mancate coperture dei costi del servizio, rimasto fermo per un giorno la settimana scorsa, poi ripartito ma, stando alle testimonianze delle famiglie, ancora a singhiozzo. Chi non riesce a richiedere il trasporto con Tundo può farlo con le altre tre cooperative taxi che hanno in affidamento il servizio seppur in proporzioni inferiori. La maggior parte di queste però non è fornita di macchine con pedana, e a farne le spese quindi sono i disabili motori che necessitano di muoversi in carrozzina. 

Da parte sua l'azienda ha replicato nei giorni scorsi negando responsabilità dirette sugli stipendi dei lavoratori ma non specificando niente sui disservizi: "Per quanto riguarda il servizio di trasporto utenti disabili Asl Roma 1, l'appalto veniva avviato ad agosto (con sole sei linee) e andava a regime il mese scorso. Pertanto non possono risultare buste paga relative al periodo precedente nè per l'uno nè per l'altro servizio". Gli utenti però continuano a lamentare problemi.

Abbiamo chiesto ulteriori spiegazioni alla Tundo spa, senza ottenere risposte. 
E ora anche dalle forze di opposizione in Campidoglio scatta la denuncia. "Il trasporto di Roma Capitale per le persone con disabilità è carente, mancano mezzi e percorsi accessibili" scrive in un tweet Giovanni Zannola, consigliere capitolino Pd. "I diritti delle famiglie e dei lavoratori non possono essere negati per questioni di carattere burocratico organizzativo".

https://www.romatoday.it/politica/trasporto-disabili-disservizi-roma.html?fbclid=IwAR2KrxvdnMpOc4GRrExvZDfV2BwrNRIQRzT9LFwpI8Xn3-CaC56PfJgsxQU


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venerdì 11 settembre 2020

Buon compleanno Vivi Vejo

Sono passati ormai 11 anni da quando abbiamo fondato questa meravigliosa associazione che da allora ha portato avanti notevoli progetti a favore della comunità, non solo a Roma nord ma in tutta Roma lavorando con amore e dedicazione a favore dell'ambiente, delle persone più fragili, delle scuole, dell'arte e della cultura.
Un grazie di cuore a tutti i nostri soci e a tutti coloro che ci sostengono da sempre
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lunedì 7 settembre 2020

sierologici e disabilità: la Regione Lazio corregge il tiro

La Regione Lazio ha modificato quella propria Delibera in cui si era deciso di sottoporre gli alunni e le alunne con disabilità al test sierologico prima dell'inizio della scuola. Una richiesta ritenuta da più parti come «non motivata scientificamente» e «proveniente da un profondo pregiudizio, dallo stigma di avere a che fare con "persone malate"». «Apprezziamo il dietrofront della Regione – commenta Daniele Stavolo, presidente della Federazione FISH Lazio -, poiché si sarebbe trattato di una vera e propria discriminazione nei confronti degli alunni e delle alunne con disabilità».

«Ai genitori di studenti con disabilità del Lazio – aveva denunciato su queste stesse pagine l'Associazione romana Oltre lo Sguardo -, e solo a loro, sta arrivando la richiesta di sottoporre i propri figli a test sierologico prima dell'inizio della scuola. Appare evidente che questa richiesta proviene da un profondo pregiudizio che individua nella condizione di disabilità qualcosa da cui proteggersi, arrivando persino a supporre una maggiore contagiosità rispetto a uno studente in salute».

Ora dunque, come informa in una nota la FISH Lazio (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), è stata fortunatamente approvata nei giorni scorsi dalla Giunta Regionale del Lazio una Delibera, «che modifica – come sottolineato dalla Federazione – la precedente Delibera di Giunta Regionale 472/20, sull'ormai nota e poca decorosa vicenda della richiesta di somministrazione dei test sierologici ai bambini e agli studenti con disabilità in vista dell'attivazione del prossimo anno scolastico. Con tale provvedimento, infatti, il 21 luglio scorso la Regione Lazio aveva stabilito di estendere il ricorso ai test sierologici per indagini di sieroprevalenza, oltre che a "docenti, educatori, operatori di sostegno, assistenti, personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA)", anche a "bambini e studenti disabili". Un provvedimento rispetto al quale, sin dalla sua approvazione, avevamo espresso ferma contrarietà al presidente della Regione Zingaretti e all'assessore alla Salute e all'Integrazione Socio-sanitaria D'Amato, poiché avrebbe configurato una discriminazione nei confronti degli allievi con disabilità, annoverandoli tra i "portatori di infezione". Una Delibera non giustificata né supportata da alcuna ragione medico-scientifica, che considerava la "disabilità" come "categoria indefinita", come sinonimo di "fragilità"».

Pertanto, con la nuova Delibera di Giunta Regionale n. 596 del 2 settembre, è stato eliminato dal testo originario il riferimento a «bambini e studenti con disabilità», e hanno trovato spazio le «Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell'infanzia», adottata il 21 agosto dall'Istituto Superiore di Sanità, in particolare nella parte in cui (Bambini e studenti con fragilità) si specifica che «particolare attenzione va posta agli studenti che non possono indossare la mascherina o che hanno una fragilità che li pone a maggior rischio, adottando misure idonee a garantire la prevenzione della possibile diffusione del virus SARS-CoV-2 e garantendo un accesso prioritario a eventuali screening/test diagnostici».

«Apprezziamo il dietrofront della Regione Lazio – commenta Daniele Stavolo, presidente della FISH Regionale -, poiché seguendo l'impostazione della Delibera di luglio, la "disabilità" veniva ad essere considerata unica e senza alcuna distinzione, cosicché l'intento di voler adottare tutele maggiori per le persone con disabilità si sarebbe tradotto inevitabilmente in un fenomeno di discriminazione nei loro confronti, producendo lo stigma di "persone malate", secondo una concezione culturalmente arcaica, che dovrebbe invece essere superata e contrastata in ogni circostanza e con ogni mezzo». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishlazio.it.

Superando del 07/09/2020



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venerdì 4 settembre 2020

È nata la Delegazione Cultura per l’accessibilità e l’inclusione

«Inclusione culturale e accessibilità sono le parole chiave che questo organismo di esperti dovrà rimarcare con forza sempre maggiore sul tavolo di Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo»: così +Cultura Accessibile, Associazione ben nota ormai da anni per il proprio impegno in àmbito di accessibilità culturale, presenta la nascita della Delegazione Cultura per l'accessibilità e l'inclusione, comitato che è il frutto di un prezioso lavoro di raccordo con le varie Federazioni e Associazioni impegnate in favore dei diritti delle persone con disabilità.

«Nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 30 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (Partecipazione alla vita culturale e ricreativa, agli svaghi ed allo sport) e dall'articolo 3 della Costituzione Italiana («Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali»), occorre operare una svolta decisiva sulle tematiche dell'inclusione culturale»: è partendo da questo assunto che +Cultura Accessibile, Associazione ben nota ormai da anni per il proprio impegno in àmbito di accessibilità culturale, ha lavorato insieme alle varie Federazioni e Associazioni impegnate in favore dei diritti delle persone con disabilità, per far nascere, tramite una preziosa operazione di raccordo, la Delegazione Cultura per l'accessibilità e l'inclusione (nel box in calce ne elenchiamo i vari componenti).

«Inclusione culturale e accessibilità – spiegano da +Cultura Accessibile – sono le parole chiave che questo nuovo comitato di esperti dovrà rimarcare ancora una volta e con forza sempre maggiore sul tavolo di Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Si tratta del resto delle medesime parole da noi usate nei mesi scorsi per presentare al Ministro stesso una proposta in cui si ribadiva l'urgenza di stabilire linee guida e interventi concreti per garantire la partecipazione alla cultura delle persone con disabilità».

«All'interno della Delegazione Cultura – dichiarano ancora da +Cultura Accessibile – verranno individuati i punti salienti e la proposta complessiva per introdurre in Italia un sistema ben determinato ed efficiente, per eliminare ogni forma di esclusione e di discriminazione nell'accesso alla cultura in tutti i suoi comparti. A tal proposito, nelle intenzioni dei promotori e di tutti i partecipanti a questa iniziativa c'è la volontà di incontrare il ministro Franceschini entro la fine di questo mese di settembre per avviare un percorso di civiltà e di democrazia ritenuto non più rimandabile».

«L'inclusione culturale – concludono -, intesa non solo come rispetto alla fruizione, ma anche come strumento di inserimento professionale, deve costituire per milioni di cittadini un fattore fondamentale di giustizia sociale e di crescita collettiva. Su questi valori esiste oggi in Italia la possibilità di fare uno straordinario passo in avanti e questa iniziativa rappresenta il passo più significativo per raggiungere questo obiettivo». (S.B.)

Delegazione Cultura per l'accessibilità e l'informazione

Promotori:  

Daniela Trunfio, Stefano Pierpaoli e Anna Maria Marras (+Cultura Accessibile).

Componenti:  

° FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap): Antonio Cotura e Assia Andrao

° FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità): Nazaro Pagano

° ENS (Ente Nazionale Sordi): Giuseppe Corsini

° UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti): delegato della FAND

° ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale): Bianca Maria Lanzetta

° ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici): Giovanna Tuffu

° ADV (Associazione Disabili Visivi): Giulio Nardone

° Istituto dei Sordi di Torino: Enrico Dolza

° ANMIC (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili): Maria Antonietta Tull

° ANGLAT (Associazione Nazionale Guida Legislazioni Andicappati Trasporti): Roberto Romeo

° APRI (Associazione Pro Retinopatici ed Ipovedenti): Simona Guida

° APIC (Associazione Portatori Impianti Cocleari): delegata di +Cultura Accessibile

° Pio Istituto dei Sordi di Milano: Stefano Cattaneo

° Cinedeaf, Festival Internazionale del Cinema Sordo (Istituto Statale per Sordi di Roma): Francesca Di Meo

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: +Cultura Accessibile (daniela.trunfio@fastwebnet.it).


Superando del 03/09/2020


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mercoledì 26 agosto 2020

attenzione ai trasporti scolastici per le persone affette da disabilità

MERCOLEDÌ 26 AGOSTO 2020 12.40.19

Scuola: Anglat, potenziare trasporti per studenti disabili (2)=

AGI0263 3 CRO 0 R01 / Scuola: Anglat, potenziare trasporti per studenti disabili (2)= (AGI) - Roma, 26 ago. - "Anglat - ha aggiunto Romeo - condivide le preoccupazioni espresse dal presidente di Asstra, Andrea Gibelli, circa la difficolta' di organizzare il servizio di trasporto pubblico, sulla base delle linee guida del CTS e auspica che il Presidente del Consiglio, titolare della delega per le disabilita', cosi' come il ministro dei Trasporti De Micheli e quello dell'Istruzione Azzolina, vogliano attivare le procedure di ascolto formale delle associazioni di riferimento, previste dalla convenzione Onu, per i diritti delle persone con disabilita' e cio' al fine di adottare provvedimenti urgenti, necessari e condivisi per un'adeguata gestione dei servizi di trasporto pubblico locale, che garantiscano la piena tutela e presa in carico di tutti i passeggeri e degli studenti con disabilita', in relazione alle misure da mettere in atto per il contenimento della diffusione di Covid-19".(AGI)Tpa 261239 AGO 20 NNNN
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mercoledì 1 luglio 2020

Lavoro e disabilità: colloqui di lavoro a distanza. 3 luglio - Inclusion Job Day

>
> Vi segnaliamo un progetto dedicato alle persone con disabilità e a facilitare l'inclusione delle loro competenze nel mondo del lavoro. Soprattutto in un momento in cui il lockdown rischia di creare ulteriori ostacoli.
> Il prossimo 3 luglio si tiene la Virtual Edition dell'Inclusion Job Day, una giornata di veri colloqui di lavoro con i recruiter delle aziende. Attraverso la piattaforma accessibile realizzata per l'evento sarà possibile dialogare con i manager aziendali, in sicurezza, da casa propria, sfruttando la tecnologia.
> Hanno già aderito all'iniziativa queste aziende:
> A2A, Accenture, Cerved, Ferrovie dello Stato Italiane, FINECOBANK SpA, Lavorando.com, LIDL, Neopharmed Gentili, NTT Data, Omron Electronics S.p.A, Job Service Spa
> L'elenco delle aziende è in aggiornamento.
> Ognuna delle aziende partecipanti sta pubblicando sul sito www.inclusionjobday.com le proprie opportunità di lavoro, per le quali incontrerà in colloquio i candidati, attraverso video colloquio o chat. La piattaforma accessibile sarà a disposizione delle esigenze di ogni utente. Pur essendo un evento da remoto, sarà prevista anche la traduzione LIS nel linguaggio dei segni.
> Chiediamo quindi la Vostra collaborazione per promuovere l'iniziativa tra le persone che sono alla ricerca di lavoro o di opportunità di crescita in grandi aziende.
> L'incontro tra le persone e il talento trovano nella tecnologia un alleato che fa la differenza.
> L'evento è dedicato al lavoro delle persone con disabilità e appartenenti alle categorie protette
> L'evento si svolgerà in modalità virtuale tra le ore 10,30 e le ore 17,30.
> I partecipanti potranno:
> -incontrare i recruiter delle aziende allo stand virtuale
> -consegnare il cv online
> -candidarsi agli annunci di lavoro online
> -effettuare colloqui LIVE con i recruiter
> -partecipare alle presentazioni aziendali
> -prendere parte alle talk session informative e di orientamento.
> Per tutta la giornata sarà garantita assistenza in real time attraverso chat e ci sarà il supporto del team dell'evento, compreso il servizio LIS di traduzione nella lingua italiana dei segni.
>
> Rimaniamo a disposizione per ogni ulteriore informazione e chiarimento, ai seguenti recapiti:
> tel 011 0267618
> mail contatti@inclusionjobday.com
>
> Saremo lieti di raccogliere le vostre segnalazioni e avviare delle collaborazioni.
> Team Inclusion Job Day
> I.S. Srl, Corso Duca degli Abruzzi 6, Torino, 10128 Torino IT
> www.inclusionjobday.com/ 0110266830 Inclusion Job Day
>
> Cordiali saluti
> Mario Barbuto – Presidente Nazionale
> PN(vl)
> Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS

> Sent from my iPhone
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martedì 23 giugno 2020

AIUTACI A RACCOGLIERE FONDI PER LE MALATTIE MITOCONDRIALI

State pensando a chi dare il Vostro 5 x 1000?  Ormai sono tante le organizzazioni non profit che ve lo chiedono e vi trovate solo davanti all'imbarazzo della scelta.  Si, sono tante ma le malattie mitocondriali sono rare e necessitano del Vostro aiuto.
La Mitocon ONLUS è il faro in Italia per le oltre 200 malattie che coinvolgono i mitocondri.
Che cosa sono i mitocondri?
Sono quelle particelle che ci danno l'energia della vita, sono quindi essenziali per vivere.  I mitocondri hanno un loro specifico DNA che è trasmesso solo dalla madre e ad oggi non hanno ancora una cura.
Date una piccola mano anche Voi a Mitocon ONLUS per fare qualche piccolo passo avanti, per dare supporto ai pazienti e per donare un sorriso ad un bambino.
Se vuoi saperne di più, vai su www.mitocon.it

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martedì 16 giugno 2020

AIUTIAMO ANCHE NOI LA UICI PER IL PROGETTO "QUASI AMICI"

Anche la Vivi Vejo ha partecipato a questa bella Tele maratona con una donazione e invitiamo tutti i nostri amici a registrarsi e a seguire tutta la presentazione domani, 17 giugno e a fare una piccola donazione per aiutare tutte le persone prive di vista a muoversi meglio.
vi invitiamo domani 17 Giugno dalle ore 16.00 alle 18:00 a partecipare alla prima WEB MARATHON della nostra Sezione, per il progetto "Quasi Amici" .

Due ore per raccontare, informare e illustrare attività, servizi, novità e progetti per i soci di Roma e Provincia realizzati e da realizzare dalla nostra associazione.
Un palinsesto ricco d'interventi su temi come Trasporti e Mobilità con Massimiliano Naccarato e Fabrizio Marini, Cultura accessibile curata da Camilla Capitani, Servizio Civile e Volontariato con Veronica Loche, Pari Opportunità insieme a Paula Morandi e Ausili Tiflotecnici con Marcello Iometti. Altro tema interessante l'innovazione delle piattaforme web per la condivisione ne parleremo con Silvia Lucaferri. Ci collegheremo in esterna con la Scuola Cani Guida per Ciechi di Scandicci per parlare dei nostri compagni di vita a quattro zampe con Corrado Migliorucci, andremo sul campo di calcio delle Tre Fontane insieme a Roberto Remoli per conoscere i piccoli atleti non vedenti del progetto curato dalla Asdd Roma 2000 - Sport Disabili Visivi. Spazio anche ai campioni di Baseball della Roma All Blinds ASD con Alfonso Somma. Collegamento con il Comitato Giovani un team di ragazzi eccezionali tutti da conoscere capitanati da Silvia Tombolini
Insomma una maratona sul web per una reunion delle attività in corso o prossime alla ripartenza, ma soprattutto per invitare a donare per il progetto "Quasi Amici" selezionato dalla MSD Salute Italia, una raccolta fondi tramite il portale di crowdfunding Eppela.com, da destinare all'acquisto di presidi sanitari.
Puoi trovare tutte le info sul progetto "Quasi Amici' e come donare al seguente link https://www.eppela.com/quasiamici
Per seguire la Diretta facebook: https://www.facebook.com/watch/?v=2644379329120199


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giovedì 4 giugno 2020

Coronavirus: a settembre si torna a scuola? Quali tutele per disabili e malati rari?






I bambini contagiano? La didattica a distanza può davvero funzionare? Facciamo il punto con gli esperti.

Ormai ce lo stiamo chiedendo tutti: le scuole, di ogni ordine e grado, riapriranno davvero a settembre? Con o senza mascherine, con alternanza o turni, la ripresa delle attività scolastica rappresenta uno dei maggiori interrogativi delle famiglie italiane. "Una risposta univoca non esiste", spiega Antonella Viola, immunologa, Professore Ordinario di Patologia Generale presso il Dipartimento di Scienze Biomediche dell'Università di Padova e Direttore Scientifico dell'Istituto di Ricerca Pediatrica (IRP-Città della Speranza). "I numeri della situazione attuale suggeriscono che siamo fuori pericolo, a patto di continuare il monitoraggio e la prevenzione. Se lo scenario rimanesse questo, come tutti ci auguriamo, possiamo e dobbiamo assolutamente tornare a scuola. Se le cose dovessero cambiare in peggio naturalmente dovremo correre ai ripari. La scuola è stata chiusa come misura sanitaria, non ce lo dimentichiamo. L'obiettivo era tutelare i bambini, gli insegnanti, le famiglie (e anche i nonni, cardine del welfare familiare italiano). Il distanziamento funziona, ma se riapriamo tutto non possiamo pensare di tenere chiuse le scuole o i centri estivi."
Altra domanda che tutti ci poniamo è: ma i bambini contagiano o non contagiano? "Chi sostiene di avere una risposta certa rischia di sbagliare – spiega l'esperta – i dati attualmente disponibili presentano delle discrepanze tali da non permetterci di prendere posizione. Sarebbe davvero importante che il Governo finanziasse un progetto di studio proprio sulla carica virale dei bambini. La mia proposta è di analizzare la carica virale nelle feci (per i più piccoli è molto importante anche la trasmissione orofecale e sarebbe utile capire se possiamo escluderla come fonte di contagio) e nelle vie respiratorie. Serve celerità, le famiglie hanno bisogno di risposte concrete."
Auspicando che l'Università possa ricoprire sempre di più un ruolo attivo nella gestione dell'emergenza sanitaria, sappiamo che proprio l'Università riparte con la didattica mista. "A quanto pare il prossimo anno faremo lezioni in presenza e a distanza, per avere classi più piccole, alternando gli alunni. La didattica online all'università funziona. Ma l'Università è anche formazione e interazione, il rapporto umano è fondamentale. Non usiamo il COVID-19 come scusa, sarebbe un errore."

La didattica mista, l'alternanza tra didattica in presenza, può essere una soluzione anche per bambini e ragazzi della scuola dell'obbligo?
"La didattica a distanza non è una soluzione per i più giovani, questo ormai lo abbiamo capito tutti – spiega la Prof.ssa Tina Naccarato, docente di laboratorio nel corso di specializzazione per il sostegno all'Università Cattolica di Milano e tutor coordinatore Scienze della Formazione Primaria Università della Calabria – quello che si è fatto è solo una risposta a questa situazione eccezionale. Ed è una risposta che può anche funzionare, solo se viene adottata una pedagogia della vicinanza, prima di tutto."
Naccarato premette che il problema della DAD (didattica a distanza) investe soprattutto i più piccoli, anche se non solo loro. "Per la scuola dell'infanzia presenta numerosi problemi, anche a causa della mancanza di padronanza nell'uso degli strumenti tecnologici, è da escludersi. Può essere efficace a partire dalle classi più alte della scuola primaria, ma solo ed esclusivamente con un'adeguata supervisione da parte dei genitori. Altrimenti il rischio di perdere gli alunni per strada è altissimo. È necessario un atteggiamento attento e vigile, spirito collaborativo e tempo da dedicare. E qui si innesca il rischio di burn out per le famiglie, che in questo periodo si fanno carico del lavoro, della cura parentale e della cura educativa."
Questa però era l'unica opzione possibile, gli insegnanti e le scuole (o perlomeno la maggior parte) si sono attivati in prima battuta per far sentire la propria vicinanza. Per una didattica efficace sono necessari livelli di competenza e di impegno che non tutti hanno. Le metodologie per la DAD si stanno costruendo ora, speriamo non ci servano a settembre, ma sicuramente potremo applicarle efficacemente ad altri ambiti, ad esempio per coinvolgere i bambini che non possono entrare in classe a causa di particolari patologie, limitazioni motorie gravi o situazioni patologiche temporanee."

Per bambini e ragazzi con disabilità e con bisogni educativi speciali, che cosa si è potuto fare e si sta facendo durante questo periodo di emergenza?
"Il sostegno prosegue da remoto – chiarisce Naccarato - Non è sempre facile attuare, per il docente, le misure necessarie a garantire un supporto individualizzato. La tecnologia offre molte possibilità, ma anche qui è necessaria la piena collaborazione della famiglia. Diversa è la situazione di bambini e ragazzi che frequentano la scuola da casa o dall'ospedale. Per loro questa situazione ha dei risvolti che definirei addirittura positivi: è più facile entrare in classe e sentirsi inclusi. Per questo motivo dico che da tutta questa eccezionalità dobbiamo portarci a casa qualcosa di buono: se impariamo ad usare gli strumenti adeguati possiamo utilizzare la tecnologia a scopo inclusivo, per chi non può comunque entrare in classe fisicamente."
Peraltro – prosegue la docente - Come docente di Formazione Primaria posso dire che le attenzioni ci sono: come previsto dalla nota ministeriale 388 del 17 marzo, le scuole hanno provveduto a rimodulare l'intera progettazione e l'ordinanza ministeriale 11 del 16 maggio sulla valutazione prevede piani di integrazione degli apprendimenti e piani di lavoro individualizzati. Anche per gli alunni con bisogni educativi speciali sarà attivato lo stesso percorso. Chiaro è che in questa fase la valutazione sarà soprattutto formativa, incentrata su impegno e partecipazione."

Se a settembre si rientrerà in classe bambini e ragazzi con malattie rare dovranno stare a casa?
"Non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino che questo virus impatti maggiormente su persone affette da patologie genetiche e rare – spiega l'immunologa Viola - Le patologie che incidono su morbilità e mortalità sono ipertensione, disturbi renali e cardiaci, obesità e diabete. Bambini e ragazzi affetti da immunodeficienze, sottoposti a trapianto o chemioterapia sono a rischio come lo sono sempre stati. Per loro valgono e varranno sempre le misure preventive necessarie."
Sono in effetti in corso degli studi sui pazienti con malattie reumatologiche e da poco è stato pubblicando il bando Telethon "Malattie Genetiche Rare e COVID-19", che nasce dalla volontà di Fondazione Telethon di rispondere all'emergenza dovuta alla pandemia di COVID-19 attraverso un'opportunità di finanziamento alla ricerca. Tale finanziamento sarà dedicato a progetti di ricerca che utilizzino le malattie genetiche rare come strumento per aumentare la comprensione della patologia dovuta all'infezione da SARS-CoV2.
La speranza però è quella di ottenere una terapia efficace, che potrebbe anche essere somministrata in via preventiva per i soggetti a rischio. "Mi riferisco nello specifico agli anticorpi monoclonali, uno in particolare che – se i dati lo confermeranno – potrebbe essere disponibile ma non prima di dicembre. Si tratta di farmaci potenzialmente in grado di bloccare l'ingresso dei virus nelle cellule: una sorta di immunità trasferita. L'idea di somministrarli anche alle categorie a rischio è una possibilità da valutare attentamente. Nel frattempo è necessario lavorare per permettere il rientro in classe in sicurezza". Questa forma di immunità trasferita e provvisoria potrebbe aiutarci finché non arriverà un vaccino. Ce ne sono molti in fase avanzata di sperimentazione ma è difficile immaginare che possa arrivare prima della prossima estate.

Cosa succederà però se non si potrà tornare regolarmente in classe?
"Se non si torna in classe servirà una forte alleanza col territorio – prosegue Naccarato – servono spazi e supporto. I genitori non possono più continuare così, i bambini e ragazzi non ce la fanno più. Ma nemmeno i docenti possono farcela, perché la scuola è anche relazione e socialità e l'apprendimento stesso non può prescindere da questo."
La mancata riapertura delle scuole può certamente essere considerata un rischio, sotto molti aspetti. "Il rischio di perdita dell'alunno per i più grandi è ancora più forte, perché talvolta gli adolescenti sono lasciati soli. Per non parlare dei bambini e ragazzi in situazione di fragilità sociale. Gli svantaggi sociali, economici, linguistici rischiano di trasformarsi in una condanna alla marginalità. E un conseguente altissimo rischio di danni a tutti i livelli. Ricordiamoci che per alcuni la scuola è salvezza. La scuola è dell'obbligo per molti motivi. Portare a scuola gli studenti non vuol dire solo istruirli, ma anche dare loro occasioni di benessere il loro benessere a tutto tondo". Sarà inoltre fondamentale elaborare insieme percorsi educativi per tutti e percorsi quantomeno di sollievo per le disabilità più gravi.
"Io però sono positiva – conclude Naccarato – e vorrei che iniziassimo a lavorare sul fronte dell'architettura pedagogica, che apre un gran numero di possibilità per rimodulare gli spazi. Per l'inclusione, per situazioni d'emergenza. Al polo Gravi di Genova portano in classe ragazzi con disabilità gravi e gravissime. Volendo si può."
Ricordiamo infine che il Decreto Legge 19 maggio 2020, n.34 – meglio noto come Decreto Rilancio – si è occupato anche dell'ambito scolastico, dedicandogli l'articolo 231: "Misure per sicurezza e protezione nelle istituzioni scolastiche statali e per lo svolgimento in condizioni di sicurezza dell'anno scolastico 2020/2021". L'articolo prevede alcune misure finalizzate ad assicurare la ripresa dell'attività scolastica in condizioni di sicurezza e di garantire lo svolgimento dell'anno scolastico 2020/2021 in modo adeguato alla situazione epidemiologica. In estrema sintesi il fondo dedicato è incrementato di 331 milioni di euro, da destinarsi a diverse finalità: servizi professionali, formazione, assistenza (tecnica, per la didattica, medico-sanitaria e psicologica), dispositivi di protezione, sanificazione, strumentazione per la didattica a distanza e anche un generico "interventi in favore della didattica degli studenti con disabilità, disturbi specifici di apprendimento ed altri bisogni educativi speciali".
Le domande lasciate aperte da questo documento e dal Ministero dell'Istruzione sono molte. La chiusura delle scuole è certamente un problema legato all'apprendimento, ma è anche un serio problema sociale. La scuola è principalmente comunità, condivisione e confronto. Ingredienti senza i quali è davvero difficile diventare grandi.

Il Ministero dell'istruzione ha convocato sindacati, enti locali, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Protezione Civile, Comitato tecnico-scientifico del Ministero della Salute, Forum nazionali delle associazioni studentesche, dei genitori, delle scuole paritarie, della Federazione italiana per il superamento dell'handicap in videoconferenza, per giovedì 4 giugno alle 17,30.

di Ilaria Vacca

Osservatorio Malattie Rare.it del 03.06.2020






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lunedì 25 maggio 2020

L'incredibile successo degli audiolibri durante il lockdown





Inizialmente guardati con sospetto, al pari degli ebook, i libri letti da voci più o meno famose hanno conquistato gli italiani. Intervista a Marco Azzani, Country Manager di Audible per l'Italia.

Dal maggio del 2016, quando Audible, società del gruppo Amazon leader nell'audio entertainment è sbarcata in Italia, il nostro Paese ha dimostrato un costante e crescente interesse per l'audiolibro.
All'inizio era un oggetto misterioso, visto anche con un po' di snobismo dagli amanti della lettura cartacea, un po' come successo agli ebook. Ad oggi invece la scommessa si può considerare stravinta: in quattro anni, con il moltiplicarsi dell'offerta, sia in termini di quantità che di qualità, con l'ingaggio di voci narranti di primissimo piano, il pubblico ha risposto in massa. Specie durante gli ultimi mesi, quelli del lockdown, quelli della quarantena.
Ci sono molte curiosità comunque che aleggiano attorno a questo mondo e abbiamo provato a chiedere delucidazioni a Marco Azzani, Country Manager di Audible per l'Italia.

Chi è l'ascoltatore medio dell'audiolibro?
"L'ascoltatore medio secondo noi, che siamo stati i primi ad iniziare e anche quelli che hanno investito di più, dal 2016 è cambiato. All'inizio noi avevamo dei forti lettori, anzi delle forti lettrici, perché 2/3 abbondanti erano donne, ed erano anche un po' più agé, il target era sui 43 anni si trattava di forti lettrici che avevano la curiosità di provare una modalità di lettura nuova che in realtà aggiunge molto all'esperienza della lettura perché c'è la voce di un attore che interpreta che ti racconta una storia, che tra l'altro è qualcosa che è innato dentro di noi, fin da bambini, da quando ci facevamo raccontare le favole. Quello era il tipo di cliente principale anni fa, oggi invece abbiamo intanto un'età media che si è abbassata a 36-37 anni, e quando si passa da 43 a 36-37, 7 anni di differenza è tantissimo dal punto di vista statistico; adesso sono più o meno metà uomini e metà donne, quindi si è sia ringiovanita che riequilibrata, e anche in termini di generi ascoltati, se allora si preferivano i classici o la letteratura non di genere, oggi sono i generi a farla da padroni, tutto l'ambito del thriller, crime e noir, il self-improvement è molto migliorato, come corsi di lingua o corsi per imparare a parlare in pubblico, ma anche generi come la storia, il fantasy, la fantascienza, e anche tanto, soprattutto nell'ultimo anno, i ragazzi, il settore family, i bambini da 3-5 fino a 15-16 anni. È cambiato il target perché in questi anni abbiamo più che quintuplicato l'offerta. Quindi più offerta più diversificazione, più interesse"

Quanto ci vuole a produrre un audiolibro?
"Dipende dal tipo di contenuto, ma mediamente un audiolibro ha una durata media di 7-8 ore, poi "Il nome della rosa" arriva alle 30 ore, poi ci sono i libri per ragazzi che durano un'oretta"

Quindi un attore ci mette 1-2 giorni di lavoro per registrare tutto un libro?
"Cambia molto da attore e attore. Con un attore bravo, un'attrice brava, che sa il mestiere e che sbaglia poco, ad un'ora di audio libro corrispondono 2-3 ore in studio. Quindi per 10 ore di prodotto servono 30 ore, tuttavia non lavorano otto ore al giorno, leggere otto ore al giorno consecutivamente, mantenendo una qualità nell'interpretazione e senza richiedere ulteriori rifacimenti è quasi impossibile. Ci sono alcuni che riescono a farlo, noi quando abbiamo visto all'opera Francesco Pannofino quando cominciò a leggere Harry Potter eravamo tutti basiti perché era una macchina da guerra, però non sono tanti ad essere così forti"

A chi pensa che con l'audiolibro qualcosa dell'esperienza lettura si perda, come fate a vendere i vostri audiolibri?
"Lo facciamo provare. La vera sfida nostra è portare le persone, gli italiani in particolare, a provare l'app, a provare ad ascoltare, spendere mezz'ora del proprio tempo ad ascoltare il contenuto che si vuole o l'attore o l'attrice che si vuole. Perché sappiamo, numericamente, statisticamente, che quando la gente prova poi in genere rimane, perché è un'esperienza che tocca nel profondo. Ci sono alcuni libri che noi cerchiamo di selezionare, che cerchiamo di capire, che fanno molto bene 'questo mestiere', fanno scattare quel click. Ci sono certi audiolibri, letti da quel particolare attore o attrice, o gruppo di attori, perché alle volte sono di più, che riescono ad accendere la fiamma"

Voi vi rivolgete ad un segmento di nicchia, ad una parte dei lettori abituali che già nel nostro paese non sono tantissimi, no?
"In realtà è esattamente l'opposto, perché il nostro main target, dall'inizio e oggi ancora di più, l'obiettivo nostro in termini di audience, di pubblico da andare a raggiungere non è il lettore forte. All'inizio avevamo lettori forti perché in qualche modo è più facile spiegare a un lettore forte cos'è un audiolibro: tu ami i libri quindi amerai un libro letto da un grande attore. In realtà il nostro obiettivo vero è prendere quella fascia di lettori medi, deboli o non-lettori, che sono la maggioranza in Italia, e questo significa che l'audiolibro, e non è una cosa che ci siamo inventati per l'Italia, lo sappiamo dagli altri 7-8 paesi in cui siamo presenti nel mondo come Stati Uniti e Germania, è pop, è sopra, non è neanche un'alternativa al libro. Quelli che portiamo sono lettori nuovi, soprattutto se sono giovani, se sono in quella fascia 15-25-30, perché sappiamo dalle statistiche sulla lettura in Italia che da noi si legge fino ai 10 anni, fino alle scuole medie, poi c'è un crollo verticale e si ricomincia a leggere dopo i 40-50 come forti lettori, soprattutto nel caso degli uomini è un dramma. L'audiolibro non è un libro, è un'esperienza di contenuto media vicina un po' alla radio, un po' al cinema, un po' alle paytv, è un altro tipo di contenuto anche quando è un contenuto librario in origine. Tant'è vero che le occasioni di uso non sono le stesse del libro tradizionale o dell'ebook"

Gli italiani quando ascoltano gli audiolibri?
"Il libro solitamente si legge a letto la sera, prima di addormentarsi, i nostri picchi quotidiani invece sono nelle fasce orarie dalle 6 alle 9 del mattino e dalle 17 alle 19 di sera, che sono le fasce in cui le persone vanno e tornano da lavoro, in macchina o coi mezzi, quando faccio running o vado in palestra. Per quanto riguarda le occasioni d'uso, al secondo posto troviamo le faccende di casa e poi ci sono altri momenti della giornata, con sessioni di mezz'ora, soltanto al quarto posto troviamo la lettura la sera a letto"

Il successo degli audiolibri sapete se in qualche modo ha influito nei dati delle vendite dei libri?
"Sul fatto che gli audiolibri abbiano spinto alla lettura non abbiamo dati perché non siamo gli editori, quello che è sicuro è che per gli editori tradizionali di carta hanno rappresentato una fonte di fatturato sostanziale"

Durante questo lockdown gli italiani hanno ascoltato più audiolibri?
"Secondo una ricerca che abbiamo commissionato, le ricerche riguardanti il mondo dell'audiolibro sono aumentate di tre volte. È un uso molto cambiato, i picchi del mattino e del pomeriggio di rientro da lavoro, sono scomparsi, invece sono aumentati gli ascolti nelle ore post pranzo dalle 14 alle 17, che è una curva tipica dei weekend e delle vacanze"

C'è stata una preferenza per quanto riguarda i generi?
"Si, c'è stato un grosso aumento, intorno al 20%, degli ascolti di contenuti per ragazzi, i genitori si sono ritrovati con i bambini a casa e chiaramente hanno dovuto gestire la situazione e quindi anche l'intrattenimento, che nel caso dei bambini significa raccontargli le favole, far passare il tempo, magari cercare soluzioni alternative ai giochini sul cellulare e sul tablet. Quest'anno poi è il centenario di Rodari e i libri di Rodari stanno andando tutti benissimo".


(

Agenzia AGI del 24.05.2020)

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