martedì 17 luglio 2018

Realizzate da studenti napoletani tre App per favorire l'autonomia dei disabili visivi




NAPOLI. Verranno presentate giovedì 19 luglio nella sede dell'UICI - Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti tre nuovissime App realizzate dagli studenti della Apple Developer Academy dell'Università degli Studi di Napoli Federico II per favorire autonomia dei disabili visivi.

L'iniziativa è promossa dalla Commissione Nazionale Ausili e Tecnologie (Uici), Commissione Ausili, Nuove Tecnologie e Accessibilità della Sezione Uici di Napoli e dalla Apple Developer Academy federiciana.
I lavori si apriranno con i saluti di rappresentanti politici e istituzionali. Modererà i lavori Giuseppe Fornaro, Cordinatore della Commissione Ausili, nuove tecnologie e accessibilita' Uici Napoli. Interverranno MarioMirabile, Presidente Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti sezione di Napoli - ETS-APS, Nunziante Esposito, Consigliere Nazionale Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - ETS-APS, Giorgio Ventre, Direttore della Apple Developer Academy della Federico II, e Stefano Perna, docente della Apple Developer Academy Federico II. Seguirà la presentazione delle App. Terranno le conclusioni Giuseppe Fornaro e Giorgio Ventre.

Le App che verranno presentate sono QRecord, Dusk App e Audiograph App.
- QRecord è un'app nata dall'esigenza di fornire alle persone affette da disabilità visiva un supporto per migliorare la loro indipendenza nelle mura domestiche e nello svolgimento delle azioni quotidiane. L'applicazione simula il lavoro svolto da un etichettatore ma in maniera più economica ed efficiente.
- Dusk App propone diversi giochi accessibili, da poter giocare anche in coppia che favoriscono piacevoli momenti di intrattenimento.
- Audiograph App è un'App che simula un registratore avanzato: una sorta di 'fermo immagine' che diventa suono per mezzo del registratore che cattura quanto presente nel background.

L'evento si terrà giovedì 19 luglio alle 15.30 presso la sezione UICI di Napoli in via San Giuseppe dei Nudi, 80.

(articolo di Napoli Today del 16-07-2018
)
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sabato 14 luglio 2018

Dal Sant'Alessio primo test per misurare intelligenza non verbale bambini disabili visivi


ROMA. Un test "aptico" per la misurazione dell'intelligenza non verbale dei bambini in età evolutiva (10/16 anni) con disabilità visiva è stato messo a punto dal Centro Regionale Sant'Alessio per i ciechi di Roma, con il Dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica dell'Università Sapienza e la collaborazione del Polo Scientifico IAPB. La ricerca, unica in Italia e terza al mondo, mira a valutare con esattezza le abilità cognitive del minore, scongiurando così diagnosi errate di ritardi cognitivi nei bambini ciechi o ipovedenti che, a causa della loro disabilità maturano strategie cognitive individuali e diverse rispetto ai coetanei vedenti.

"Il test, ancora in fase di sperimentazione, è l'unico dedicato ai minori che si avvale dell'esplorazione tattile per la misurazione dell'intelligenza, al di là degli apprendimenti scolastici e culturali – dichiara Carolina Cassar, psicologa e dottore di ricerca in psicologia dinamica e clinica, che ha svolto lo studio scientifico -. Abbiamo selezionato due campioni di bambini, con disabilità visiva e vedenti, ai quali abbiamo somministrato delle prove cognitive, procurando di bendare i vedenti e gli ipovedenti, in modo da realizzare condizioni standardizzate – spiega Cassar –. I soggetti, presi singolarmente, hanno esplorato delle matrici tattili e completato l'organizzazione sulla base di correlazioni logiche. La ricerca, durata tre anni, ha dimostrato che lo strumento ha attendibilità e validità elevate e quindi è utile per valutare le abilità logiche, di rappresentazione mentale dello spazio, di apprendimento esperienziale e di coping nel minore con disabilità visiva – ha concluso Cassar".
"Conoscere le effettive potenzialità cognitive di un bambino non vedente o ipovedente permette di effettuare un intervento riabilitativo mirato – ha dichiarato Maria Macrì, neuropsichiatra infantile e direttore medico del Centro Regionale Sant'Alessio. 


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lunedì 2 luglio 2018

Alla ricerca di una possibile autonomia

Abbiamo trovato questo bellissimo articolo che è uno dei tanti esempi di vita che ci dimostra quanto la volontà possa abbattere tante barriere.


Un ragazzo con disabilità intel-lettiva e relazionale racconta, insieme alla madre, il suo per-corso per la conquista di una possibile autonomia


"Mio figlio Andrea è un ragazzo X Fragile. Per dirla semplice, è come se una proteina non gli facesse da filtro alle emozioni, certe sue bizzarrie vengono fuori da lì. Sicuramente dentro di sé ha dei contenuti molto più evoluti di quelli che riesce ad esprimere a parole. Ma, se penso che fino ai dodici anni si metteva quasi la mano davanti alla bocca per non parlare, mi rendo conto del percorso che abbiamo fatto insieme e di dove siamo arrivati adesso, che è un ragazzo di vent'anni in grado di dire tutto. Ha addirittura cantato alla radio!". A parlare con orgoglio di questa esperienza è lo stesso Andrea: "Faccio la radio con la mia associazione, insieme ad altri amici con disabilità e all'educatore. Ogni puntata ha un tema diverso: la libertà, la natura, l'amicizia, quella è fondamentale, e parliamo. Prima scriviamo una scaletta e poi dobbiamo seguirla in trasmissione, sennò sono cavoli amari!".

"Con l'educatore - aggiunge la madre - ragionano sull'argo-mento e preparano la trasmis-sione, poi discutono del tema e traducono i concetti anche in brani musicali, che mandano in onda. È tutto fatto molto bene. Un suo amico, ad esempio, per due anni non ha aperto bocca e invece adesso parla attraverso la radio". La mamma di Andrea racconta un percorso di abilitazione fatto di impegno, ostacoli e successi, alla conquista di una

 

possibile autonomia. "Andrea faceva molta fatica a dormire fuori, in posti che non cono-sceva, in alberghi o case vacanza. Allora, un giorno mi sono detta: "Se la montagna non va da Maometto, la casa ce la portiamo dietro!". E così, per il compleanno dei suoi 14 anni, ho risparmiato sulle mie vacanze e quando è tornato dal periodo estivo trascorso con il padre, da cui ero separata, ha trovato in regalo un camper, un mezzo che io non avevo mai guidato in vita mia! Volevo vedere se, in questo modo, era possibile per lui imparare a spostarsi da casa. Abbiamo quindi iniziato a girare, a vedere posti nuovi, a prendere confidenza con ciò che non conosceva. E allora Andrea ha cominciato a capire, ad esempio, che i vari campeggi hanno tutti delle cose in comune: i bagni, il bar, le piazzole per i camper o per le tende, insomma alcuni punti di riferimento. E così siamo riusciti ad andare oltre il perimetro di casa e degli spazi noti".

Nel tempo Andrea ha iniziato anche a seguire dei corsi per l'autonomia: "C'è una casa che noi genitori affittiamo per dei soggiorni in cui sperimentare la vita indipendente". "Facciamo autonomia - spiega Andrea - cuciniamo, laviamo, andiamo a fare la spesa, facciamo shopping. Tutto da soli. Facciamo proprio un bel bor-dello come si deve! Siamo in quattro o cinque. Tutti maschi. Le femmine sono benvenute. Cuciniamo la pasta alla carbonara, lo la preparo al bacio, come a Roma. Prendo anche i mezzi da solo, prendo il tram, prendo il pullman. Devo stare attento, però, a non farmi inve-stire. Mi ha insegnato questa matta qua", precisa rivolto alla madre. "Poi gioco pure a calcio" prosegue Andrea. "E la cosa più difficile è tirare un calcio di rigore, perché prendo sempre la traversa della porta, accidenti!".

"Ma cos'è più difficile?" gli chiede la madre. "Fare gol o proprio tirare un calcio di rigo-re? Ti ricordi quando non ce la facevi a calciarlo?". "Si emozionava talmente tanto - racconta - che poi scappava davanti alla palla. E ha detto una cosa giustissima che tirarlo è stato uno degli ostacoli più difficile che ha superato, perché il problema era proprio calciare un rigore. E d'altra parte, si capisce, si emozionano anche i giocatori veri. E così, quando e riuscito a tirare per la prima volta un rigore, si è sentito un vero boato sul campo, da parte di tutta la squadra e dei genitori tra il pubblico, proprio perché l'aveva calciato e non era scappato".

Qualche anno fa il padre di Andrea è morto e la madre ha investito le sue energie in un nuovo progetto per il futuro del figlio: "Tutti i sacrifici che ave-vamo fatto insieme al padre 

 

racconta - sono finiti nell'ac-quisto e nella ristrutturazione di una casa, in un luogo di vacanza lontano da dove viviamo. L'obiettivo è quello di affittarla d'estate ai turisti, in modo che possa garantire a lui un'entrata economica, e di organizzare nel resto dell'anno dei percorsi per l'autonomia, ospitando ragazzi con disabilità intellettive, genitori ed educatori. Sarebbe bellissimo rendere questa casa un posto accogliente e conviviale. E usarla anche come base per esplorare un territorio nuovo, imparare le tradizioni del posto, fare delle cose da soli, pure molto semplici, come andare a raccogliere le verdure selvatiche o preparare la pasta fatta in casa". "E io insegno anche a fare la carbonara conclude Andrea. "Diventerà una bella casa, se Dio vuole. Lo spero proprio".


a cura di Daniela Bucci e Stefano Borgato


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sabato 16 giugno 2018

Camilleri: "La cecita' mi ha reso libero. Non devo piu' vedere la mia faccia da imbecille"

 Un personaggio di rilievo come Andrea Camilleri non è solo un esempio di letteratura, di storia, di geografia e folklore  italiano  ma possiamo prenderlo come esempio di vita per chi, all'età di 93 anni, diventato cieco, non si ferma ma coglie con quel pizzico di ironia che lo ha sempre distinto anche il fatto di avere chiuso un volume di vita per averne aperto uno immerso nel buio e in quello che potrebbero essere viste come difficoltà, ma che lui coglie come semplici dettagli che possono essere tranquillamente raggirati per risollevare l'eterna dolcezza della vita.

Colloquio a tutto campo con lo scrittore siciliano. Dal teatro, agli affetti, alla politica: «Io temo che questi individui sono capaci nel giro di ventiquattro ore di farci inghiottire dal mercato, di ridurci come Don Falcuccio, con unmano davanti e una di dietro».

Tiresia è una figura che mi ha sempre affascinato e che ho coltivato nel tempo. Ricordo il piacere che ho provato quando ho letto la prima volta "La terra desolata" di Eliot. Fino ad allora di Tiresia avevo un ricordo non proprio glorioso, in teatro lo avevo visto interpretare da Annibale Ninchi, indubbiamente un grande attore, ma la sua recitazione era orientata a sopraffare il personaggio di Edipo, e mi sembrò persino ampollosa.
Ricordo che, tornato a casa, presi il testo, lo lessi e fu allora che pensai che il personaggio avrebbe meritato un tono più dimesso. Proprio quello che ha fatto Eliot nel suo poema».

Andrea Camilleri, partiamo dunque da Tiresia. Quando hai incontrato per la prima volta questo personaggio?
«Quando diventa a tutti gli effetti personaggio, cioè leggendo Sofocle, l'Edipo Re».

Perché lo hai scelto come tuo eroe?
«L'idea di raccontare e impersonare Tiresia, a parte la recente parentela di cecità, nasce proprio dalla voglia di pronunziare certe parole nel buio, la voglia di far risuonare il suono delle parole di Tiresia, e anche i versi di Eliot, nel buio della cecità. Nel mio testo c'è un momento in cui cito Borges e dico che le parole di Sofocle ascoltate nel buio della cecità acquistano il suono della verità assoluta. Insomma, ho scelto Tiresia d'impeto. Quando mi è stato chiesto che personaggio avrei voluto fare a Siracusa, me lo sono subito sentito dentro, forse perché al punto in cui sono arrivato mi piacerebbe avere una idea più precisa dell'eternità. A 93 anni, hai certezza del fatto che l'eternità ti stia venendo incontro, qualunque essa sia, e qualunque forma essa abbia».

Com'è cambiata la tua vita da quando non vedi più?
«Primo Levi dice che riuscì a salvarsi dall'orrenda metamorfosi a non-uomo vissuta ad Auschwitz con la poesia. Io mi sono salvato con la scrittura. Pensavo di non poter più scrivere. Come fa un cieco a scrivere? Avrei potuto dettare, ma l'avrei dovuto fare in una lingua che non è esattamente la mia, cioè l'italiano. E non avrei più potuto scrivere i miei bei Montalbano in vigatese. Fortunatamente è intervenuta Valentina Alferj. I sedici anni vissuti accanto a me hanno fatto sì che potesse aiutarmi. Negli ultimi tempi, padroneggiando perfettamente la mia lingua, Valentina era in grado di correggere le bozze per conto mio e dunque al momento cruciale è stata la mia ancora di salvezza. Certo, la mia vita è mutata perché sto imparando una cosa abbastanza complicata, ma impararla a 93 anni non è così difficile per me, perché nella mia vita io non sono mai stato un uomo superbo, mai. È una colpa che non potrà mai essermi imputata. Da quando sono cieco sto imparando l'umiltà della dipendenza dagli altri. Gli altri erano già importantissimi per me, ma ora hanno acquisito una importanza che non è valutabile. Sono completamente dipendente dalla cortesia e dalla gentilezza di chi mi circonda. Mi sono dovuto abituare a tutto questo. Ma questa lezione di umiltà è stata comunque salutare, e l'ho accettata di buon grado».

Pensi che la cecità abbia influenzato la tua scrittura?
«No, credo di no. Forse mi ha fatto più riflessivo, o leggermente meno impetuoso. Insomma, oggi mi concedo uno spazio maggiore di riflessione».

Un illustre critico letterario, Silvano Nigro, sostiene che negli ultimi Montalbano tu cerchi di liberarti del romanzo giallo per approdare al romanzo tout court. Sei d'accordo?
«Se questo è vero, è dovuto a un piano. Gli ultimi Montalbano hanno la stessa scrittura dei miei romanzi storici, mentre prima si differenziavano. La scrittura dei Montalbano, sia pure in vigatese, era molto semplificata. Ora sono riuscito a non fare più distinzioni tra un romanzo storico, scritto rigorosamente, e i Montalbano, nei quali concedevo qualcosa anche alla casalinga di Voghera. Non ho più bisogno di questo, i due linguaggi possono essere uno solo».

Resta il fatto che tu sei uno scrittore per molti versi inclassificabile. Sei un grandissimo, amatissimo, scrittore di romanzi gialli ma scrivi anche romanzi che hanno un tono completamente diverso. In alcuni sembri metterti in ascolto del male, con risonanze dostoevskiane.
«Sì, ma direi che questo ascolto c'è sempre stato nei miei romanzi, anche in Montalbano. È la cosa che mi interessa di più. Da sempre. Negli altri a cui ti riferisci sondo un male che si può definire assoluto. Io sono stato un appassionato lettore di Bernanos, del suo "Mouchette". Come classificheresti il male in "Mouchette"? Ecco, se c'è una influenza che rivendico è Bernanos».

Torniamo a Borges. Nel testo su Tiresia citi una sua frase: "Noi tutti siamo il teatro, il pubblico, gli attori, la trama, le parole che udiamo".
«Sì, è un concetto che aveva già espresso in vario modo Shakespeare. Il mondo è un palcoscenico, il teatro è una metafora della vita».

E il teatro è al centro del tuo ultimo Montalbano, "Il metodo Catalanotti". Il teatro sembra tornare nella tua scrittura come il luogo in cui rimettere tutto insieme. Questo accade sia nel testo su Tiresia, dove tu confondi ulteriormente le carte assumendo un triplice ruolo, d'attore, di persona e personaggio, sia nell'ultimo Montalbano, il cui sfondo è ambientato nel mondo del teatro d'avanguardia. Come mai?
«È un po' come quelle fiamme che cerchi in tutti i modi di tenere a bada, ma che all'improvviso, a sorpresa, fanno una gran vampata. Se tu guardi la mia bibliografia, ti rendi conto che tra il primo romanzo e il secondo sono passati otto anni. Sono otto anni di silenzio totale. E sono quelli in cui cerco di dare l'addio al teatro. Perché il teatro è la mia vita. Da quando ho cominciato a fare teatro non sono più stato in grado di scrivere un rigo, neppure una poesia, un miserabile sonetto di quattordici versi. Non ci riuscivo più, il teatro mi aveva completamente permeato. Sono vissuto per il teatro, ho cercato di liberarmene, e ora sembra essere venuto il tempo di tornarci con libertà».

Cosa ti piaceva di più del teatro: il rapporto con gli attori? O con il testo?
«Mi piaceva vedere una mia idea di personaggio trasformata in carne e ossa. L'ho provato sommamente quando ho messo in scena "Finale di partita" di Beckett, dove non c'è movimento se non nella parola, è un lavoro sulla parola ridotta all'essenziale. Per me la parola è l'uomo. Spesso quando scrivo romanzi e deve entrare un personaggio nuovo non lo descrivo, lo faccio parlare. Mi chiedo: questo come parla? Una volta individuato il suo modo di parlare, ricavo il suo aspetto fisico dalle parole. Se parla così, non può che avere dei baffetti piccolini alla Hitler e dev'essere anche un pochino claudicante, capito?».

Perfettamente. Mi colpisce che tu citi Beckett e la tua regia di "Finale di partita" perché quando ho letto "Conversazione su Tiresia" l'ho visto un po' come "L'ultimo nastro di Krapp", lo stesso rapporto con la memoria, la stessa volontà di raccogliere frammenti di memoria esplosa.
«È vero, ho fatto una sorta di "potage"».

Pensi che la vecchiaia sia anche umiliazione? Vedendo te non lo si penserebbe mai, anzi, si penserebbe il contrario.
«È il procedimento con cui se irrighi regolarmente un albero di arance lo preservi dalla morte, ecco, la mia irrigazione vitale è la memoria. Leonardo Sciascia diceva che da vecchi si è condannati alla presbiopia della memoria, cioè ti ricordi di un fatto che è accaduto quando avevi quattro anni e ti dimentichi di quello che hai mangiato il giorno prima. Ebbene, questa presbiopia è diventata vivissima in me. Per esempio, in questi ultimi giorni ho dialogato moltissimo con il mio nonno paterno. E dire che mi ero persino scordato come era fatto. Ora mi è tornato preciso, e mi è tornato anche il gioco che mi faceva fare. Poiché è morto quando io avevo appena compiuto tre anni, questa è una memoria di novant'anni fa. L'immagine è questa. Lui è malato, seduto su una poltrona accanto al letto, di fronte all'armoir con lo specchio. Io sono seduto sulle sue ginocchia, e lui mi dice: «Nenè, taliati 'u specchio». Io rispondo: «Nonno, ci sono». E lui, di colpo, mi butta fuori dallo specchio. «E ora?», chiede. «Non ci sono più, nonno», rispondo. E, di slancio, torno a riflettermi nello specchio. Questo gioco mi è tornato lucidissimo in questi giorni. Ecco, questa irrigazione continua mi tiene vivo, e produce ancora qualche frutto sull'albero».

Ti dispiace descrivermi la tua giornata?
«Posso dirti che per ora è buona. Comincia in bagno, e per tutto quello che sono i lavacri mattutini sono completamente autonomo. Basta che non mi spostino gli oggetti e riesco a farcela da solo. E finalmente respiro, perché mi devi credere, Roberto, ti dico la verità assoluta, io mi sono sempre odiato. Vedere questa faccia da imbecille ogni mattina allo specchio, essere costretto a guardarsi e a fare le smorfie, mi pesava. Io mi sono odiato da sempre, e ora finalmente non mi vedo più. Ah, che meraviglia! Sì, vado un po' alla cieca, mi faccio qualche taglietto in più, pazienza. Quando sono vestito di tutto punto, me ne vengo qui, allo studio. Prima, quando ancora vedevo, mi mettevo immediatamente a lavorare al computer. Ora è un po' diverso, resto un po' da solo a riflettere. Valentina deve accudire alle sue faccende domestiche, poverina, e quindi arriva intorno alle dieci. In quell'ora in cui la aspetto rifletto su quello che dovrò dettarle. Quando arriva lavoriamo sino all'una meno dieci. Poi vado a mangiare, e, dopo, a riposarmi, un'abitudine che in questi ultimi anni è diventata obbligatoria. Mi alzo verso le tre e mezzo, e, nel pomeriggio, viene una ragazza, non sempre è la stessa, che mi fa da lettrice, o mi aiuta a fare le mie ricerche. Con lei lavoro sino alle sei e mezza, a quel punto stacco e sento un po' di musica alla radio. Alle sette mi trasferisco nell'altro appartamento e con mia moglie guardiamo il telegiornale, poi ceniamo, e verso le undici e mezzo andiamo a letto. Questa è la mia giornata tipo. Ah, dimenticavo di dire che nel pomeriggio mi faccio anche leggere un po' della posta che arriva. Se qualcuno mi manda un libro di poesie, dico alla ragazza di leggermene qualcuna, e se è il caso le dico di mettermelo da parte, oppure le dico che può toglierlo dai piedi. Aggiungo che nel pomeriggio sono continuamente interrotto da figlie, nipoti e pronipoti. Queste interruzioni non mi dispiacciono, perché io sono stato capace di scrivere al computer avendo due bambini di tre anni sotto il tavolo che mi davano pedate, urlavano e cantavano, e un altro che girettava per la stanza. Ecco, questo casino più che dispiacermi mi piace, perché ho sempre avuto bisogno di sentire la vita attorno a me, non ho mai capito il poeta che si chiude nella turris eburnea. Cosa ci stai a fare nella tomba? Così è accaduto che un giorno mia moglie entrasse nello studio e vedendo un macello di bambini, e io che continuavo tranquillo a scrivere, mi dicesse: «Tu non sei uno scrittore Andre', sei un corrispondente di guerra!».

Nel testo su Tiresia accenni a certe discussioni avute con Pasolini. Di cosa si trattava?
«È una storia terribile. Ero stato incaricato di mettere in scena il suo "Pilade". E siccome ero molto amico di Laura Betti, le chiesi di procurami un incontro con Pier Paolo per parlargli della mia idea di regia. Ci incontrammo e ne discutemmo, lui si trovò sostanzialmente d'accordo. Al terzo incontro lui mi chiede: «E gli attori chi sono?». Dico: «Cercherò di prendere dei ragazzi usciti dall'accademia, quelli che sono stati miei allievi». «Eh, no», fa lui. «Non mi fare un Pilade che parla perfettamente italiano». «Perché, tu come l'hai scritto?», gli chiedo. «In italiano», risponde. «Ma le voci educate non mi piacciono, prendi dei ragazzi di strada». «No», dico io, «con i ragazzi di strada questo testo non posso farlo». Insomma, ci accalorammo, tanto che io gli chiesi di rivederci, pensavo che questa cosa tra noi due andasse chiarita. Lui mi rispose che stava per fare un viaggio e che al ritorno mi avrebbe chiamato. Io andai a Bagnolo con mia moglie, e quando una sera accesi il televisore sentii la prima notizia del telegiornale: era l'assassinio di Pier Paolo. Fu tremendo. Dopo, mi rifiutai di mettere in scena Pilade. Non potevo più».

Come ti arriva, ora, il rumore di tutto quello che sta accadendo dal punto di vista politico in Italia?
«Purtroppo non mi arriva ovattato. Gradirei che mi arrivasse attutito, invece arriva molto forte. E soprattutto colpisce la mia impotenza, perché in altri tempi avrei scritto degli articoli, ora non posso più, non me la sento. È il motivo per cui intervengo raramente nelle trasmissioni televisive. Non vado mai in studio, non sopporto l'accavallarsi delle voci. Non vedendo, le urla mi confondono».

Per te che sei uno scrittore che da sempre dialoga con Pirandello - un Pirandello imparentato a Gogol - dovrebbe essere particolarmente interessante questo momento di finzioni, in cui la politica cerca di purificarsi ma sembra essere allo stesso tempo pura finzione. In Sicilia persino l'antimafia, per fortuna non tutta, è diventata finzione, e in campo nazionale la politica del nuovo spesso nasconde un forte tasso d'impostura. Come la vedi tu?
«Malissimo. Ho sempre pensato che la politica dovrebbe essere uno specchio lucidissimo. Sono stato abituato male, perché tutto si poteva dire degli uomini di Stato con i quali sono nato alla politica - si chiamavano Einaudi, De Gasperi, Togliatti, Sforza - ma pensando a loro oggi mi commuovo. Quando l'Italia nella persona di De Gasperi venne chiamata a Parigi a discolparsi davanti ai vincitori e a dire quale sarebbero stati i propositi dell'Italia democratica, lui sapeva che si sarebbe trovato in quel teatro, da sconfitto, davanti ad americani, inglesi, russi, francesi, neozelandesi. La sera prima, nella sua stanza - questo lo ha raccontato Vittorio Gorresio - c'erano con lui Togliatti, Nenni, Sforza, Parri, tutti a verificare il documento che avrebbe letto e a dire «senti, che dici?, sostituiamo questa parola, scriviamo così», in un clima cioè di totale collaborazione. Ecco, questa è l'Italia. Pensa che al momento di andare sul palco, Sforza disse a De Gasperi «Alcide, cambiati la giacca, questa è un po' lisa», e lui rispose «Ma io non ne ho altre». Allora Sforza gli si mise accanto, vide che erano su per giù della stessa taglia, si levò la giacca, e gliela porse. dicendo: «Mettiti la mia che è più nuova». Questa è l'Italia che ho amato. Quella di oggi, con questi personaggi, mi fa oscillare tra l'orrore e lo spavento».

Ti faccio l'ultima domanda da Tiresia. Se tu dovessi avvertire gli italiani di un pericolo futuro, se dovessi predire il rischio più grosso che attraversa l'Italia come comunità, quale diresti?
«Quello economico, con i suoi riflessi sul sociale. La bilancia è sensibilissima, basta una mezza parola per fare precipitare la situazione. Lo spread che prima si manteneva sino a 150 è salito sino a duecento appena uno di questi due proconsoli ha detto che bisogna ritrattare i contratti con l'Europa. Io temo che questi individui sono capaci nel giro di ventiquattro ore di farci inghiottire dal mercato, di ridurci come Don Falcuccio, con una mano davanti e una di dietro. E provo una gran pena. Mi sono occupato per tutta la vita di politica, da cittadino, e lasciare un'Italia così ai miei pronipoti mi fa pensare di aver fallito tutto».

di Roberto Andò
da 

L'Espresso del 15-06-2018

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martedì 29 maggio 2018

GRANDE FOLLA ED ENTUSIASMO AL PREMIO VIVI VEJO 2018



















Sabato 26 maggio si è tenuta la nona edizione del Premio Vivi Vejo che vede coinvolte numerose scuole primarie e secondarie di Roma nord per un appuntamento ormai consolidato che da voce ai ragazzi.  Il 2018 è l'Anno Europeo del Patrimonio Culturale e in questo tema i giovani hanno visto uno sbocco di speranza e orgoglio.  Grande è stato l'entusiasmo e la partecipazione e la sala grande del Museo Venanzo Crocetti, che ancora una volta ha messo a disposizione i suoi bellissimi spazi per questo momento importante, è stata affollata dai presenti, genitori, insegnanti e amici dell'Associazione Vivi Vejo che sono venuti a scoprire chi erano i vincitori del Concorso Letterario e del Concorso Artistico.
Come ogni anno la Vivi Vejo ha il piacere di selezionare un suo iscritto che si è distinto nel volontariato a favore della comunità di Roma nord e un personaggio all'esterno dell'Associazione che collabora con noi nei nostri progetti.
Pur diventando sempre più difficile scegliere tra tante belle persone disponibili, quest'anno il consiglio Direttivo ha votato all'unanimità il Socio dell'Anno Valentino Londero, che si è distinto per il suo entusiasmo nel corso di Computer per la terza età, partecipando alla Conferenza sull'alternanza Scuola Lavoro presso il Convitto Nazionale e garantendo la sua presenza presso l'area verde adottata dalla Vivi Vejo lo scorso anno.
Il Premio Personaggio dell'Anno è stato consegnato a Simona Cassano che, insieme alla Federazione degli Istituti Pro Ciechi, ha organizzato per la Vivi Vejo i laboratori sui libri tattili e il Braille per i bambini dell'Istituto Amaldi, dimostrando con la sua sola presenza che essere ciechi non vuole dire fermarsi, chiudersi in casa e smettere di vivere.  Simona si è laureata in Giurisprudenza, ha perso la vista in entrambi gli occhi da piccola e non si ferma mai.  Da anni partecipa ai laboratori organizzati dalla Vivi Vejo, alle visite tattili e alla Maratona di Roma e siamo fieri di avere una bella persona come lei tra i nostri amici.
Ecco i vincitori del Concorso Letterario:

Vincitori concorso letterario scuola primaria (categoria allievi di II e III elementare)
1° Alessandro Antonelli  (elementari Amaldi classe IIF)
2° Giulio Casponi (elementari Amaldi classe IIF)
3° Arianna Filzi (elementari Amaldi classe IIF)
 
Vincitori concorso letterario scuola primaria (categoria allievi di IV e V elementare)
1° Siria Averardi (elementari Soglian classe IV A)              
2° Sophia Zonetti (elementari Soglian classe IV A)
3° Shamyra Fiumara (elementari Soglian classe IV A)
 
Vincitori concorso letterario (categoria allievi scuola secondaria di primo grado)
1° Sofia Leone (Amaldi classe I E)
2° Chiara Licci (Asisium classe II C)
3° Giulia Taliani (Buozzi classe I B)
 
Vincitore concorso letterario per immagini
Andrea Polito (medie Amaldi classe II E)
 
 





E per il Concorso Artistico:

 Primo Premio,   Ellis Shilling, anni 16, della Scuola St George's.

 Secondo Premio,  Valeria Miraglia Del Giudice, anni 13, del St George.

Terzo Premio: Giulia Vernice, , frequentante la 2a C dell'Asisium.


Un libro con CD sul Dicastero di Porto Recanati di Giancarlo Capici è stato dato   a Giulia MamGibello, anni 16, Istituto Asisium
e un altro libro con CD  è stato dato a Viola Martin, Anni 15 Istituto Asisium

Una menzione speciale con medaglia  è stata fatta per due gruppi:
1. Gianluca Aguilar
Samuele Puglisi, Terza A, Istituto Asisium


2. Buccarini Laura
Santoni Nina
Moretti Flavia
Ditarsia Margherita

Seconda A, Istituto Asisium

Ogni partecipante ai due concorsi che ra presente in sala ha ricevuto una medaglia con il logo della Vivi Vejo ONLUS perché crediamo che anche la partecipazione meriti una premiazione.
 al Concorso 

Un ringraziamento speciale all'amico giornalista Paolo Pagliaro che ha presieduto anche quest'anno la giuria del Concorso Letterario, pur non riuscendo a partecipare sabato 26 maggio a causa delle incertezze riguardanti il governo italiano, la giuria composta dalla Coordinatrice Cristina Decaro, Maura Maria Rosoni e Angela Pagano:  Ringraziamo anche il Critico d'Arte Giorgio Palumbi che quest'anno ha presieduto la giuria del Concorso Artistico insieme alla scultrice Alberta Grossi e alla pittrice Vittoria Toccangini.
E io ringrazio di cuore il mio fantastico consiglio direttivo tutto al femminile: Giuliana Converti, Simonetta Fabro, Ursula Henke, Marilena Odeven, Margrit Mau, Maria Maura Rosoni, Rosella Turi
P.M.T.
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domenica 20 maggio 2018

PREMIO LETTERARIO E PREMIO ARTISTICO 2018

Il 2018 è stato eletto Anno Europeo del Patrimonio Culturale e l'Italia è in testa, almeno per quanto riguarda la cultura.  Il 51% del patrimonio culturale mondiale si trova nel nostro paese.  Ma sappiamo valorizzarlo?  Abbiamo chiesto ai ragazzi delle scuole di Roma nord di raccontarci le loro opinioni perché loro stessi  ci aiutano a riflettere.  E inutile far finta di niente: l'Italia è un paese che sta male, che non riesce a risollevarsi da una crisi dalla quale ormai gli altri paesi sono ben fuori.  Ma forse possiamo ripartire proprio dalla nostra cultura, dalle nostre radici.
Sabato 26 maggio 2018 alle ore 16 vi aspettiamo al Museo Venanzo Crocetti, Via Cassia 492, per ascoltare la voce dei giovani e per ammirare le opere d'arte che ci propongono per il Concorso Artistico.
Con l'esclusiva collaborazione del giornalista televisivo Paolo Pagliaro e il critico d'Arte Giorgio Palumbi.
Ingresso gratuito.
 Per info scrivere a info@vivivejo.org
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domenica 13 maggio 2018

L'INTEGRAZIONE è POSSIBILE GRAZIE ALLA SOLIDARIETA'


il 24 aprile  2018 il Progetto Integrazione  nelle Elementari    ha accolto un nuovo  bambino:  Isfahim,   appena arrivato dal Bangladesh, che non conosce l'Italiano.  E per chi  lavora e crede nel progetto, c'è stata una bella soddisfazione:
sono stati  proprio i   bambini della  IV elementare che partecipano al Progetto Integrazione che  hanno  immediatamente  chiesto di poter  dare una mano al  dolce  Isfahim, di un paio di anni piu' giovane di loro. In particolare  un bambino del Nord Africa   ha chiesto di poter saltare  la lezione ed  andare ad aiutare  il piccolo, seduto  ad un tavolino separato con la maestra Marzia,   perchè  si ricordava di quando lui stesso, appena arrivato in Italia, si sentiva perso e  infelice  perchè non   capiva nulla e non riusciva a scrivere  con i caratteri  latini,  .  L'intervento del piccolo  generoso  sta aiutando molto  Isfahim, che sta  già imparando a scrivere ed a contare.    E' un esempio gratificante di integrazione e solidarietà.
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sabato 12 maggio 2018

12 MAGGIO 2018 GIORNATA MONDIALE DELLA EDUCAZIONE STRADALE. PRESENZA DELLA VIVI VEJO PRESSO IL DESK DELLA UIC.


In occasione della 'Giornata Mondiale della Educazione Stradale',  la Vivi Vejo ha contribuito  alle attività del  desk  della Unione Italiana Ciechi presso la Aranciera di San Sisto, con il supporto  un volontario dell'Alternanza Scuola Lavoro  Vivi Vejo - Convitto. Tra le attività svolte dalla aSSOCIAZIONE , è stato  pubblicizzato  sia il video 'Vedere da non Crederci?   realizzato  e sponsorizzato dalla Vivi Vejo  per  sensibilizzare  il pubblico  sulle reali capacità dei  non vedenti ed ipovedenti  a svolgere  qualsiasi tipo di attività,     sia  il  programma 'Diamoci una Mano', un progetto  ideato  e gestito dalla Vivi Vejo  dal 2011,  mirato alla ricerca di  volontari per la disabilità  visiva  tra i giovani e i meno giovani. Il programma 'Diamoci una Mano' è ancora  oggi una attività di punta  dell'Associazione Vivi Vejo Onlus,  che  recluta ed   addestra in proprio i volontari, con il patrocinio della UIC.   fine del testo.



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mercoledì 9 maggio 2018

LO SPORT DAL MIO PUNTO DI VISTA

L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Consiglio Regionale del Lazio, in collaborazione con il Centro Regionale Sant'Alessio, ha organizzato l'evento "Lo sport dal mio punto di vista", il quale avrà luogo il 18, 19 e 20 maggio.

L'iniziativa è stata realizzata grazie al contributo della Regione Lazio, del Centro Regionale Sant'Alessio ed h ricevuto il patrocinio dell'Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio. Il progetto ha lo scopo di favorire la conoscenza e la diffusione dello sport tra i giovani non vedenti, i processi di inclusione sociale attraverso le attività sportive e sensibilizzare la collettività di fronte al problema della cecità o dell'ipovisione.

Il programma dell'evento, grazie anche alla disponibilità delle associazioni sportive che hanno collaborato alla sua realizzazione, prevede numerose attività 

Venerdì 18 maggio si inizierà presso il Parco del Tevere Extreme a Fiano Romano, con il campione paralimpico Daniele Cassioli che istruirà i ragazzi non vedenti allo sci nautico. 

Per raggiungere l'evento è stato messo a disposizione un servizio di bus-navetta che partirà dal Sant'Alessio alle ore 9:00. 

Sabato 19 e domenica 20 maggio la manifestazione proseguirà presso il Poseidon Sporting Club sito in via Laurentina 470, dove sarà possibile praticare arrampicata sportiva, tiro con l'arco, scherma, baseball, calcio a cinque, nordic walking, wave walking, idrobike, nuoto, ballo sportivo, yoga, judo, difesa personale, showdown, torball.

Durante la manifestazione sarà presente presso il Poseidon Sporting Club un gazebo informativo dove il personale dell'Uici, insieme a quello del Sant'Alessio, forniranno supporto ed informazioni alle famiglie e ai ragazzi non vedenti che vorranno svolgere le attività sportive. Il 19 aprirà, in via straordinarialo sportello informativo del Comitato Italiano Paralimpico -Sant'Alessio.

Per partecipare è necessario prenotarsi presso la sede del Consiglio Regionale del Lazio sita in Via Collalto Sabino al 0686391117 o scrivendo a uiclazio@uiciechi.it.

Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Consiglio Regionale del Lazio 

Il Presidente 

Claudio Cola


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mercoledì 25 aprile 2018

Laboratorio di Coaching al Convitto Nazionale


lunedì   23  aprile 2018  si è tenuto presso il Convitto Nazionale   un laboratorio  di coaching,  curato dal Dott.  Damiano Pisanu, Coach Professionista, e socio della Vivi Vejo, accompagnato da due membri del Consiglio Direttivo dell'Associazione: la Dottoressa Giuliana Converti e la Signora Margrit Mau.  Il titolo dell'evento è  'Dal Desiderio al Risultato'. Il laboratorio  è  parte di un percorso  di  auto- conoscenza delle emozioni  e auto-valutazione dei risultati previsto nel progetto di Alternanza Scuola Lavoro tra Vivi Vejo e Convitto Nazionale. I ragazzi avevano iniziato questo percorso  il 9 febbraio scorso,  e questa seconda sessione, presentata sotto forma di laboratorio di gioco e discussione, ha proseguito ad analizzato le esperienze di ognuno  dopo  tre mesi di attività dell'Alternanza.

Sono stati brevemente  introdotti   i concetti dell'EQ,l'Intelligenza Emotiva, per permettere ai ragazzi di avvicinarsi, in forma pilotata, al  concetto che la sfera dei  sentimenti e quella del pensiero razionale sono ugualmente importanti ed interconnessi,  passaggi obbligati per  una progettazione consapevole. 

La rappresentazione  con la plastilina  di un proprio desiderio 'da qui a cinque anni', ha portato alla realizzazione  di figure astratte, poetiche, romantiche, come la luna, le stelle, il sole, una elegante medusa, e  concrete, come nel caso del  cesto con  all'interno un diavoletto,  di una ballerina blu (a cura di una studentessa del liceo coreutico),  e di un grande occhio, una vera sintesi del desiderio  di conoscere, osservare,  viaggiare, 'partecipare al global village'. 

di Giuliana Converti
Vice Presidente
Coordinatrice dei Progetti Vivi Vejo ONLUS

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lunedì 16 aprile 2018

Fwd: 14 APRILE 2018. MUSEO CROCETTI. GOOD DEEDS DAY. FOTO PER SITO.

LABORATORIO TATTILE: al Museo Crocetti per il Good Deeds Day sabato 14 aprile con la Vivi Vejo  .   

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lunedì 9 aprile 2018

UNA MARATONA SOTO IL PRIMO SOLE DI PRIMAVERA













Per la prima volta quest'anno il Marathon Village si è svolto all'interno della Nuvola, il nuovo moderno palazzo che racchiude al suo interno una nuvola, come se si rispecchiasse sul vetro.
Come di consueto, anche la Vivi Vejo e i suoi instancabili volontari hanno allestito un tavolo dal quale hanno proiettato il corto metraggio realizzato dal regista giacomo Dotti £"Vedere da non Crederci" come parte del progetto per sensibilizzare ed informare il pubblico sulle disablità visive e le difficoltà e capacità dei ciechi.
Domenica si è svolta la Stracittadina con una partecipazione di 80.000 iscritti.
Bellissima l'idea di istallare gli stand delle onlus intorno al Circo Massimo.
Nelle foto, gli amici non vedenti che hanno partecipato con noi alla Stracittadina, Giuliana Converti, Responsabile dei Progetti e neo eletta Vice Presidente della Vivi Vejo, Margrit Mau, neo eletta Consigliera e Coordinatrice del Progetto sulle Disabilità Visive, Simonetta Fabro, Responsabile dei Rapporti con le scuole, e Edoardo, un giovane dell'Alternanza Scuola Lavoro del Convitto Nazionale.

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venerdì 30 marzo 2018

AUGURI DI BUONA PASQUA DALLA VIVI VEJO

L'Associazione Vivi Vejo ONLUS augura a tutti i soci e amici una santa e serena Pasqua
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lunedì 19 marzo 2018

GLI OVETTI DELLA FEDERAZIONE DEGLI ISTITUTI PRO CIECHI


Il Team Libri Tattili della Federazione Nazionale delle istituzioni pro Ciechi è lieto di comunicarvi che, in occasione della Pasqua, ha realizzato una golosa confezione di ovetti di cioccolato la cui struttura rievoca il casellino braille e col quale ci si potrà divertire a comporre le letterine braille spostando gli ovetti in essa contenuti. Chi lo vorrà, potrà ritirarla, a partire da Mercoledì 21 Marzo, presso la tattiloteca di via Alberto Pollio 10 con un contributo minimo di 3 €.
Il ricavato verrà utilizzato per editare un libro tattile illustrato.
È possibile prenotarla telefonando allo 06.39365713
o scrivendo a simona.cassano@prociechi.it

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domenica 18 marzo 2018

UN'ALTERNANZA SCUOLA LAVORO CHE FUNZIONA DAVVERO





Come descrivere le emozioni che si provano quando ci si siede intorno ad un tavolo con i ragazzi del Liceo, Terzo anno, età sedici anni, con il mento nella mano e orecchie ben aperte mentre i nostri amici non vedenti spiegano come si cammina con un cieco, come vive oggi il non vedente, quante sono le differenze anche tra i ciechi, le loro difficoltà ma anche le loro numerose capacità
..  Si è svolto mercoledì mattina 14 marzo presso l'Aula Magna del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II in Piazza Monte Grappa a Roma l'addestramento di dodici ragazzi che partecipano con la vivi Vejo ONLUS all'Alternanza Scuola Lavoro con il Progetto sulle Disabilità Visive, il Progetto Integrazione, il Progetto Informatica per la Terza Età e il Progetto a favore dell'Ambiente.
Hanno partecipato Antonio Grauso, ex militare e non vedente da una decina di anni; Fabrizio Marini, Massimo esperto di mobilità a Roma per i non vedenti e membro dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipo Vedenti e Adele Masci, anche lei non vedente e Professoressa di Lettere del Liceo.
E' molto importante comprendere il mondo di chi non vede e sapere che chi non può comunicare con gli occhi può comunque confidare nell'udito, nel tatto, nell'olfatto e rimane comunque la stessa persona che sarebbe se fosse in grado di vedere.  La tecnologia ha fatto passi da gigante negli ultimi anni e i non vedenti possono ora anche uscire di casa da soli ed essere guidati dalle sintesi vocali dei loro cellulari, che li avvisano di eventuali ostacoli, li guidano lungo il  loro percorso e li avvisano quando arriva un mezzo pubblico o quando è ora di scendere.
I ragazzi entrano nel mondo del cinema e del teatro con l'audio descrizione e comprendono che cosa vuol dire integrazione, nel vero senso della parola.
Allo stesso tempo i ragazzi iniziano a crearsi un curriculum che li accompagnerà per sempre durante la loro vita lavorativa, crescendo con l'esperienza di un lavoro offendo aiuto ad un altro essere umano, diverso solo perché è stato privato del senso della vista.
Insieme ai ragazzi, i non vedenti hanno camminato su e giù per le scale, nel giardino sottostante e lungo i marciapiedi verso il viale: una zona bella di Roma ma pur sempre resa difficile nell'accessibilità dai cittadini che parcheggiano selvaggiamente sulle strisce o in seconda fila, o dalle buche che riempiono i marciapiedi, dai motorini e biciclette parcheggiate sui marciapiedi e dalle siepi e i rampicanti che crescono troppo al di la dei muri finendo inevitabilmente in faccia di chi cammina dritto per la sua strada senza vederli pensando di trovare libero il percorso.
Un'esperienza di vita, non solo di lavoro.
Noi ringraziamo il convitto per l'apertura  che ha dimostrato con questa collaborazione e sensibilità.  I ragazzi sono fantastici, educati e maturi e la nostra speranza che riescano a rendere il futuro di questo paese migliore ci solleva.

di Paula Morandi
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sabato 17 marzo 2018

CORRI CON NOI E AIUTA IL TUO QUARTIERE






Marzio De Blasis, il nostro maratoneta,  ha aperto un'iniziativa di raccolta fondi,

Marzio corre per Vivivejo

a favore del  progetto: Diamoci una mano,

Se desideri ringraziarlo o metterti in contatto con il fundraiser, puoi scrivergli a questo indirizzo: Send Mail

Cordiali saluti


La Vivi Vejo ONLUS

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sabato 10 marzo 2018

CORRI CON NOI O ... STAI A GUARDARE

Non è necessario correre o perfino camminare nella Stracittadina, o Roma fun, che ogni anno all'interno della Maratona di Roma coinvolge le associazioni di volontariato, i disabili, i giovani e gli anziani e persino i cani con tanto di maglietta e pettorale.
quest'anno la Maratona di Roma avrà luogo domenica 8 aprile quando saremo rientrati dalle vacanze di Pasqua e la Vivi Vejo vi aspetta.  Potete acquistare la vostra maglia della Maratona 2018 e potrete indossarla con noi '8l' aprile o potrete semplicemente tenerla da parte e regarlarla a qualcuno, ma prendendola dalla Vivi Vejo darete una mano ai tanti progetti che vede impegnata l'Associazione in prima linea a Roma nord da anni Nella foto il nostro runner non vedente Sandro Mille
.
Scrivi oggi stesso, sei ancora in tempo, a info@vivivejo.org per prenotare la tua maglia.

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mercoledì 21 febbraio 2018

LA GIORNATA INTERNAZIONALE DEL BRAILLE







onoscere il silenzio aiuta la concentrazione.  Chiudiamo gli occhi e sentiamo i profumi dell'aria, i suoni che ci circondano, tocchiamo gli oggetti e sentiamo il calore che emanano.
Oggi, insieme ai bambini della scuola elementare presso la Scuola Amaldi e i ragazzi del Convitto Nazionale che partecipano all'Alternanza Scuola Lavoro con la Vivi Vejo ONLUS abbiamo giocato al gioco del silenzio.  Abbiamo creato il buio e abbiamo messo tanti oggetti diversi tra loro su un tavolo. li abbiamo coperti con un telo e abbiamo spento le luci.
Il buio ci ha avvolti ma siamo riusciti a spegnere anche tutti i suoni allinterno della stanza e così i bambini hanno provato ciò che sente ogni giorno una persona non vedente.  Si sono riattivati gli altri sensi e mentre le loro manine sfioravano l'oggetto da loro scelto, l'olfatto e l'udito hanno messo da parte la vista e si sono concentrati su quello che avevano in mano.
chi vede si ferma alle apparenze, chi non vede è costretto ad andare in fondo e alla fine, con quattro sensi in azione, è in grado di riconoscere persino i colori, i materiali e l'identità di un oggetto.
E quando orai non serviva più la nostra guida, sono sati gli stessi ragazzi del Convitto che hanno preso in mano la situazione e hanno condotto loro sessi i bambini nel viaggio del buio, un'esperienza di ascolto e di comprensione.

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domenica 18 febbraio 2018

CINEFORUM ALL'OLGIATA

Riprendono i Cineforum presso la Parrocchia dei SS Pietro e Paolo il martedì pomeriggio .

ore 17,30.


Martedì 20 febbraio ore 17,30 Non è mai troppo tardi con Jack Nicholson e Morgan Freeman

Martedì 13 marzo ore 17,30 L'ottavo giorno con Daniel Auteuil, Didier de Neck

Martedì  10 aprile ore 17,30 Chiamatemi Francesco regia Daniele Lucchetti con Sergio Ernandez

Martedì 8 maggio ore 17,30 Lion, la strada verso casa con Dev Patel

Martedì 5 giugno ore 17,30 Voglia di tenerezza con Shirley Maclaine e Jack Nicholson



E' richiesto un minimo contributo ad offerta libera.








file da te  libera associazione con finalità culturali e ricreative

info@filedate.it  www.filedate.it   C.F. 97654950589
Sede Legale: Largo Olgiata, 15 isola 106 ed. 7/E int. 2
Tel. 339/5-763-763                          fax 06/30889600



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domenica 11 febbraio 2018

Conoscere se stessi per un futuro migliore

Un incontro con i ragazzi del terzo Liceo al convitto Nazionale, situato in Piazza Monte Grappa per un corretto avviamento alle attività che la Vivi Vejo ONLUS offre con l'alternanza Scuola Lavoro si è tenuto venerdì con l'abile conduzione del Dott. Damiano Pisanu, Rappresentante dell'Associazione Italiana Coach Professionisti.     Veramente molto incoraggiante è stato testimoniare la maturità dei ragazzi, il loro desiderio di identità e di migliorarsi e anche l'umiltà di riconoscere di non conoscere ancora tanti percorsi che la vita offre.  Molti hanno manifestato interesse per l'arte, la cultura, il volontariato, sia con le persone della terza età che con i bambini e i disabili.
Al termine della mattinata, un breve  addestramento con Antonio Grauso, divenuto cieco dieci anni fa in seguito ad una Retinite Pigmentosa.
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sabato 10 febbraio 2018

LA VIVI VEJO ONLUS VA DAL PAPA




Confermato oggi l'incontro che la Vivi Vejo ONLUS ha richiesto al Santo  Padre per l'11 aprile, quando un  gruppo di amici affetti da disabilità visiva si incontreranno, alcuni per la prima volta, a Roma per un'intera settimana di grandi attività, a partire da domenica 8 aprile con la Maratona di Roma e la Roma Fun che anche quest'anno vede in prima linea i soci della Vivi Vejo, seguita dalla presentazione del corto metraggio in Campidoglio Vedere da non Crederci il martedì, una visita ai Musei Capitolini e per il Good Deed Day, una mostra tattile al Museo Crocetti sulla Via Cassia.
In tutte le attività saranno coinvolti i ragazzi delle scuole superiori che partecipano all'Alternanza Scuola Lavoro con la Vivi Vejo.

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venerdì 9 febbraio 2018

Lavoratori disabili, idonei ma non assunti: ricorso contro Roma Capitale



L'amministrazione è sotto organico di 263 lavoratori con disabilità: ma gli idonei del concorso per "Istruttore Urp - Redattore pagine web", riservato a persone con disabilità, non sono mai stati chiamati. Dopo le proteste, si va verso il ricorso per "Mancato rispetto delle assunzioni obbligatorie". 

ROMA. I requisiti li hanno, l'idoneità anche, il posto di lavoro – in teoria – è lì che li aspetta: eppure, circa 160 candidati disabili, riconosciuti idonei al concorso per Istruttore amministrativo di Roma Capitale, restano ancora a casa. Questo, sebbene Roma Capitale sia sotto organico di ben 263 unità per quanto riguarda gli obblighi assunzionali. A denunciarlo, è il "Comitato Idonei Disabili", che rappresenta centinaia di idonei disabili vincitori del concorso del Comune di Roma relativo alla figura professionale di Istruttore Urp e Redattore Pagine Web. E che sta preparando il ricorso contro Roma Capitale, per mancato rispetto delle assunzioni obbligatorie di disabili. 

"Una storia che ha dell'incredibile – spiega il comitato in una nota - Disabili dimenticati, costretti a fare ricorso contro il Comune di Roma per vedere riconosciuto un diritto sacrosanto, il lavoro, dopo che hanno superato un concorso pubblico da ormai cinque anni. Le istituzioni sono state interpellate tutte - commenta la portavoce del comitato dei disabili, Silvia Agostinetto – ma le nostre istanze, anche per arginare la grave situazione di sotto organico sono state ignorate, proprio da chi quotidianamente si occupa di politiche di inclusione. Lo abbiamo ribadito a tutti, siamo scesi anche in piazza a manifestare – sottolinea la portavoce –: Roma Capitale è sotto organico di 263 unità totali per persone disabili. Ma abbiamo ottenuto solo un silenzio assordante". Per questo, a fine dicembre, il comitato si è rivolto all'avvocato Fernando Gallone, che sta curando il deposito del ricorso innanzi al Tribunale di Roma. 

Quello dell'amministrazione è un caso emblematico, ma non certo isolato, visto che l'Italia, nonostante abbia una delle migliori legislazioni in materia di tutela dei disabili, di fatto è il Paese europeo nel quale i cittadini disabili hanno minori chance di accedere al mondo del lavoro. "La verità è che l'elusione è altissima – commenta il comitato - anche perché le sanzioni, seppur esistenti, non vengono mai applicate. Proprio in questi mesi la Commissione Europea sta avviando una nuova procedura di infrazione contro l'Italia per mancato raggiungimento degli obiettivi della Direttiva 2000/78/CE in materia di pari opportunità nell'accesso al lavoro". 

E a commettere infrazione non sono soltanto le aziende private, ma anche le amministrazioni pubbliche: come Roma Capitale appunto, che "da parecchi anni presenta scoperture nelle quote di assunzioni di disabili", riferisce il comitato. E non esistono giustificazioni di sorta, né spending review che tenga: "Le assunzioni dei disabili, nella quota d'obbligo sono del tutto sottratte alla discrezionalità dell'amministrazione – spiega l'avvocato Gallone - non incontrano il limite del blocco del turn over, poiché sono espressamente esonerate dalla legge e non possono neppure essere impedite nel caso l'ente locale sfori il cosiddetto patto di stabilità. In altre parole, Roma Capitale non poteva in alcun modo sottrarsi a queste assunzioni, eppure da anni lo fa. Aggiungiamo, infine – prosegue Gallone – che i nostri assistiti sono tutti idonei in graduatoria di una procedura concorsuale del 2012 per Istruttori Categoria C. Secondo il CCNL 31/3/1999 applicabile ai dipendenti di Roma Capitale, i dipendenti appartenenti alla Categoria professionale C possono svolgere tutte le mansioni ascrivibili a tale specifica categoria, in quanto trattasi di mansioni professionalmente equivalenti, quindi possono svolgere la mansione di Istruttore Amministrativo. Ebbene, Roma Capitale ha una carenza d'organico di 1532 Istruttori amministrativi: eppure, ci sarebbero circa 160 idonei nella graduatoria riservata ai disabili dei nostri ricorrenti che potrebbero benissimo svolgere la mansione di Istruttore Amministrativo. E allora perché Roma Capitale, nonostante l'obbligo di legge non li assume? Non è dato saperlo...". Secondo l'avvocato e i ricorrenti, dunque, "il comportamento di Roma Capitale integra gli estremi della discriminazione indiretta, secondo la nozione comunitaria, poiché impedisce di fatto ai disabili l'accesso al mondo del lavoro". (cl)

Redattore Sociale del 08-02-2018)
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sabato 3 febbraio 2018

RIPARTONO I CORSI DI COMPUTER PER LA TERZA ETA' A LA STORTA






Sono iniziati questa mattina presso la scuola Pianeta Studio a La Storta i corsi di computer per la terza età che la   Vivi Vejo ONLUS.  organizza da oltre 5 anni Questo è il primo anno che la Vivi Vejo propone dei piani di lavoro con l'Alternanza Scuola Lavoro impiegando i giovani nei progetti che hanno reso ormai nota in tutta la Capitale la Vivi Vejo ONLUS.  



I giovani che frequentano il triennio della scuola superiore possono scegliere tra le varie possibilità offerte dall'Associazione quale progetto intraprendere e grazie alla collaborazione con l'AICP imparano a realizzare un progetto e a metterlo in atto.  



E'' collaborando tra associazioni, Enti e Organizzazioni private e governative che si riesce veramente a portare avanti dei veri e propri progetti, utili alla nostra società.  Per il quarto anno consecutivo l'Associazione Pianete Studio mette a disposizione lo spazio, la rete WIFi e i computer per dare ai cittadini della terza età l'opportunità di imparare l'uso del computer.  I ragazzi possono ottenere dei crediti per completare la maturità e iniziare a costruire il loro curriculum.




Imparare a navigare su internet, a ricevere e a rispondere alle e-mail, ad entrare nel mondo di You Tube sono alcune delle possibilità offerte gratuitamente ai soci della Vivi Vejo che lo richiedono.  Ma non è tutto, anche lo scambio di opinioni, di esperienze e di interessi tra giovani e meno giovani crea un ponte tra due generazioni a volte troppo distanti tra loro.
Così si è chiusa la prima lezione di computer tenutasi questa mattina a Pianeta Studio, tra un brano dei Pink Floyd e uno di Ghedi, che, come spiega Luca, il giovane insegnante ,è il più ascoltato dai giovani in questo momento.  E' una poesia cantata che racconta  di immigrazione (il cantante è metà italiano e metà tunisino) e tra una nota e l'altra, una rima e l'altra, ci spiega un mondo che è forse più compreso e accettato dai giovani che da chi questo drastico cambiamento troppo veloce non riesce proprio ad accettarlo.

PMT
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giovedì 1 febbraio 2018

Invitation

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domenica 28 gennaio 2018

Elezioni, disabili semi-invisibili. Manifesto delle associazioni …



Condividiamo questo articolo di Renato La Cara uscito ieri su Il Fatto quotidiano, visto che siamo in piena campagna elettorale.

Se non difendono i deboli, i governanti perdono credibilità".

La Federazione italiana per il superamento dell'handicap (Fish) ha scritto un manifesto in vista del voto 2018 perché i partiti si ricordino di chi è in difficoltà. Priorità: diritto alla salute, caregiver e aumento pensioni invalidità. I partiti candidano (a volte) i rappresentanti disabili, ma dimenticano di affrontare il tema alla vigilia del voto

La tasse, da diminuire, abbassare o eliminare. Quindi la riforma Fornero, il canone Rai e perfino la tutela degli animali. La campagna elettorale è ormai a pieno regime e si parla di tutto, e proprio di tutto, ma mai (o quasi) di disabili. Se ne è accorta la Federazione italiana per il superamento dell'handicap (FISH) e ha deciso di fare un appello pubblico alle forze politiche: non chiedono che le promesse siano addirittura rispettate, ma che almeno si cominci a parlarne. "La politica dimentica le persone con disabilità", dice a ilfattoquotidiano.it Vincenzo Falabella. "Neanche in campagna elettorale i partiti hanno fatto proposte e aperto un dibattito pubblico attorno alle politiche attive a sostegno di milioni di donne e uomini con disabilità che vivono in Italia". I candidati, parlamentari uscenti o meno, che rappresentano i disabili ci sono, ma nonostante ciò i temi non riescono a stare sulle prime pagine dei giornali o a guadagnarsi la testa dei comizi. Ma di cosa chiedono di parlare? Caregiver e Dopo di noi, ad esempio. Ma anche un incremento "urgente e necessario" del Fondo per la nono autosufficienza, l'aumento della pensione di invalidità civile che attualmente è considerata "irrisoria" (280 euro netti al mese), il potenziamento delle politiche per l'inclusione lavorativa dei disabili, l'accessibilità dei sistemi del trasporto pubblico locale e la possibilità di ottenere "a prezzi consoni" gli ausili tecnologicamente avanzati per vivere il più possibile una vita dignitosa. "Bisogna che i partiti", chiude Falabella, "capiscano che è necessario un intervento del legislatore per dare risposte rapide, lungimiranti ed efficaci ai bisogni e alle necessità crescenti. Siamo di fronte ad una prossima esplosione della questione sociale nel nostro Paese. Quando i diritti dei più deboli non vengono garantiti dallo Stato, i suoi governanti perdono credibilità di fronte alla cittadinanza". Un appello simile era stato lanciato nei giorni scorsi dalle sorelle Elena e Maria Chiara Paolini che avevano addirittura scritto al premier Paolo Gentiloni chiedendo più considerazione. Per il momento nessuno, né la Fish né le due ragazze, ha ricevuto risposte.

Diritto alla salute – Uno dei punti centrali dell'appello è quello sul diritto alla salute. La Fish chiede di "attribuire un ruolo centrale alle persone con disabilità nei programmi di abilitazione e riabilitazione affinché esse stesse siano protagoniste di rafforzamento delle attitudini e potenzialità individuali". Quindi "la reale disponibilità di ausili e tecnologie adeguate, attuando realmente il nomenclatore tariffario approvato nei LEA e soprattutto adottando nuove linee guida sulla riabilitazione centrate sull'empowerment e non solo sulla centralità della riabilitazione clinica". Perché, spiega Falabella, "le persone disabili continuano a incontrare ostacoli nella loro partecipazione nella società e a subire violazioni dei loro diritti umani in ogni parte d'Italia e in diversi momenti della loro vita. Per queste ragioni il movimento delle persone con disabilità e dei loro familiari chiede con determinazione un impegno non episodico nella direzione delle politiche e dei servizi inclusivi".

Caregiver familiare e Dopo di noi – Nel concreto i disabili chiedono, tra le altre cose, la regolarizzazione giuridica della figura del familiare che si prende cura del parente disabile (Caregiver) e un miglioramento della legge approvata nel giugno 2016 sul Dopo di noi che ha suscitato diverse critiche (soprattutto sul fronte scarsissimo dei finanziamenti). "Per usare una fraseologia popolare, sui caregiver familiari siamo ancora a 'caro amico' . Al di là delle chiacchiere e delle raccomandazioni alle Regioni – precisa a Ilfattoquotidiano.it il presidente della FISH – serve una norma che non solo riconosca e valorizzi il ruolo del caregiver familiare, ma che renda certe le tutele previdenziali, di malattia, di tecnopatie e di riconoscimento di contributi utili al pensionamento con una conseguente copertura finanziaria. Però attenzione: tali interventi vanno affiancati a solide misure per la conciliazione dei tempi di cura e di lavoro, per lo sviluppo del welfare aziendale, per contrastare l'abbandono del mondo del lavoro da parte dei familiari delle persone con disabilità, con particolare attenzione alle donne". Ma tutto questo non è sufficiente. "A ben vedere questi interventi, che interessano milioni di famiglie, sono ancora una volta correlati al rischio di impoverimento che ci sta particolarmente a cuore. E sono anche legati, indirettamente, ad altre istanze quali il Dopo di noi e la Vita indipendente". Perché? "Perché agire sulla famiglia, attuale e futura, e aprire nuove opportunità non significa solo intervenire sulle emergenze, ma anche investire sulle condizioni di vita delle comunità di domani".

Importi delle pensioni di invalidità "da incrementare" – Altro tema su cui le persone disabili e le loro associazioni chiedono impegni solidi e concreti è quello dell'importo della pensione di invalidità ritenuto "assolutamente insufficiente e fermo da anni a livelli bassissimi". Così a fronte di promesse di ogni tipo su pensioni o reddito minimo, i disabili gravi, che recepiscono 280 euro mensili come pensione di invalidità, non li cita nessuno. "Il tema – dice il presidente della Fish a Ilfatto.it – non è meramente quello della monetizzazione, e quindi di un auspicabile aumento delle provvidenze assistenziali a invalidi civili, ciechi e sordi. Evidenziamo ancora una volta il dato che la disabilità è uno dei primi fattori determinanti dell'impoverimento, non solo economico, di troppe famiglie italiane. Comporta l'esclusione del mondo del lavoro, un carico di spese, dirette e indirette, per assistenza, per partecipare, per vivere. Non è solo una istanza per vedersi riconosciuta una maggiore dignità, ma anche una richiesta più complessiva di uscire dalla marginalità in cui milioni di famiglie sono confinate. L'aumento di quei trattamenti pensionistici è una delle varie misure che richiediamo con forza".

I rappresentanti dei disabili nei partiti – E' scorretto però dire che i disabili non sono rappresentati in Parlamento. Ci sono eletti uscenti e altri che hanno annunciato la loro candidatura alle prossime elezioni. La loro presenza, però, non è bastata fino ad ora a promuovere nel dibattito politico nazionale i temi che riguardano direttamente la vita di milioni di persone disabili. Uno dei volti noti ad esempio è quello della deputata uscente Ileana Argentin (Pd), affetta da atrofia muscolare spinale (SMA). Oppure la collega che fino a poco fa sedeva alla Camera Laura Coccia, ex campionessa paralimpica italiana dei 100 metri che convive con una tetraparesi spastica. Per entrambe ancora non è stato reso noto se correranno alle prossime elezioni. Chi si è invece già esposto è il Movimento 5 stelle, scegliendo di schierare nei collegi uninominali Vincenzo Zoccano, presidente del Forum italiano disabilità (Fid). E pure Antonio Nocchetti, dell'associazione Tutti a scuola onlus che correrà al Senato con Liberi e Uguali.

I disabili in Italia – Ma perché parlare di disabili? Intanto perché, come rilevato dal Censis, sono almeno 4,1 milioni in Italia, pari al 6,7% della popolazione. E il trend è in crescita: "Nel 2020 le persone disabili arriveranno a 4,8 milioni (il 7,9% della popolazione) e raggiungeranno i 6,7 milioni nel 2040 (il 10%). Sono una fetta consistente di italiani che spesso, tuttavia, sembra ancora sconosciuta alla collettività" e secondo le associazioni delle persone disabili anche "ingiustamente invisibili agli occhi delle classi dirigenti politiche". "Un italiano su 4 afferma che non gli è mai capitato di avere a che fare con persone disabili. Per il 75% degli italiani la disabilità viene fatta combaciare – scrive sempre il Censis – con una limitazione fisica, quindi una disabilità prettamente motoria, mentre sono invece le disabilità sensoriali, intellettive e con deficit comportamentali ad essere le più diffuse, e spesso le più nascoste. La spesa pubblica pro capite destinata alle persone disabili in Italia è di 450 euro a testa l'anno, cifra inferiore ai circa 600 euro l'anno della media europea". Come investire di più? Con quali progetti e coinvolgendo quali attori? Domande a cui sarebbe interessante capire come intendono rispondere i partiti che si candidano al Parlamento. Ma la politica per ora non ha tempo di rispondere.


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