sabato 15 settembre 2018

UN SALUTO ALL'AMICO LEONARDO DI PAOLA






Il 30 luglio di quest'anno ricevo una telefonata dall'amico Architetto Professore Leonardo Di Paola.  Era da un pò di tempo che non ci sentivamo.  A volte le ore, i giorni e le settimane volano via e neanche ce ne accorgiamo, finché ci scopriamo a pensare a quelle conoscenze valide, quegli esempi di vita che vorremmo e dovremmo copiare e ci chiediamo perché non ci sentiamo più spesso.  Il 30 mluglio era il giorno del mio compleanno ma lui non lo sapeva, o forse sì …. Sconvolto, come non lo avevo mai sentito prima, mi informa di essere malato, gravemente malato.  Sento nella sua voce una disperata ricerca di speranza … un appiglio e poi … riaggancia.  Non mi da l'opportunità di rispondere, di riflettere dopo una tale notizia.
Lui era veramente pieno di vita.  Quando ripenso a lui la sua immagine mi appare saltellante.  Era super attivo e pieno di ottimismo e di idee.  Amava il suo territorio e si è sempre adoperato per aiutare ad organizzare la festa di Cesano, le riunioni per l'accoglienza di un nuovo Parroco all'Olgiata, gli incontri con il Municipio per la realizzazione della strada per congiungere Via Conti a Via Tieri (aveva persino donato il progetto gratuito per un attraversamento pedonale).
Subito dopo questa telefonata mi arriva un messaggio che riserverò per sempre, perché solo lui è stato in grado di esprimere fisicamente il dolore morale e lo ha capito.
Ci mancherai Leonardo, ti ricorderemo sempre come il Leone che sei sempre stato.

di Paula Morandi
Leggi Articolo »

martedì 11 settembre 2018

Buon Compleanno Vivi Vejo

Nove anni di solidarietà, amicizia, collaborazione, cultura, integrazione  e tanto volontariato.  In quale altro modo potremmo altrimenti descrivere questi nove anni da quando si è riunito un gruppo di amici residenti a Roma nord per fare insieme in maniera assolutamente gratuita qualcosa di positivo per il nostro ambiente, i nostri ragazzi, i nostri amici della terza età e i cittadini affetti da una disabilità visiva?
Molti bambini hanno potuto usufruire del prezioso aiuto dei volontari della Vivi Vejo che da anni ormai si recano ogni giorno presso le scuole Soglian e Amaldi per insegnare la cultura e la lingua italiana.  Molti gli amici della terza età che hanno imparato ad usare il computer e molti i ragazzi delle nostre scuole che hanno partecipato ai concorsi letterari ed artistici.
Andiamo avanti entrando quindi nel decimo anno di vita e aspettiamo a braccia a perte tutti coloro che vorranno unirsi a noi per darci una mano.
Leggi Articolo »

lunedì 10 settembre 2018

Sant'Alessio: servizio tiflodidattico, novita' per gli studenti disabili visivi


ROMA. Importanti novità per gli studenti disabili visivi e per le loro famiglie. Alla riapertura delle scuole, per la prima volta, gli alunni non vedenti o ipovedenti troveranno il tiflodidatta in aula, per avviare sin dal primo giorno gli interventi a supporto del discente. È questa solo una delle importanti novità nei servizi tiflodidattici introdotte dalla Regione Lazio che, per migliorare la qualità degli interventi, ha deciso di affidare al Sant'Alessio la gestione del servizio in tutto il territorio laziale.

Viene, per esempio, introdotto l'obbligo per le scuole di indicare per ciascun allievo le aree su cui il tiflodidatta insieme all'istituzione scolastica dovrà concentrare il proprio lavoro: area percettivo-sensoriale; prerequisiti all'apprendimento, processi di apprendimento, comunicazione; mobilità, orientamento nello spazio e nel tempo; autonomia; relazioni interpersonali; inclusione sociale; fattori ambientali; predisposizione del materiale didattico accessibile; ausili tiflodidattici e tifloinformatici. Questa prima rilevazione servirà per la redazione di un progetto, utile garantire sin da subito un intervento mirato ed appropriato alle esigenze del discente e ad orientare il lavoro degli insegnanti e del tiflodidatta.

«Abbiamo raggiunto un importante obiettivo per rispondere alle esigenze degli alunni e valorizzare la figura professionale del tiflodidatta che riveste un ruolo importante nel processo di apprendimento scolastico e raccorda tutte le attività, dalla riabilitazione alle iniziative per la socializzazione e l'inclusione – ha dichiarato il direttore generale del Sant'Alessio, Antonio Organtini. Per garantire la migliore attuazione di questo piano, sono già partiti degli incontri tra l'Ufficio scolastico del Centro e la rete territoriale dei tiflodidatti, incontri che si svilupperanno per tutto l'anno, finalizzati a fornire strumenti, strategie e metodo utili per fronteggiare le diverse fasi dell'intero processo. Abbiamo rivoluzionato l'intero processo che mira a creare le migliori condizioni per favorire l'apprendimento da parte degli alunni con disabilità sensoriale».

(Radio Colonna del 10-09-2018)
Leggi Articolo »

lunedì 3 settembre 2018

Il navigatore indoor per i non vedenti


IL PROGETTO. Si chiama Wina la società tutta comasca specializzata nei dispositivi biomedicali high-tech «Possiamo condurre una persona da un luogo a un altro ma anche aiutarla a trovare oggetti dimenticati» 
Mappare case e interni per creare un sistema di navigazione per non vedenti. Il progetto Wina nasce dall'impegno di un tecnico di Gera Lario, Luigi Barri, 51 anni, originario di Sondrio, la sua startup sta cercando di ingegnerizzare i sistemi di navigazione nei luoghi più disparati, ma soprattutto negli ambienti chiusi, per aiutare chi non può orientarsi con i propri occhi a trovare sempre comunque la strada giusta. «Ci occupiamo di dispositivi biomedicali high tech - racconta Barri, l'amministratore delegato di Wina, un acronimo che sta per wireless indoor navigation aid - in particolare vogliamo trovare delle soluzioni per le persone non vedenti e ipovedenti per guidarli all'interno degli spazi pubblici e negli spazi domestici al chiuso. La tracciabilità delle persone con il gps e il cellulare è molto precisa ed è aggiornabile in tempo reale. Occorre però costruire delle mappe puntuali, per rilevare la posizione degli oggetti, gli eventuali spostamenti, gli spigoli, gli ostacoli che occorre superare, insomma entrare davvero nelle case. I percorsi non sono solo bidimensionali, devono avere sempre tre coordinate. Wina può accompagnare in sicurezza le persone da un posto all'altro, ma può anche essere utile ad esempio per ritrovare un mazzo di chiavi, per sapere dov'è un vaso, un mestolo o la televisione». 

La chiave è lo smartphone.
Nel concreto tutto, da brevetto, funziona tenendo un telecomando in mano, se il progetto verrà implementato basterà anche tenere uno smartphone in tasca. «Certo, è una app - dice Barri - il telefono geolocalizza la persona e la posiziona all'interno di una mappa, tramite dei segnali sonori e dei suggerimenti vocali offre l'assistenza. La finalità ultima è rendere le persone indipendenti». I non vedenti conoscono di solito molto bene la propria casa, ma è assai più difficile misurarsi in spazi angusti nuovi e sconosciuti, una simile applicazione permetterebbe a questi cittadini di muoversi anche in autonomia, senza per forza dover richiedere la costante presenza di un aiuto, di un parente, di una badante o dei cani da accompagnamento. Wina ha completato il brevetto, il prodotto è pronto, sta cercando un suo lancio. Tutto è iniziato nel 2013 quando l'incubatore di imprese ComoNext ha aiutato questa start up a crescere. «Sì, ci hanno premiato e noi ci abbiamo creduto - spiega ancora il titolare della nascente impresa - poi abbiamo dovuto superare alcune difficoltà e siamo andati in Svizzera, a lavorare con un team di ingegneri di Losanna. Abbiamo forti contatti anche a Ginevra, il prodotto è completo, ma è da applicare, stiamo cercando investitori e soci. La speranza è sbarcare presto, magari da settembre, di nuovo in Italia in collaborazione con un istituto bolognese». 

Possibili applicativi
Il cuore dell'idea di questa innovativa realtà aziendale resta focalizzato sulle persone non vedenti, sono allo studio altre apparecchiature ottiche, tecnologie ingegneristiche a supporto di questa disabilità. Non è detto però che Wina non possa avere altre possibili applicazioni ancora tutte da immaginare. «È vero, i sistemi di geo-localizzazione possono essere sfruttati nei modi più diversi - racconta Barri - il nostro focus comunque resta l'ambito medico e sanitario. Una possibile frontiera, sempre nell'interesse dei cittadini non vedenti e degli ipovedenti, potrebbe essere lo sport. Mappare i campi da calcio, da basket, ma anche i giocatori stessi, per guidare l'interazione e i movimenti d'insieme. Wina avrebbe un utilizzo semplice e sarebbe un presidio davvero importante con una disciplina come lo sci, per tutti in caso di fuori pista, di smarrimenti, di smottamenti, un sistema per taggare la posizione delle persone potrebbe essere un forte incentivo per la sicurezza». Il portale della startup, http://www.staderini.eu/wina/, è in fase di rivisitazione, ma per chi fosse interessato nell'homepage in basso c'è un facile video che spiega in maniera elementare il funzionamento dell'applicazione. 

Il funzionamento.
Ricostruzione dei luoghi Tracciabilità delle persone 

Che cos'è Wina srl? E' una startup innovativa italiana, fondata nel 2013, con una elevata esperienza in dispositivi biomedicali high-tech. Così era stata presentata la nascente azienda dall'incubatore d'imprese ComoNext all'epoca del bando che aveva premiato questa idea cinque anni fa. L'innovativo approccio metodologico, descritto nella domanda di brevetto italiana ed internazionale, è dedicato a persone non vedenti o ipovedenti e concentra i propri sforzi in un nuovo sistema, altamente scalabile, denominato wireless indoor navigation aid. Questo prodotto consente una tracciabilità delle persone in tempo reale, anche indoor e ad alta precisione, la ricostruzione dinamica e puntuale di mappe domestiche per persone non vedenti o ipovedenti, anche in spazi pubblici. La missione di Wina è dare la possibilità alle persone la cui vista è carente di conoscere, in qualunque posto, in qualunque momento e all'istante, l'ambiente in cui si trovano e cosa c'è attorno a loro, specialmente in luoghi sconosciuti, visitati per la prima volta e magari pieni di ostacoli. 



Leggi Articolo »

domenica 2 settembre 2018

La scuola italiana sui disabili? Bocciata su tutta la linea


Lettera 43 del 01-09-2018


La Corte dei Conti boccia il nostro sistema educativo. Da eccellenza, stiamo lentamente regredendo. E la politica non mostra alcun interesse per migliorare le cose.

Scuola italiana bocciata rispetto all'inclusione degli studenti con disabilità. La relazione della Corte dei Conti relativa quinquennio 2012-2017 e pubblicata negli scorsi giorni, "parla" chiaro: il modo in cui viene gestita la presenza dei disabili fa acqua da tutte le parti. Non si tratta unicamente di una spesa eccessiva - il sistema "disabilità scolastica" costa 5,1 miliardi all'anno, di cui 4 servono solo per gli stipendi ai docenti di sostegno specializzati - conseguenza di un'inadeguatezza nella pianificazione delle risorse a livello di amministrazione centrale. Ci sono diversi altri nodi critici a livelli differenti: il documento mette in luce l'incapacità del MIUR di pianificare le risorse per l'inclusione, intesa come carenza nell'individuare le esigenze e quindi il numero e il tipo di interventi da erogare, sia sul piano educativo che su quello economico. Ciò comporta spesso anche una dilatazione considerevole dei tempi necessari affinché queste risorse vengano assegnate. A ciò si aggiungono la mancanza di un sistema di rilevazione statistica degli studenti disabili a livello nazionale (accesso e frequenza, esito scolastico e risultati curricolari) e l'assenza di uno strumento efficace di monitoraggio e valutazione dei percorsi di inclusione che consenta poi di effettuare delle stime realistiche sul rapporto costi-benefici dei medesimi.

TROPPA BUROCRAZIA E RIGIDITÀ DA PARTE DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE.
La Corte ha denunciato anche la farraginosità dell'impianto burocratico (una grande quantità di uffici all'interno del ministero dell'Istruzione non dialoganti tra loro e altrettanto numerosi Uffici scolastici regionali e provinciali aventi analoghe funzioni), la rigidità delle procedure operative e l'assenza di un coordinamento efficace tra le istituzioni che si occupano dell'inclusione degli studenti con disabilità – scuola, enti locali, servizi sanitari – le cui conseguenze si ripercuotono sulle famiglie e sui discenti stessi. Un esempio concreto? Il figlio della signora che mi assiste durante il pranzo ha ottenuto di recente la certificazione d'invalidità necessaria per aver diritto all'insegnante di sostegno. Da due mesi a questa parte la madre sta facendo la spola tra ufficio scolastico provinciale e sede Ussl cercando qualcuno che le sappia dire se a settembre il ragazzo potrà usufruire di supporto didattico. Pare una mission impossible: in ogni ufficio in cui entra viene rimandata altrove perché «la questione non è di nostra competenza». E non si tratta di una situazione isolata: da un'indagine Istat risulta che l'8,5% delle famiglie degli studenti disabili ha presentato ricorso per avere un maggior numero di ore di sostegno.
I docenti che ricoprono questo ruolo, seppur in aumento, non riescono a soddisfare l'esigenza: a fronte di 254 mila studenti con disabilità, ci sono solo 139 mila professori di sostegno, la cui continuità educativa non riesce per altro ad essere garantita. Secondo la Fish circa l'80% di studenti cambia due insegnanti di sostegno l'anno. Eppure molti sono specializzati e da anni aspettano invano di poter essere ammessi ai concorsi per l'immissione in ruolo (la situazione in Veneto è in questo senso paradossale). D'altro canto negli ultimi anni stiamo assistendo al boom delle certificazioni di invalidità: i bambini e ragazzini con deficit diagnosticato sono in continuo aumento. Ma chi viene certificato oggi? Come mai sono aumentate così tanto le diagnosi? La Corte dei Conti si è espressa su questo nodo critico dichiarando che attualmente il legame che sussiste tra disabilità e accertamento medico-legale non è in linea con quanto espresso dalla Convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità.

"A fronte di 254 mila studenti con disabilità, ci sono solo 139 mila professori di sostegno"

Quali sono le ricadute pragmatiche di tutto ciò? Un piccolo esempio provocatorio: il disturbo di attenzione e iperattività (ADHD). Nonostante tutta una corrente psicologica e psichiatrica ne abbia dichiarato l'inesistenza e che addirittura il suo inventore, in punto di morte, lo abbia definito un disturbo fittizio, negli ultimi anni questa supposta patologia è stata diagnosticata a moltissimi bambini e ragazzi. La diagnosi di ADHD dà diritto alla certificazione d'invalidità e, di conseguenza, a usufruire delle ore di sostegno didattico. Ma questo "disturbo", per chi crede nella sua esistenza, si cura anche con un intervento di tipo farmacologico. Ciò significa somministrazione di psicofarmaci a minori. Ma vuol dire anche "etichettamento" e stigmatizzazione di chi viene diagnosticato. Che da uno studente con questa diagnosi non ci si possa aspettare un buon livello di attenzione e apprendimento è una certezza risaputa da tutti i docenti. Quindi il ragazzino "iperattivo" avrà diritto all'insegnante di sostegno ma chi crederà nella possibilità che possa conseguire una brillante carriera scolastica?

LA REGRESSIONE DEL SISTEMA EDUCATIVO ITALIANO.
La scuola italiana ha un passato glorioso in termini di politiche a favore dell'inclusione degli studenti con disabilità. Il nostro sistema educativo, a partire dagli Anni 70 ad oggi, è da sempre stato giudicato in tutto il mondo come il più avanzato. Negli ultimi anni invece mi sembra che stiamo assistendo a una rapida inversione di tendenza. Perché? In quale direzione si sta avviando la scuola italiana? Ma soprattutto, che tipo di scelte si stanno compiendo a livello politico per promuovere percorsi didattici ed educativi veramente inclusivi? Recentemente sono stati presentati i decreti applicativi della riforma del sostegno, che saranno emanati entro fine settembre. Le novità introdotte dalla riforma, che tali decreti renderanno operative, stanno suscitando molte polemiche da parte delle famiglie e degli stessi docenti di sostegno. Non a torto, secondo me. Comprendere la struttura e l'organigramma del sistema scuola e renderli comprensibili ai non addetti ai lavori non è un'impresa semplice ma credo sia indispensabile per poi riflettere sulle possibili logiche alla base delle scelte dei legislatori. Prima delle riforma le proposte relative alla quantificazione delle ore di sostegno da destinare ai singoli istituti venivano elaborate da gruppi di studio e di lavoro (Gli e Glho) interni e composti dai rappresentanti dell'intera comunità scolastica - dirigenti, docenti curricolari e di sostegno, genitori, operatori socio-sanitari, studenti (nelle scuole superiori).
Questi gruppi, operando a livello dei singoli circoli didattici e delle singole scuole, avevano il polso della situazione circa le reali esigenze degli alunni e ciò consentiva loro di formulare all'Ufficio scolastico regionale (Usr) proposte ad personam riguardo alla quantità di ore di sostegno da assegnare. Ora invece il compito di proporre l'entità di risorse da elargire spetterà al Gruppo Inclusione Territoriale (Git) che interverrà e opererà in un ambito territoriale più ampio rispetto alle singole scuole e sarà composto prevalentemente da dirigenti scolastici. Come farà il Git a intervenire ad personam, cioè ad avere un quadro dettagliato delle necessità specifiche di ogni istituto e alunno disabile che lo frequenta?
Il Git sarà composto in misura prevalente da dirigenti scolastici e qualche docente ma al suo interno non ci sarà nessun rappresentante delle famiglie degli studenti con disabilità.

"Il Git sarà composto in misura prevalente da dirigenti scolastici e qualche docente ma al suo interno non ci sarà nessun rappresentante delle famiglie degli studenti con disabilità."

Che tipo di criterio adotterà nella spartizione delle risorse, quello educativo o quello economico? Il focus degli interventi sarà centrato sulle necessità dell'alunno o sulla necessità di far quadrare il bilancio d'istituto? Ricordiamoci che la riforma è stata realizzata dai nostri parlamentari. Cosa sta loro più a cuore? Non so cosa ne pensate voi ma io non riesco a individuare in chi legifera e ci governa, tanto oggi quanto nel passato recente, un reale interesse nel migliorare la qualità dello "stare a scuola", sia degli studenti che dei loro docenti. Cosa resta della qualità del sistema scolastico italiano in materia di inclusione (e non solo)? Soltanto vuote retoriche? Nonostante tutto, non credo. Penso che le tante forme di protesta delle famiglie e degli insegnanti, singoli o riuniti in sindacati e associazioni, a cui stiamo assistendo in questi mesi, siano quei semi di ostinata speranza ed impegno nati dal "basso" che, se innaffiati, potrebbero risollevare le sorti delle nostre scuole.

di Adriana Belotti
Leggi Articolo »

venerdì 31 agosto 2018

Obiettivo Accessibilita'


«Immagini reali, elementi inusuali, punti di vista diversi o situazioni-simbolo, per rappresentare, mediante una foto, quanto di positivo è stato fatto o ciò che resta ancora da fare in tema di accessibilità degli edifici e degli spazi urbani: piazze, strade, parchi, giardini, marciapiedi, accessi a edifici pubblici o edifici privati aperti al pubblico»: è questo il Primo Concorso Fotografico "Obiettivo Accessibilità", promosso dall'Ordine degli Architetti di Roma, cui si può partecipare con un'immagine che ritragga luoghi di Roma e Provincia (anche risiedendo al di fuori di tale area).

È un'iniziativa certamente interessante, quella promossa dall'Osservatorio Accessibilità – Universal Design dell'Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Roma, che ha indetto il Primo Concorso Fotografico denominato Obiettivo Accessibilità, cui potranno partecipare gratuitamente, fino al 15 ottobre, tutte le persone maggiorenni, con un'immagine che ritragga luoghi ricadenti nel territorio di Roma e Provincia. Gli autori delle foto, però, potranno risiedere anche al di fuori di tale area.

«La nostra convinzione – spiegano i promotori dell'iniziativa, che si avvalgono della collaborazione di Daniela Orlandi, esperta di lunga data di accessibilità e universal design – è che la prima barriera da abbattere sia l'indifferenza. Con immagini reali, dunque, elementi inusuali, punti di vista diversi o situazioni-simbolo, i partecipanti a Obiettivo Accessibilità potranno rappresentare, mediante una fotografia, quanto di positivo è stato fatto o ciò che resta ancora da fare in tema di accessibilità degli edifici e degli spazi urbani, quali piazze, strade, parchi, giardini, marciapiedi, accessi a edifici pubblici o edifici privati aperti al pubblico».

Buoni scatti a tutti, dunque, ricordando che la cerimonia di premiazione si svolgerà il 3 dicembre prossimo, in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, presso la Casa dell'Architettura di Roma, mentre una selezione di foto verrà esposta nella sala centrale dell'Acquario Romano. (S.B.)

Ringraziamo Roberto Romeo per la segnalazione.

A questo link, ovvero alla pagina web specificamente dedicata al Primo Concorso Fotografico Obiettivo Accessibile, sono disponibili tutte le necessarie informazioni per poter partecipare.

Su questo articolo uscito oggi su Press-in scopriamo questa bella iniziativa per sensibilizzare sulle barriere architettoniche e ci fa piacere estendere questo invito a partecipare a tutti i romani.  Certo  è che di barriere architettoniche a Roma ce ne sono ancora a migliaia e una cosa ci fa pensare … come potranno i partecipanti raffigurare il lavoro svolto a favore delle persone non vedenti?  Come raffigurare un non vedente che attraversa la strada grazie al semaforo sonoro, o che va al cinema e segue un film grazie all'audio descrizione o ancora scende alla fermata giusta dall'autobus grazie agli annunci vocali?
Purtroppo oggi però questi servizi sono ancora troppo pochi per poter vantare un vero abbattimento delle barriere architettoniche.




Leggi Articolo »

martedì 24 luglio 2018

La scuola italiana vista dallo Spazio


Condividiamo questo bell'articolo di   Marco Iannacone
Facciamo un gioco: proviamo a guardare la scuola dall'esterno, con gli occhi di un extraterrestre appena arrivato sulla terra.
Immaginiamoci nei panni di questo alieno - un individuo logico e razionale - che cercherà di farsi un'idea generale il più possibile oggettiva e basata sui fatti (fact driven).
Per valutare la scuola italiana cercheremo di capire che cos'è e quali sono gli obiettivi che si pone.
Noti gli obiettivi, potremo eventualmente esprimere una valutazione in merito alla sua efficacia nel raggiungimento degli stessi.

Dove trovare gli obiettivi della scuola italiana?
Perché esiste la scuola pubblica? E' una domanda veramente molto semplice, quasi elementare, di quelle che fanno i bambini: come tale dovrebbe essere semplice fornire una risposta.

Negli anni 50 del secolo scorso darsi degli obiettivi era piuttosto semplice: ridurre il tasso di analfabetizzazione della popolazione (dopo la guerra era intorno al 20%) comportava una maggior probabilità di affermazione ed un sicuro miglioramento economico delle persone.
Oggi però l'analfabetismo in Italia è praticamente scomparso pertanto è importante capire quali possano essere i nuovi traguardi.

Ad ognuno di noi vengono in mente mille possibili risposte, ma il nostro extra terrestre non può basarsi sulle opinioni personali, vuole arrivare ad una valutazione basandosi solo su dati e su fonti ufficiali.

Proviamo quindi a partire dal Ministero della Istruzione Università e Ricerca (MIUR) sul cui sito è presente la descrizione delle sue funzioni, cioè di che cosa si occupa e quali sono gli aspetti che regola.

Al Ministero dell'istruzione, università e ricerca sono attribuite le funzioni e i compiti spettanti allo Stato in materia di istruzione scolastica, universitaria e alta formazione artistica, musicale e coreutica, di ricerca scientifica e tecnologica.
In questi tre principali canali d'intervento, salvo ambiti di competenza riservati ad altri enti ed organismi, il Ministero svolge, inoltre, funzioni di regolazione, di supporto e di valorizzazione delle autonomie riconosciute alle istituzioni scolastiche, universitarie, afam (alta formazione artistica e musicale) e di ricerca

Purtroppo, non si trova la mission: qual è il fine ultimo per il quale il Ministero svolge queste attività? Che cosa ci si aspetta dalla scuola pubblica?

Proviamo a vedere cosa dice la Costituzione:
L'articolo 34 della Costituzione Italiana (1947) stabilisce che la scuola è aperta a tutti.
Il diritto allo studio è assicurato ad italiani e stranieri in Italia, senza discriminazioni di sorta.

Mi sembra un buon principio, ci indica che non deve esserci discriminazione. Tale diritto della persona è anche affermato nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo (ONU 1948).

Nel 2017 secondo l'ISTAT in media le classi italiane risultavano avere una composizione piuttosto variegata: 9% studenti con genitori stranieri che parlano poco italiano, circa 3% studenti con DSA certificata, 3,8% studenti con deficit dell'attenzione e iperattività, 1,8% studenti con problemi cognitivi e/o deficit intellettivi, 0,8% studenti con disabilità fisiche.

A questo punto, in assenza di altre definizioni ufficiali proviamo a procedere per sillogismi: se la scuola non deve discriminare significa che tutti devono poterla frequentare… in particolare se parliamo della scuola dell'obbligo potremmo dire che è obbligatorio che tutti la completino.

Proviamo quindi a vedere che risultati ottiene la scuola da questo punto di vista (fonte report MIUR 13 novembre 2017).

DISPERSIONE SCOLASTICA.
L'Italia occupa il quartultimo posto in Europa per dispersione scolastica.
Il 15,5% dei giovani tra i 18 e i 24 anni può contare sulla licenza media come unica arma per affrontare il suo destino. Negli ultimi 15 anni quasi 3 milioni di ragazzi iscritti alle scuole superiori statali non hanno completato il corso di studi.
Un ulteriore dato drammatico riguarda coloro che si perdono appena superata la soglia della scuola primaria: lo 0,8% degli iscritti, infatti, abbandona le medie (al sud la percentuale è maggiore ed arriva al 1,3% in Sicilia).
I cittadini stranieri sono maggiormente colpiti: il 4,2% dei nati all'estero abbandona prima della licenza media.
L'abbandono degli studi nella scuola di II grado è del 4,3% (maschi 5,1% e femmine 3,4%). Nel Mezzogiorno la percentuale sale al 4,8%. Nel primo anno di corso, l'abbandono è del 7%.

DISABILITA'.
Proviamo invece a capire quanto è attrezzata la scuola per aiutare i ragazzi con disabilità.
Secondo i dati ISTAT 2016/17 gli alunni con disabilità sono 160mila (il 3,5% del totale degli alunni).
Nonostante si tratti di numeri importanti, nel 31% dei casi le scuole primarie del Sud non hanno scale a norma, il 30% delle scuole primarie e il 25% delle scuole secondarie è carente di postazioni informatiche destinate agli alunni con disabilità.
Inoltre, il 55,2% degli alunni della scuola primaria e il 61,8% di quelli della scuola secondaria ha bisogno di studiare con tablet/PC. Ma il per 12,5% dei casi nella scuola primaria e per il 15,6% nella secondaria, il PC/Tablet deve essere acquistato dalla famiglia

Si tratta in entrambi i casi di dati in miglioramento rispetto al passato, ma sono ancora incredibilmente alti soprattutto se li paragoniamo agli altri paesi europei.

Un'altra angolazione da cui potremmo valutare la scuola è sicuramente l'adeguamento al contesto culturale in cui viviamo e se le nuove generazioni di studenti vengono preparate in maniera efficace.

ANALFABETISMO FUNZIONALE.
Riporto di seguito una considerazione generale estratta dal rapporto MIUR 2016.
In generale gli adolescenti lamentano un disagio scolastico: una gran parte pur possedendo un funzionamento cognitivo nella media, in fase di studio manifesta un generale disinteresse per l'apprendimento.
Ma qual è la situazione confrontata agli altri Paesi del mondo? Secondo i dati Ocse-Piaac diffusi nel 2017, il 28% degli italiani è un analfabeta funzionale; non è quindi in grado di comprendere, estrarre ed utilizzare le informazioni in un testo scritto di media complessità. L'Italia risulta penultima in Europa per livello di competenze (preceduta solo dalla Turchia) e quartultima su scala mondiale rispetto ai 33 Paesi analizzati dall'Ocse.
Se approfondiamo i dati dal punto di vista anagrafico, scopriamo che tra i 16 e i 34 anni la percentuale raggiunge il 22% mentre oltre i 55 anni supera il 41%!
Sempre in ambito culturale ricordiamo i dati dell'Associazione Italiana Editori secondo cui nel 2016 il 60% degli italiani (laureati compresi) non ha aperto un libro di qualsiasi tipo.

ADEGUATEZZA AL MONDO DEL LAVORO.
Proviamo ora ad analizzare come la formazione scolastica sia adeguata all'ambito lavorativo.
Secondo una ricerca McKinsey del 2017 nei prossimi 20 anni l'intelligenza artificiale e i robot sostituiranno l'uomo nel 49% dei lavori attualmente esistenti
Secondo il rapporto le aree in cui l'uomo non sarà facilmente sostituibile sono quelle legate ai lavori creativi, i lavori che richiedono empatia o capacità interpersonale e i lavori fisici non prevedibili (in cui serve capacità di improvvisazione ed adattamento).
Per il nostro extraterrestre sarebbe utile capire quali attività curricolari sono orientate a preparare gli studenti a svolgere queste attività: purtroppo sul sito del MIUR non ne abbiamo trovata traccia.

Negli ultimi 5 anni c'è stata la ripresa anche in Italia di un movimento mondiale atto a introdurre il coding (la programmazione informatica) nelle scuole.
Sicuramente è una nuova attività che porta nella direzione di favorire un pensiero logico; inoltre alcune delle più grandi aziende al mondo sono state fondate da programmatori (Google, Facebook, Apple e Microsoft per citare le più importanti).
Gates, Zuckemberg e Wozniak (e molti altri) tuttavia già a 14-15 anni erano in grado di programmare cose notevoli (chi li ha conosciuti dice che era difficile stargli dietro) al punto che hanno tutti lasciato l'università nei primi anni per dedicarsi a sviluppare le proprie aziende.

Nel sistema scolastico italiano esiste un indirizzo – l'Istituto Tecnico Informatico - che dovrebbe preparare gli studenti a lavorare già dopo la maturità proprio in ambito informatico. Ebbene, analizzando i programmi scolastici di queste scuole, il biennio è dedicato all'apprendimento della struttura dei computer, il funzionamento dei sistemi operativi e l'utilizzo di office (per passare gli esami ECDL). Nessun python, java, AWS, arduino, raspberry pi, hacking, networking per questi giovani ragazzi… potranno iniziare ad affrontare la prima programmazione solo nella classe terza - a 16/17 anni (!)

Anche i numerosi progetti per promuovere lo studio delle STEM su cui tutti i Paesi stanno spingendo negli ultimi anni hanno le loro limitazioni: per come sono strutturati si rivolgono soprattutto a persone che hanno un'intelligenza linguistica e logico-matematica.

In realtà negli ultimi 30 anni lo studio del cervello ha portato al superamento della teoria classica sul quoziente intellettivo (Q.I.). Si è affermata la teoria che nella mente umana esista un numero variabile di facoltà relativamente indipendenti tra loro. La teoria delle intelligenze multiple di Gardner ha mostrato che esistono almeno 8 tipi di intelligenze con specifiche peculiarità: Linguistica, Logico-matematica, Spaziale, Musicale, Coorporea-cinestetica, Naturalistica, Interpersonale e Intrapersonale.

Il modello educativo dovrebbe coinvolgere ed enfatizzare le caratteristiche di tutte.
Ancora una volta sarebbe utile per l'extraterrestre riuscire a misurare l'efficacia della scuola in questo ambito, ma non siamo riusciti a trovare un tentativo di misurazione queste dimensioni nemmeno nelle prove INVALSI.

I risultati INVALSI 2018 si soffermano sul raggiungimento degli standard ministeriali: per le scuole superiori percentuale di alunni che non raggiunge il livello previsto dalle Indicazioni Nazionali nella prova di comprensione è del 67% nel Sud e Isole, del 38% nel Centro, di circa il 30%nelle regioni del Nord. L'erogazione dell'INVALSI è però univoca e non tiene conto dei diversi stili di apprendimento e delle diverse intelligenze

Dalla nostra breve analisi sembrerebbe quindi emergere da più fronti una necessità di una scuola in grado di proporre i propri servizi educativi in maniera inclusiva e comprensiva di tutti gli studenti.
Il nostro extraterrestre andrebbe quindi alla ricerca di standard, di best practice che definiscano come sviluppare servizi o prodotti in maniera omnicomprensiva; successivamente proverebbe a misurare la scuola su questi.

Uno dei primi riferimenti che troverebbe per queste buone pratiche è il Design for All (DfA): si tratta di una disciplina giovane ed in evoluzione; nasce negli anni 90 nel nord Europa originariamente nel mondo dell'architettura con l'obiettivo di migliorare la qualità della vita. Nella dichiarazione di Stoccolma del 2004 è stato definito il design per la diversità umana, l'inclusione sociale e l'uguaglianza. Il motto del DfA è "un buon progetto abilita, un cattivo progetto disabilita".
Inoltre, il DfA vuol essere bello; vuol essere un design che si nota perché emoziona e che non frustra perché non funziona: emoziona tutti e funziona per tutti.

Sembrano concetti assolutamente applicabili anche al contesto educativo / formativo.
E infatti l'istituto Californiano CAST (Center for Applied Special Technologies) ha fatto evolvere il concetto di DfA nel concetto di Universal Design for Learning (UDL) con l'obiettivo di dare la massima accessibilità possibile all'educazione.
La progettazione secondo UDL rispetta 7 criteri: equità, flessibilità, semplicità, percettibilità (da parte di tutti), tolleranza all'errore, contenimento dello sforzo fisico e misure e spazi sufficienti

L'Universal Design for Learning ha quindi definito un insieme di modalità e di criteri per lo sviluppo del curriculum scolastico per assicurare a tutti equivalenti opportunità di apprendimento, fornendo strumenti pratici per la corretta definizione degli obiettivi di apprendimento, per individuare metodi, produrre materiali e strumenti di valutazione flessibili e adattabili alle necessità di qualsiasi persona.

Di seguito riporto i principali principi che sono stati definiti:

- Utilizzare molteplici modalità di presentazione e di rappresentazione, in quanto gli studenti differiscono tra loro in relazione alle modalità di percepire e comprendere le informazioni che vengono loro presentate. Inoltre, per assicurare un vero apprendimento (e non una pura memorizzazione ad uso interrogazione o compito in classe) – quindi la concettualizzazione, la generalizzazione, il trasferimento di competenze tra campi diversi – occorre che ogni alunno riceva le informazioni attraverso diverse modalità comunicative (il principio cardine dello strutturalismo didattico è che i concetti non si imparano ma si formano e che sono un prodotto dell'attività cognitiva correttamente impostata; il concetto è ciò che rimane uguale quando tutto il resto cambia). Non si tratta soltanto di fornire rappresentazioni che coinvolgano quanti più sensi possibile, ma anche quanti più linguaggi possibili; anche immagini e suoni possono essere veicolati in modi diversi (il linguaggio orale e la musica utilizzano entrambi il canale uditivo ma in modo radicalmente diverso)

- Ricercare un tipo di linguaggio che utilizzi il lessico più semplice, e le strutture grammaticali e sintattiche più accessibili (lasciando a specifici percorsi gli approfondimenti sulle finezze lessicali e sintattiche), fornendo strumenti per decodificare simboli, espressioni e notazioni matematiche, espressioni linguistiche, ecc. Occorre anche promuovere la comprensione incrociata attraverso i diversi linguaggi (l'architettura barocca può aiutare a comprendere la musica di quel periodo e la sua letteratura? Un fumetto può aiutare a comprendere una situazione sociale meglio di una lunga descrizione?)

- Fornire diverse opzioni per la comprensione: "lo scopo dell'educazione non è di rendere le informazioni accessibili ma piuttosto di insegnare a ciascun allievo come trasformare le informazioni accessibili in conoscenza utilizzabile (le scienze cognitive hanno dimostrato che questo non è un atto passivo ma un processo attivo). Occorre promuovere le capacità di processare le informazioni (information processing skills) – quindi capacità quali l'attenzione selettiva e la capacità di integrare le nuove informazioni con quanto già conosciuto, ristrutturando il campo della conoscenza e non soltanto aggiungendo. Una progettazione accurata della presentazione delle informazioni deve prevedere anche i supporti (scaffolds) necessari per assicurare ad ogni allievo l'accesso alla conoscenza.

(nella foto i ragazzi dell'Alternanza Scuola Lavoro all'opera con la Vivi Vejo per creare libri tattili)

Leggi Articolo »

lunedì 23 luglio 2018

Accessibilita', lo "Spirito di Stella" raggiunge il Porto Turistico di Roma


Dal 21 al 27 luglio l'undicesima tappa di Andrea Stella in favore dei diritti delle persone con disabilità. Il catamarano accessibile affronta una delle tappe più suggestive dell'edizione 2018, ospite del Porto Turistico di Roma. E l'equipaggio si prepara ad un calendario fitto di impegni ed eventi. 

ROMA. Sbarca a Roma "lo spirito" di Stella: il catamarano accessibile, che solca i mari in difesa dei diritti delle persone con disabilità, affronta una delle tappe più suggestive dell'edizione 2018, ospite del Porto Turistico di Roma fino a venerdì 27 luglio. 
Immancabili, come in ogni tappa, gli Open Days: giornate rivolte a candidati ed amici, durante i quali chiunque potrà visitare l'imbarcazione gratuitamente. Ci sarà anche la possibilità di solcare le onde del mare per qualche ora, a largo del Lido di Ostia. 

L'uscita di sabato 21, Wheels on Waves la dedica alle donne: le partecipanti, disabili e non, saranno pronte a cimentarsi in un'avventura tanto sportiva quanto simbolica: un piccolo gesto per consolidare l'emancipazione femminile e dare voce ad alcune delle sue protagoniste. In programma per domenica 22 l'attività di Team Building dedicata al corpo docenti e allo staff operativo della Snowsports Academy San Marino. Dalle nevi al mare con l'obiettivo di consolidare le conoscenze e favorire, attraverso il confronto con nuove esperienze, l'eccellenza accademica. La mattinata di lunedì 23 luglio vedrà a bordo del catamarano Aisa Lazio Onlus con il progetto Le Strade di Adam, il cui fine è sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema dell'accessibilità da parte di persone con disabilità a parchi e giardini storici, aree e siti archeologici, spazi urbani, edifici monumentali, luoghi di culto, musei. Incentivare la cultura, quale strumento di libertà ed aggregazione collettiva.

Martedì 24, a partire dalle 18:30, presso il Porto Turistico di Roma - Lungomare Duca degli Abruzzi 80 (Ostia) - "Aperitivo di Architettura" e la Conferenza Stampa WoW. Tanti gli argomenti da affrontare: sarà l'Universal Design il fulcro tematico dell'incontro con Schüco Italia, specialista dell'involucro edilizio che progetta e realizza sistemi in alluminio per finestre, porte e facciate in grado di soddisfare i più elevati requisiti in termini di design, comfort, sicurezza ed efficienza energetica, ed Estel Group, storico brand Italiano di arredamento di Design, specializzato nella progettazione e produzione di ambienti d'ufficio.

Durante la serata prenderanno parte alla tavola rotonda architetti, contractor ed importanti clienti Estel legati al mondo dell'interior design, che porteranno la loro professionalità ed esperienza nel dibattito. La domanda da porsi: cosa significa rendere un ambiente universale? Significa renderlo confortevole, sicuro e qualitativamente migliore per tutti i potenziali utilizzatori. "Il tema dell'accessibilità deve essere sempre affrontato, fin dalle prime fasi del progetto, con un atteggiamento più aperto e disponibile possibile, affinché i progettisti possano rispondere in modo lungimirante alle esigenze delle persone. Quelle con disabilità ovviamente, ma anche i bambini e gli anziani. Ricordiamoci che ognuno di noi può trovarsi in condizioni di non abilità magari per periodi limitati di tempo", sottolinea Roberto Brovazzo, Direttore Generale di Schüco Italia. 

La conferenza stampa sarà palcoscenico per l'anteprima assoluta della presentazione del nuovo libro di Andrea Stella "Sfida Sull'Oceano. Un'eccezionale impresa di mare in sedia a rotelle" (San Paolo Editore), in libreria dall'11 luglio, in cui il velista ripercorre la genesi del progetto WoW ed i momenti salienti della traversata oceanica del 2017. Al termine della conferenza sarà di scena la cucina made in Italy: Orved - Gran Gourmet, azienda leader nel settore del sottovuoto, in collaborazione con Pasta Sgambaro, organizzerà uno Show Cooking, con ospite Andy Luotto, executive chef dell'esclusivo ristorante La Griffe di Roma; l'eclettico artista, attore e presentatore televisivo alzerà "Lo Spirito" dei presenti con rivoluzionari piatti di alta cucina, un mix di creatività, innovazione e sapori italiani. Le portate saranno servite su stoviglie fornite da Ecozema: prodotti al 100% biodegradabili e biosostenibili, nel pieno rispetto dell'ambiente e della natura. A concludere il piacevole break gastronomico, il caffè Antica Tostatura Triestina con la garbata accoglienza dello staff Kàr-ma Promotion.

Venerdì 27 luglio, grazie alla collaborazione con lo Stato Maggiore della Difesa, l'Open Day sarà dedicato al personale del Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa (GSPD), nato su iniziativa del Ministero per il recupero psico-fisico dei militari che, operando in Patria e al di fuori dei confini nazionali, hanno contratto lesioni o malattie invalidanti e permanenti; lo sport diventa dunque un contributo determinante verso una nuova prospettiva di vita ed una più compiuta riabilitazione sociale.

Dopo la tappa romana e una breve pausa estiva, il vento tornerà a gonfiare le vele de "Lo Spirito di Stella" il 5 settembre a Rosignano per una nuova tappa, la dodicesima, e proseguire così la risalita marittima in direzione Genova.


(articolo di 
Redattore Sociale del 21-07-2018
Leggi Articolo »

martedì 17 luglio 2018

Realizzate da studenti napoletani tre App per favorire l'autonomia dei disabili visivi




NAPOLI. Verranno presentate giovedì 19 luglio nella sede dell'UICI - Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti tre nuovissime App realizzate dagli studenti della Apple Developer Academy dell'Università degli Studi di Napoli Federico II per favorire autonomia dei disabili visivi.

L'iniziativa è promossa dalla Commissione Nazionale Ausili e Tecnologie (Uici), Commissione Ausili, Nuove Tecnologie e Accessibilità della Sezione Uici di Napoli e dalla Apple Developer Academy federiciana.
I lavori si apriranno con i saluti di rappresentanti politici e istituzionali. Modererà i lavori Giuseppe Fornaro, Cordinatore della Commissione Ausili, nuove tecnologie e accessibilita' Uici Napoli. Interverranno MarioMirabile, Presidente Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti sezione di Napoli - ETS-APS, Nunziante Esposito, Consigliere Nazionale Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - ETS-APS, Giorgio Ventre, Direttore della Apple Developer Academy della Federico II, e Stefano Perna, docente della Apple Developer Academy Federico II. Seguirà la presentazione delle App. Terranno le conclusioni Giuseppe Fornaro e Giorgio Ventre.

Le App che verranno presentate sono QRecord, Dusk App e Audiograph App.
- QRecord è un'app nata dall'esigenza di fornire alle persone affette da disabilità visiva un supporto per migliorare la loro indipendenza nelle mura domestiche e nello svolgimento delle azioni quotidiane. L'applicazione simula il lavoro svolto da un etichettatore ma in maniera più economica ed efficiente.
- Dusk App propone diversi giochi accessibili, da poter giocare anche in coppia che favoriscono piacevoli momenti di intrattenimento.
- Audiograph App è un'App che simula un registratore avanzato: una sorta di 'fermo immagine' che diventa suono per mezzo del registratore che cattura quanto presente nel background.

L'evento si terrà giovedì 19 luglio alle 15.30 presso la sezione UICI di Napoli in via San Giuseppe dei Nudi, 80.

(articolo di Napoli Today del 16-07-2018
)
Leggi Articolo »

sabato 14 luglio 2018

Dal Sant'Alessio primo test per misurare intelligenza non verbale bambini disabili visivi


ROMA. Un test "aptico" per la misurazione dell'intelligenza non verbale dei bambini in età evolutiva (10/16 anni) con disabilità visiva è stato messo a punto dal Centro Regionale Sant'Alessio per i ciechi di Roma, con il Dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica dell'Università Sapienza e la collaborazione del Polo Scientifico IAPB. La ricerca, unica in Italia e terza al mondo, mira a valutare con esattezza le abilità cognitive del minore, scongiurando così diagnosi errate di ritardi cognitivi nei bambini ciechi o ipovedenti che, a causa della loro disabilità maturano strategie cognitive individuali e diverse rispetto ai coetanei vedenti.

"Il test, ancora in fase di sperimentazione, è l'unico dedicato ai minori che si avvale dell'esplorazione tattile per la misurazione dell'intelligenza, al di là degli apprendimenti scolastici e culturali – dichiara Carolina Cassar, psicologa e dottore di ricerca in psicologia dinamica e clinica, che ha svolto lo studio scientifico -. Abbiamo selezionato due campioni di bambini, con disabilità visiva e vedenti, ai quali abbiamo somministrato delle prove cognitive, procurando di bendare i vedenti e gli ipovedenti, in modo da realizzare condizioni standardizzate – spiega Cassar –. I soggetti, presi singolarmente, hanno esplorato delle matrici tattili e completato l'organizzazione sulla base di correlazioni logiche. La ricerca, durata tre anni, ha dimostrato che lo strumento ha attendibilità e validità elevate e quindi è utile per valutare le abilità logiche, di rappresentazione mentale dello spazio, di apprendimento esperienziale e di coping nel minore con disabilità visiva – ha concluso Cassar".
"Conoscere le effettive potenzialità cognitive di un bambino non vedente o ipovedente permette di effettuare un intervento riabilitativo mirato – ha dichiarato Maria Macrì, neuropsichiatra infantile e direttore medico del Centro Regionale Sant'Alessio. 


Leggi Articolo »

lunedì 2 luglio 2018

Alla ricerca di una possibile autonomia

Abbiamo trovato questo bellissimo articolo che è uno dei tanti esempi di vita che ci dimostra quanto la volontà possa abbattere tante barriere.


Un ragazzo con disabilità intel-lettiva e relazionale racconta, insieme alla madre, il suo per-corso per la conquista di una possibile autonomia


"Mio figlio Andrea è un ragazzo X Fragile. Per dirla semplice, è come se una proteina non gli facesse da filtro alle emozioni, certe sue bizzarrie vengono fuori da lì. Sicuramente dentro di sé ha dei contenuti molto più evoluti di quelli che riesce ad esprimere a parole. Ma, se penso che fino ai dodici anni si metteva quasi la mano davanti alla bocca per non parlare, mi rendo conto del percorso che abbiamo fatto insieme e di dove siamo arrivati adesso, che è un ragazzo di vent'anni in grado di dire tutto. Ha addirittura cantato alla radio!". A parlare con orgoglio di questa esperienza è lo stesso Andrea: "Faccio la radio con la mia associazione, insieme ad altri amici con disabilità e all'educatore. Ogni puntata ha un tema diverso: la libertà, la natura, l'amicizia, quella è fondamentale, e parliamo. Prima scriviamo una scaletta e poi dobbiamo seguirla in trasmissione, sennò sono cavoli amari!".

"Con l'educatore - aggiunge la madre - ragionano sull'argo-mento e preparano la trasmis-sione, poi discutono del tema e traducono i concetti anche in brani musicali, che mandano in onda. È tutto fatto molto bene. Un suo amico, ad esempio, per due anni non ha aperto bocca e invece adesso parla attraverso la radio". La mamma di Andrea racconta un percorso di abilitazione fatto di impegno, ostacoli e successi, alla conquista di una

 

possibile autonomia. "Andrea faceva molta fatica a dormire fuori, in posti che non cono-sceva, in alberghi o case vacanza. Allora, un giorno mi sono detta: "Se la montagna non va da Maometto, la casa ce la portiamo dietro!". E così, per il compleanno dei suoi 14 anni, ho risparmiato sulle mie vacanze e quando è tornato dal periodo estivo trascorso con il padre, da cui ero separata, ha trovato in regalo un camper, un mezzo che io non avevo mai guidato in vita mia! Volevo vedere se, in questo modo, era possibile per lui imparare a spostarsi da casa. Abbiamo quindi iniziato a girare, a vedere posti nuovi, a prendere confidenza con ciò che non conosceva. E allora Andrea ha cominciato a capire, ad esempio, che i vari campeggi hanno tutti delle cose in comune: i bagni, il bar, le piazzole per i camper o per le tende, insomma alcuni punti di riferimento. E così siamo riusciti ad andare oltre il perimetro di casa e degli spazi noti".

Nel tempo Andrea ha iniziato anche a seguire dei corsi per l'autonomia: "C'è una casa che noi genitori affittiamo per dei soggiorni in cui sperimentare la vita indipendente". "Facciamo autonomia - spiega Andrea - cuciniamo, laviamo, andiamo a fare la spesa, facciamo shopping. Tutto da soli. Facciamo proprio un bel bor-dello come si deve! Siamo in quattro o cinque. Tutti maschi. Le femmine sono benvenute. Cuciniamo la pasta alla carbonara, lo la preparo al bacio, come a Roma. Prendo anche i mezzi da solo, prendo il tram, prendo il pullman. Devo stare attento, però, a non farmi inve-stire. Mi ha insegnato questa matta qua", precisa rivolto alla madre. "Poi gioco pure a calcio" prosegue Andrea. "E la cosa più difficile è tirare un calcio di rigore, perché prendo sempre la traversa della porta, accidenti!".

"Ma cos'è più difficile?" gli chiede la madre. "Fare gol o proprio tirare un calcio di rigo-re? Ti ricordi quando non ce la facevi a calciarlo?". "Si emozionava talmente tanto - racconta - che poi scappava davanti alla palla. E ha detto una cosa giustissima che tirarlo è stato uno degli ostacoli più difficile che ha superato, perché il problema era proprio calciare un rigore. E d'altra parte, si capisce, si emozionano anche i giocatori veri. E così, quando e riuscito a tirare per la prima volta un rigore, si è sentito un vero boato sul campo, da parte di tutta la squadra e dei genitori tra il pubblico, proprio perché l'aveva calciato e non era scappato".

Qualche anno fa il padre di Andrea è morto e la madre ha investito le sue energie in un nuovo progetto per il futuro del figlio: "Tutti i sacrifici che ave-vamo fatto insieme al padre 

 

racconta - sono finiti nell'ac-quisto e nella ristrutturazione di una casa, in un luogo di vacanza lontano da dove viviamo. L'obiettivo è quello di affittarla d'estate ai turisti, in modo che possa garantire a lui un'entrata economica, e di organizzare nel resto dell'anno dei percorsi per l'autonomia, ospitando ragazzi con disabilità intellettive, genitori ed educatori. Sarebbe bellissimo rendere questa casa un posto accogliente e conviviale. E usarla anche come base per esplorare un territorio nuovo, imparare le tradizioni del posto, fare delle cose da soli, pure molto semplici, come andare a raccogliere le verdure selvatiche o preparare la pasta fatta in casa". "E io insegno anche a fare la carbonara conclude Andrea. "Diventerà una bella casa, se Dio vuole. Lo spero proprio".


a cura di Daniela Bucci e Stefano Borgato


Leggi Articolo »

sabato 16 giugno 2018

Camilleri: "La cecita' mi ha reso libero. Non devo piu' vedere la mia faccia da imbecille"

 Un personaggio di rilievo come Andrea Camilleri non è solo un esempio di letteratura, di storia, di geografia e folklore  italiano  ma possiamo prenderlo come esempio di vita per chi, all'età di 93 anni, diventato cieco, non si ferma ma coglie con quel pizzico di ironia che lo ha sempre distinto anche il fatto di avere chiuso un volume di vita per averne aperto uno immerso nel buio e in quello che potrebbero essere viste come difficoltà, ma che lui coglie come semplici dettagli che possono essere tranquillamente raggirati per risollevare l'eterna dolcezza della vita.

Colloquio a tutto campo con lo scrittore siciliano. Dal teatro, agli affetti, alla politica: «Io temo che questi individui sono capaci nel giro di ventiquattro ore di farci inghiottire dal mercato, di ridurci come Don Falcuccio, con unmano davanti e una di dietro».

Tiresia è una figura che mi ha sempre affascinato e che ho coltivato nel tempo. Ricordo il piacere che ho provato quando ho letto la prima volta "La terra desolata" di Eliot. Fino ad allora di Tiresia avevo un ricordo non proprio glorioso, in teatro lo avevo visto interpretare da Annibale Ninchi, indubbiamente un grande attore, ma la sua recitazione era orientata a sopraffare il personaggio di Edipo, e mi sembrò persino ampollosa.
Ricordo che, tornato a casa, presi il testo, lo lessi e fu allora che pensai che il personaggio avrebbe meritato un tono più dimesso. Proprio quello che ha fatto Eliot nel suo poema».

Andrea Camilleri, partiamo dunque da Tiresia. Quando hai incontrato per la prima volta questo personaggio?
«Quando diventa a tutti gli effetti personaggio, cioè leggendo Sofocle, l'Edipo Re».

Perché lo hai scelto come tuo eroe?
«L'idea di raccontare e impersonare Tiresia, a parte la recente parentela di cecità, nasce proprio dalla voglia di pronunziare certe parole nel buio, la voglia di far risuonare il suono delle parole di Tiresia, e anche i versi di Eliot, nel buio della cecità. Nel mio testo c'è un momento in cui cito Borges e dico che le parole di Sofocle ascoltate nel buio della cecità acquistano il suono della verità assoluta. Insomma, ho scelto Tiresia d'impeto. Quando mi è stato chiesto che personaggio avrei voluto fare a Siracusa, me lo sono subito sentito dentro, forse perché al punto in cui sono arrivato mi piacerebbe avere una idea più precisa dell'eternità. A 93 anni, hai certezza del fatto che l'eternità ti stia venendo incontro, qualunque essa sia, e qualunque forma essa abbia».

Com'è cambiata la tua vita da quando non vedi più?
«Primo Levi dice che riuscì a salvarsi dall'orrenda metamorfosi a non-uomo vissuta ad Auschwitz con la poesia. Io mi sono salvato con la scrittura. Pensavo di non poter più scrivere. Come fa un cieco a scrivere? Avrei potuto dettare, ma l'avrei dovuto fare in una lingua che non è esattamente la mia, cioè l'italiano. E non avrei più potuto scrivere i miei bei Montalbano in vigatese. Fortunatamente è intervenuta Valentina Alferj. I sedici anni vissuti accanto a me hanno fatto sì che potesse aiutarmi. Negli ultimi tempi, padroneggiando perfettamente la mia lingua, Valentina era in grado di correggere le bozze per conto mio e dunque al momento cruciale è stata la mia ancora di salvezza. Certo, la mia vita è mutata perché sto imparando una cosa abbastanza complicata, ma impararla a 93 anni non è così difficile per me, perché nella mia vita io non sono mai stato un uomo superbo, mai. È una colpa che non potrà mai essermi imputata. Da quando sono cieco sto imparando l'umiltà della dipendenza dagli altri. Gli altri erano già importantissimi per me, ma ora hanno acquisito una importanza che non è valutabile. Sono completamente dipendente dalla cortesia e dalla gentilezza di chi mi circonda. Mi sono dovuto abituare a tutto questo. Ma questa lezione di umiltà è stata comunque salutare, e l'ho accettata di buon grado».

Pensi che la cecità abbia influenzato la tua scrittura?
«No, credo di no. Forse mi ha fatto più riflessivo, o leggermente meno impetuoso. Insomma, oggi mi concedo uno spazio maggiore di riflessione».

Un illustre critico letterario, Silvano Nigro, sostiene che negli ultimi Montalbano tu cerchi di liberarti del romanzo giallo per approdare al romanzo tout court. Sei d'accordo?
«Se questo è vero, è dovuto a un piano. Gli ultimi Montalbano hanno la stessa scrittura dei miei romanzi storici, mentre prima si differenziavano. La scrittura dei Montalbano, sia pure in vigatese, era molto semplificata. Ora sono riuscito a non fare più distinzioni tra un romanzo storico, scritto rigorosamente, e i Montalbano, nei quali concedevo qualcosa anche alla casalinga di Voghera. Non ho più bisogno di questo, i due linguaggi possono essere uno solo».

Resta il fatto che tu sei uno scrittore per molti versi inclassificabile. Sei un grandissimo, amatissimo, scrittore di romanzi gialli ma scrivi anche romanzi che hanno un tono completamente diverso. In alcuni sembri metterti in ascolto del male, con risonanze dostoevskiane.
«Sì, ma direi che questo ascolto c'è sempre stato nei miei romanzi, anche in Montalbano. È la cosa che mi interessa di più. Da sempre. Negli altri a cui ti riferisci sondo un male che si può definire assoluto. Io sono stato un appassionato lettore di Bernanos, del suo "Mouchette". Come classificheresti il male in "Mouchette"? Ecco, se c'è una influenza che rivendico è Bernanos».

Torniamo a Borges. Nel testo su Tiresia citi una sua frase: "Noi tutti siamo il teatro, il pubblico, gli attori, la trama, le parole che udiamo".
«Sì, è un concetto che aveva già espresso in vario modo Shakespeare. Il mondo è un palcoscenico, il teatro è una metafora della vita».

E il teatro è al centro del tuo ultimo Montalbano, "Il metodo Catalanotti". Il teatro sembra tornare nella tua scrittura come il luogo in cui rimettere tutto insieme. Questo accade sia nel testo su Tiresia, dove tu confondi ulteriormente le carte assumendo un triplice ruolo, d'attore, di persona e personaggio, sia nell'ultimo Montalbano, il cui sfondo è ambientato nel mondo del teatro d'avanguardia. Come mai?
«È un po' come quelle fiamme che cerchi in tutti i modi di tenere a bada, ma che all'improvviso, a sorpresa, fanno una gran vampata. Se tu guardi la mia bibliografia, ti rendi conto che tra il primo romanzo e il secondo sono passati otto anni. Sono otto anni di silenzio totale. E sono quelli in cui cerco di dare l'addio al teatro. Perché il teatro è la mia vita. Da quando ho cominciato a fare teatro non sono più stato in grado di scrivere un rigo, neppure una poesia, un miserabile sonetto di quattordici versi. Non ci riuscivo più, il teatro mi aveva completamente permeato. Sono vissuto per il teatro, ho cercato di liberarmene, e ora sembra essere venuto il tempo di tornarci con libertà».

Cosa ti piaceva di più del teatro: il rapporto con gli attori? O con il testo?
«Mi piaceva vedere una mia idea di personaggio trasformata in carne e ossa. L'ho provato sommamente quando ho messo in scena "Finale di partita" di Beckett, dove non c'è movimento se non nella parola, è un lavoro sulla parola ridotta all'essenziale. Per me la parola è l'uomo. Spesso quando scrivo romanzi e deve entrare un personaggio nuovo non lo descrivo, lo faccio parlare. Mi chiedo: questo come parla? Una volta individuato il suo modo di parlare, ricavo il suo aspetto fisico dalle parole. Se parla così, non può che avere dei baffetti piccolini alla Hitler e dev'essere anche un pochino claudicante, capito?».

Perfettamente. Mi colpisce che tu citi Beckett e la tua regia di "Finale di partita" perché quando ho letto "Conversazione su Tiresia" l'ho visto un po' come "L'ultimo nastro di Krapp", lo stesso rapporto con la memoria, la stessa volontà di raccogliere frammenti di memoria esplosa.
«È vero, ho fatto una sorta di "potage"».

Pensi che la vecchiaia sia anche umiliazione? Vedendo te non lo si penserebbe mai, anzi, si penserebbe il contrario.
«È il procedimento con cui se irrighi regolarmente un albero di arance lo preservi dalla morte, ecco, la mia irrigazione vitale è la memoria. Leonardo Sciascia diceva che da vecchi si è condannati alla presbiopia della memoria, cioè ti ricordi di un fatto che è accaduto quando avevi quattro anni e ti dimentichi di quello che hai mangiato il giorno prima. Ebbene, questa presbiopia è diventata vivissima in me. Per esempio, in questi ultimi giorni ho dialogato moltissimo con il mio nonno paterno. E dire che mi ero persino scordato come era fatto. Ora mi è tornato preciso, e mi è tornato anche il gioco che mi faceva fare. Poiché è morto quando io avevo appena compiuto tre anni, questa è una memoria di novant'anni fa. L'immagine è questa. Lui è malato, seduto su una poltrona accanto al letto, di fronte all'armoir con lo specchio. Io sono seduto sulle sue ginocchia, e lui mi dice: «Nenè, taliati 'u specchio». Io rispondo: «Nonno, ci sono». E lui, di colpo, mi butta fuori dallo specchio. «E ora?», chiede. «Non ci sono più, nonno», rispondo. E, di slancio, torno a riflettermi nello specchio. Questo gioco mi è tornato lucidissimo in questi giorni. Ecco, questa irrigazione continua mi tiene vivo, e produce ancora qualche frutto sull'albero».

Ti dispiace descrivermi la tua giornata?
«Posso dirti che per ora è buona. Comincia in bagno, e per tutto quello che sono i lavacri mattutini sono completamente autonomo. Basta che non mi spostino gli oggetti e riesco a farcela da solo. E finalmente respiro, perché mi devi credere, Roberto, ti dico la verità assoluta, io mi sono sempre odiato. Vedere questa faccia da imbecille ogni mattina allo specchio, essere costretto a guardarsi e a fare le smorfie, mi pesava. Io mi sono odiato da sempre, e ora finalmente non mi vedo più. Ah, che meraviglia! Sì, vado un po' alla cieca, mi faccio qualche taglietto in più, pazienza. Quando sono vestito di tutto punto, me ne vengo qui, allo studio. Prima, quando ancora vedevo, mi mettevo immediatamente a lavorare al computer. Ora è un po' diverso, resto un po' da solo a riflettere. Valentina deve accudire alle sue faccende domestiche, poverina, e quindi arriva intorno alle dieci. In quell'ora in cui la aspetto rifletto su quello che dovrò dettarle. Quando arriva lavoriamo sino all'una meno dieci. Poi vado a mangiare, e, dopo, a riposarmi, un'abitudine che in questi ultimi anni è diventata obbligatoria. Mi alzo verso le tre e mezzo, e, nel pomeriggio, viene una ragazza, non sempre è la stessa, che mi fa da lettrice, o mi aiuta a fare le mie ricerche. Con lei lavoro sino alle sei e mezza, a quel punto stacco e sento un po' di musica alla radio. Alle sette mi trasferisco nell'altro appartamento e con mia moglie guardiamo il telegiornale, poi ceniamo, e verso le undici e mezzo andiamo a letto. Questa è la mia giornata tipo. Ah, dimenticavo di dire che nel pomeriggio mi faccio anche leggere un po' della posta che arriva. Se qualcuno mi manda un libro di poesie, dico alla ragazza di leggermene qualcuna, e se è il caso le dico di mettermelo da parte, oppure le dico che può toglierlo dai piedi. Aggiungo che nel pomeriggio sono continuamente interrotto da figlie, nipoti e pronipoti. Queste interruzioni non mi dispiacciono, perché io sono stato capace di scrivere al computer avendo due bambini di tre anni sotto il tavolo che mi davano pedate, urlavano e cantavano, e un altro che girettava per la stanza. Ecco, questo casino più che dispiacermi mi piace, perché ho sempre avuto bisogno di sentire la vita attorno a me, non ho mai capito il poeta che si chiude nella turris eburnea. Cosa ci stai a fare nella tomba? Così è accaduto che un giorno mia moglie entrasse nello studio e vedendo un macello di bambini, e io che continuavo tranquillo a scrivere, mi dicesse: «Tu non sei uno scrittore Andre', sei un corrispondente di guerra!».

Nel testo su Tiresia accenni a certe discussioni avute con Pasolini. Di cosa si trattava?
«È una storia terribile. Ero stato incaricato di mettere in scena il suo "Pilade". E siccome ero molto amico di Laura Betti, le chiesi di procurami un incontro con Pier Paolo per parlargli della mia idea di regia. Ci incontrammo e ne discutemmo, lui si trovò sostanzialmente d'accordo. Al terzo incontro lui mi chiede: «E gli attori chi sono?». Dico: «Cercherò di prendere dei ragazzi usciti dall'accademia, quelli che sono stati miei allievi». «Eh, no», fa lui. «Non mi fare un Pilade che parla perfettamente italiano». «Perché, tu come l'hai scritto?», gli chiedo. «In italiano», risponde. «Ma le voci educate non mi piacciono, prendi dei ragazzi di strada». «No», dico io, «con i ragazzi di strada questo testo non posso farlo». Insomma, ci accalorammo, tanto che io gli chiesi di rivederci, pensavo che questa cosa tra noi due andasse chiarita. Lui mi rispose che stava per fare un viaggio e che al ritorno mi avrebbe chiamato. Io andai a Bagnolo con mia moglie, e quando una sera accesi il televisore sentii la prima notizia del telegiornale: era l'assassinio di Pier Paolo. Fu tremendo. Dopo, mi rifiutai di mettere in scena Pilade. Non potevo più».

Come ti arriva, ora, il rumore di tutto quello che sta accadendo dal punto di vista politico in Italia?
«Purtroppo non mi arriva ovattato. Gradirei che mi arrivasse attutito, invece arriva molto forte. E soprattutto colpisce la mia impotenza, perché in altri tempi avrei scritto degli articoli, ora non posso più, non me la sento. È il motivo per cui intervengo raramente nelle trasmissioni televisive. Non vado mai in studio, non sopporto l'accavallarsi delle voci. Non vedendo, le urla mi confondono».

Per te che sei uno scrittore che da sempre dialoga con Pirandello - un Pirandello imparentato a Gogol - dovrebbe essere particolarmente interessante questo momento di finzioni, in cui la politica cerca di purificarsi ma sembra essere allo stesso tempo pura finzione. In Sicilia persino l'antimafia, per fortuna non tutta, è diventata finzione, e in campo nazionale la politica del nuovo spesso nasconde un forte tasso d'impostura. Come la vedi tu?
«Malissimo. Ho sempre pensato che la politica dovrebbe essere uno specchio lucidissimo. Sono stato abituato male, perché tutto si poteva dire degli uomini di Stato con i quali sono nato alla politica - si chiamavano Einaudi, De Gasperi, Togliatti, Sforza - ma pensando a loro oggi mi commuovo. Quando l'Italia nella persona di De Gasperi venne chiamata a Parigi a discolparsi davanti ai vincitori e a dire quale sarebbero stati i propositi dell'Italia democratica, lui sapeva che si sarebbe trovato in quel teatro, da sconfitto, davanti ad americani, inglesi, russi, francesi, neozelandesi. La sera prima, nella sua stanza - questo lo ha raccontato Vittorio Gorresio - c'erano con lui Togliatti, Nenni, Sforza, Parri, tutti a verificare il documento che avrebbe letto e a dire «senti, che dici?, sostituiamo questa parola, scriviamo così», in un clima cioè di totale collaborazione. Ecco, questa è l'Italia. Pensa che al momento di andare sul palco, Sforza disse a De Gasperi «Alcide, cambiati la giacca, questa è un po' lisa», e lui rispose «Ma io non ne ho altre». Allora Sforza gli si mise accanto, vide che erano su per giù della stessa taglia, si levò la giacca, e gliela porse. dicendo: «Mettiti la mia che è più nuova». Questa è l'Italia che ho amato. Quella di oggi, con questi personaggi, mi fa oscillare tra l'orrore e lo spavento».

Ti faccio l'ultima domanda da Tiresia. Se tu dovessi avvertire gli italiani di un pericolo futuro, se dovessi predire il rischio più grosso che attraversa l'Italia come comunità, quale diresti?
«Quello economico, con i suoi riflessi sul sociale. La bilancia è sensibilissima, basta una mezza parola per fare precipitare la situazione. Lo spread che prima si manteneva sino a 150 è salito sino a duecento appena uno di questi due proconsoli ha detto che bisogna ritrattare i contratti con l'Europa. Io temo che questi individui sono capaci nel giro di ventiquattro ore di farci inghiottire dal mercato, di ridurci come Don Falcuccio, con una mano davanti e una di dietro. E provo una gran pena. Mi sono occupato per tutta la vita di politica, da cittadino, e lasciare un'Italia così ai miei pronipoti mi fa pensare di aver fallito tutto».

di Roberto Andò
da 

L'Espresso del 15-06-2018

Leggi Articolo »

martedì 29 maggio 2018

GRANDE FOLLA ED ENTUSIASMO AL PREMIO VIVI VEJO 2018



















Sabato 26 maggio si è tenuta la nona edizione del Premio Vivi Vejo che vede coinvolte numerose scuole primarie e secondarie di Roma nord per un appuntamento ormai consolidato che da voce ai ragazzi.  Il 2018 è l'Anno Europeo del Patrimonio Culturale e in questo tema i giovani hanno visto uno sbocco di speranza e orgoglio.  Grande è stato l'entusiasmo e la partecipazione e la sala grande del Museo Venanzo Crocetti, che ancora una volta ha messo a disposizione i suoi bellissimi spazi per questo momento importante, è stata affollata dai presenti, genitori, insegnanti e amici dell'Associazione Vivi Vejo che sono venuti a scoprire chi erano i vincitori del Concorso Letterario e del Concorso Artistico.
Come ogni anno la Vivi Vejo ha il piacere di selezionare un suo iscritto che si è distinto nel volontariato a favore della comunità di Roma nord e un personaggio all'esterno dell'Associazione che collabora con noi nei nostri progetti.
Pur diventando sempre più difficile scegliere tra tante belle persone disponibili, quest'anno il consiglio Direttivo ha votato all'unanimità il Socio dell'Anno Valentino Londero, che si è distinto per il suo entusiasmo nel corso di Computer per la terza età, partecipando alla Conferenza sull'alternanza Scuola Lavoro presso il Convitto Nazionale e garantendo la sua presenza presso l'area verde adottata dalla Vivi Vejo lo scorso anno.
Il Premio Personaggio dell'Anno è stato consegnato a Simona Cassano che, insieme alla Federazione degli Istituti Pro Ciechi, ha organizzato per la Vivi Vejo i laboratori sui libri tattili e il Braille per i bambini dell'Istituto Amaldi, dimostrando con la sua sola presenza che essere ciechi non vuole dire fermarsi, chiudersi in casa e smettere di vivere.  Simona si è laureata in Giurisprudenza, ha perso la vista in entrambi gli occhi da piccola e non si ferma mai.  Da anni partecipa ai laboratori organizzati dalla Vivi Vejo, alle visite tattili e alla Maratona di Roma e siamo fieri di avere una bella persona come lei tra i nostri amici.
Ecco i vincitori del Concorso Letterario:

Vincitori concorso letterario scuola primaria (categoria allievi di II e III elementare)
1° Alessandro Antonelli  (elementari Amaldi classe IIF)
2° Giulio Casponi (elementari Amaldi classe IIF)
3° Arianna Filzi (elementari Amaldi classe IIF)
 
Vincitori concorso letterario scuola primaria (categoria allievi di IV e V elementare)
1° Siria Averardi (elementari Soglian classe IV A)              
2° Sophia Zonetti (elementari Soglian classe IV A)
3° Shamyra Fiumara (elementari Soglian classe IV A)
 
Vincitori concorso letterario (categoria allievi scuola secondaria di primo grado)
1° Sofia Leone (Amaldi classe I E)
2° Chiara Licci (Asisium classe II C)
3° Giulia Taliani (Buozzi classe I B)
 
Vincitore concorso letterario per immagini
Andrea Polito (medie Amaldi classe II E)
 
 





E per il Concorso Artistico:

 Primo Premio,   Ellis Shilling, anni 16, della Scuola St George's.

 Secondo Premio,  Valeria Miraglia Del Giudice, anni 13, del St George.

Terzo Premio: Giulia Vernice, , frequentante la 2a C dell'Asisium.


Un libro con CD sul Dicastero di Porto Recanati di Giancarlo Capici è stato dato   a Giulia MamGibello, anni 16, Istituto Asisium
e un altro libro con CD  è stato dato a Viola Martin, Anni 15 Istituto Asisium

Una menzione speciale con medaglia  è stata fatta per due gruppi:
1. Gianluca Aguilar
Samuele Puglisi, Terza A, Istituto Asisium


2. Buccarini Laura
Santoni Nina
Moretti Flavia
Ditarsia Margherita

Seconda A, Istituto Asisium

Ogni partecipante ai due concorsi che ra presente in sala ha ricevuto una medaglia con il logo della Vivi Vejo ONLUS perché crediamo che anche la partecipazione meriti una premiazione.
 al Concorso 

Un ringraziamento speciale all'amico giornalista Paolo Pagliaro che ha presieduto anche quest'anno la giuria del Concorso Letterario, pur non riuscendo a partecipare sabato 26 maggio a causa delle incertezze riguardanti il governo italiano, la giuria composta dalla Coordinatrice Cristina Decaro, Maura Maria Rosoni e Angela Pagano:  Ringraziamo anche il Critico d'Arte Giorgio Palumbi che quest'anno ha presieduto la giuria del Concorso Artistico insieme alla scultrice Alberta Grossi e alla pittrice Vittoria Toccangini.
E io ringrazio di cuore il mio fantastico consiglio direttivo tutto al femminile: Giuliana Converti, Simonetta Fabro, Ursula Henke, Marilena Odeven, Margrit Mau, Maria Maura Rosoni, Rosella Turi
P.M.T.
Leggi Articolo »